Via Crucis stasera al Colosseo: Papa Leone XIV porta la croce in tutte le stazioni (per la prima volta da Paolo VI)
Il Mattino

Via Crucis stasera al Colosseo: Papa Leone XIV porta la croce in tutte le stazioni (per la prima volta da Paolo VI)

Venerdì 3 aprile 2026
5 visualizzazioni

L'insensatezza della guerra, il dolore muto delle madri, delle figlie e delle spose davanti ai cadaveri dei loro soldati, i diritti negati dei bambini. Nelle quattordici stazioni della Via...

Top News - NewsletterOgni giorno le notizie più lette della giornataIscriviti e ricevi le notizie via email

L'insensatezza della guerra, il dolore muto delle madri, delle figlie e delle spose davanti ai cadaveri dei loro soldati, i diritti negati dei bambini. Nelle quattordici stazioni della Via Crucis al Colosseo risuona insopportabile la denuncia del potere esercitato da leader che pensano di abusarne, innescando conflitti devastanti, producendo traumi incancellabili a interi popoli. Non si parla mai di Iran, Israele, Palestina, Ucraina ma il rumore delle bombe risuona in ogni passaggio dei testi che quest'anno - per la pia pratica all'anfiteatro Flavio - sono stati scritti da padre Francesco Patton, già Custode di Terra Santa. Saranno letti mentre Leone XIV porterà personalmente la croce di legno per l'intero percorso meditativo tra fiaccole, preghiere, fedeli di tutto il mondo. E' la prima volta che accade dai tempi di Paolo VI.

APPROFONDIMENTI Come seguirlaIl Giovedì Santo

Nella Prima Stazione, dove si rievoca la condanna a morte di Cristo da parte di Pilato, al Vangeli viene accostata sempre una riflessione di San Francesco d'Assisi. «C'è chi crede di avere ricevuto un'autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento». Scrive padre Patton che «ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l'economia per opprimere i popoli o per liberarli».

La Seconda Stazione in cui Cristo è caricato della croce affiora, invece, il peso salvifico di quel simbolo. «La parola croce produce in noi una reazione di rifiuto, piuttosto che di desiderio.

E' più facile che nasca in noi la tentazione di fuggirla, piuttosto che l'anelito di abbracciarla». Mentre nella Quarta Stazione – in cui si fa memoria dell'incontro di Cristo con Maria sulla Via Dolorosa - emerge il dolore delle madri che vedono i loro figli arrestati e uccisi. «O Maria, abbi uno sguardo di tenerezza per ciascuno di noi, ma soprattuto per le tante, troppe madri che anor oggi, come te, vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi. Abbi uno sguardo di tenerezza per le madri che vengono svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante, e per quelle che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo». Una preghiera che si ripete pure nella ottava Stazione dedicata alle donne di Gerusalemme. «Le donne continuano a piangere» eppure «sono loro che ti hanno preso sul serio Gesù, hanno preso sul serio anche queste tue parole dure, da secoli piangono su se stesse e sui propri figli portati via e incarcerati durante una manifestazioni, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio».

Nella decima stazione è il dolore di tutte le persone private della dignità a gridare giustizia. «È un tentativo che si ripete continuamente anche ai nostri giorni. Lo praticano i regimi autoritari quando costringono i prigionieri a rimanere seminudi in una cella spoglia o in un cortile. Lo praticano i torturatori che non si limitano a strappare le vesti, ma strappano anche la pelle e le carni. Lo praticano coloro che autorizzano e utilizzano forme di perquisizione e controllo che non rispettano la dignità della persona. Lo praticano gli stupratori e gli abusatori, che trattano le vittime come cose. Lo pratica l'industria dello spettacolo - si legge ancora nei testi preparati da Patton -, quando ostenta la nudità per guadagnare qualche spettatore in più. Lo pratica il mondo dell'informazione, quando denuda le persone davanti all'opinione pubblica. E talvolta lo facciamo anche noi, con la nostra curiosità che non rispetta né il pudore, né l'intimità, né la riservatezza degli altri». 

Si tratta di una Via Crucis del mondo contemporaneo quella che percorre Papa Leone e in cui risuona un grido imperante a trovare spazio al sentimento della pietà. Con le sue meditazioni padre Patton invita «a fare un cammino sulle orme di Gesù» non «meramente rituale o intellettuale» ma capace di coinvolgere «tutta la nostra persona e tutta la nostra vita».

Infine il sentieri di San Francesco d’Assisi indica che la Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo asetticamente devoto e di astratto raccoglimento ma l’esercizio di chi sa che la fede, la speranza e la carità sono da incarnare nel mondo reale.

Proprio stamattina Leone XIV ha avuto colloqui telefonici con il presidente israeliano Isaac Herzog e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nella telefonata con Herzog «è stata ribadita la necessità di riaprire tutti i possibili canali di dialogo diplomatico, per porre fine al grave conflitto in corso, in vista di una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente», ha informato il Vaticano. «Ci si è soffermati sull’importanza di proteggere la popolazione civile e di promuovere il rispetto del diritto internazionale e umanitario». Il colloquio con il presidente Zelensky, invece, è stata l'occasione per rinnovare la speranza di arrivare ad un tavolo di trattative quanto prima.

Condividi questo articolo