Solfatara, famiglia morta nella voragine: condanna definitiva per l?unico imputato
Si chiude con la condanna definitiva in Cassazione a cinque anni di carcere per il 79enne Giorgio Angarano, legale rappresentante della società «Vulcano Solfatara srl», la...
Si chiude con la condanna definitiva in Cassazione a cinque anni di carcere per il 79enne Giorgio Angarano, legale rappresentante della società «Vulcano Solfatara srl», la tragica vicenda della Solfatara: il 12 settembre 2017 i coniugi veneziani Massimiliano Carrer e Tiziana Zaramella, con il loro figlio 11enne Lorenzo, furono inghiottiti e morirono asfissiati tra i miasmi sulfurei. Una famiglia sterminata: l’unico superstite fu il fratellino minore di Lorenzo, che all’epoca dei fatti aveva quasi quattro anni e fu testimone della tragedia.
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Come ricostruito dal pool di periti e docenti universitari nel corso delle inchieste e poi nelle sentenze, divenute definitive, il piccolo Lorenzo precipitò in una voragine del terreno che si aprì all’improvviso sotto i suoi piedi e che inghiottì, stordendoli con i gas del sottosuolo, anche i suoi genitori, precipitatisi nel vano tentativo di salvarlo. Lorenzo non scavalcò alcuna recinzione né i suoi genitori ebbero un atteggiamento incauto, come fu detto in un primo momento, ma smentito da una testimone oculare intervistata dal Mattino il 17 settembre 2017. La donna, Antonietta F., raccontò al Mattino che dal balcone di casa sua in via Coste di Agnano vide «nitidamente la buca killer già alcuni giorni prima della tragedia».
Famiglia morta alla Solfatara, la tragedia nelle pagine del Mattino del 2017
«La voragine nella Solfatara che inghiottì la famiglia Carrer era lì da giorni, non ci fu alcuna valutazione dei rischi né c’erano presidi di sicurezza adeguati per visitatori e dipendenti dell’area vulcanica»: furono le conclusioni-choc della perizia curata dal collegio dei 7 super-esperti nominati dal presidente aggiunto del Gip di Napoli, Isabella Iaselli. Nel processo di primo grado, conclusosi il 28 gennaio 2021, era stata disposta la confisca dell'area, furono assolti gli altri cinque coimputati di Angarano, tutti soci della srl e condannato solo il legale rappresentante. «Qualsiasi condanna sarebbe stata inadeguata per un fatto così terribile per la nostra famiglia – commentò a caldo Elisabetta Carrer - nulla potrà mai restituirci mio fratello Massimiliano, Tiziana e Lorenzo», mentre «sconcerto per l’entità della pena» fu il commento degli avvocati Bruno Von Arx e Manlio Pennino, legali di Giorgio Angarano, subito dopo la sentenza di condanna in primo grado del loro assistito.
I legali nel corso dei processi hanno sempre sostenuto che i loro assistiti non avrebbero avuto alcuna delega né potere nella gestione dell’area di cui erano «solo» comproprietari. Per i pm della procura di Napoli titolari dell’inchiesta, Anna Frasca e Giuliana Giuliano, vi sarebbe stata invece una «palese e grave negligenza a carico della società, per non avere valutato l’elevata probabilità e l’elevato rischio di morte». Condanna di Angarano confermata anche in Appello, mentre nel gennaio 2023 la Solfatara era stata dissequestrata. Nella sentenza di ieri i supremi giudici hanno, inoltre, annullato la sentenza di revoca della confisca dell'area vulcanica della Solfatara e rinviato ad un nuovo giudizio in Appello ogni decisione definitiva in merito.