Manfredi avverte il Pd: sì a un assessore dem, ora un nome unitario
Il Mattino

Manfredi avverte il Pd: sì a un assessore dem, ora un nome unitario

Sabato 4 aprile 2026
7 visualizzazioni

Ballano in tre o quattro tanto che alla fine della giostra potrebbero decidere quelli della segreteria nazionale del Pd, quindi non i napoletani, chi siederà nella giunta guidata dal...

Ballano in tre o quattro tanto che alla fine della giostra potrebbero decidere quelli della segreteria nazionale del Pd, quindi non i napoletani, chi siederà nella giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi. Avanza, nella sostanza, il “modello Morniroli”. Ovvero Andrea Morniroli l’assessore regionale in quota Pd, ma esterno al partito, che nell’ultimo giorno dell’anno scorso Elly Schelein paracadutò per disperazione a Palazzo Santa Lucia nelle braccia del neopresidente della Regione Roberto Fico che non riusciva a chiudere il puzzle della sua giunta per le incertezze e le lotte interne tra i dem. Insomma, il solito Pd dove il tormentone delle correnti frena addirittura la scelta di chi potrebbe entrare nella squadra del Presidente dell’Anci. Prima di approfondire con nomi e cognomi chi sta “ballando” e a quale corrente del Pd faccia capo, è utile ricordare i paletti posti dal sindaco il primo è: trattasi di integrazione della squadra non di rimpasto. Del resto sono due le caselle vuote: quella dell’ex presidente provinciale del Pd Paolo Mancuso dimessosi tre anni fa e mai sostituito e di Luca Trapanese ex assessore al Welfare che ha Lasciato Palazzo San Giacomo perché eletto in Consiglio regionale con il M5s.

APPROFONDIMENTI Gaetano Manfredi: «Dopo il Pnrr più impegno dei privati ora bisogna investire»Patto per Napoli, conti ok: «Recuperati 270 milioni: debito ridotto del 30%»103 anni dell'Aeronautica Militare: «Da Napoli un messaggio di pace»

I PALETTI

Nessun rimpasto quindi perché gli assessori in carica resteranno fino alla fine della consiliatura: «La volata si fa con la squadra che ha fatto la corsa, non con altri». Così Manfredi nella conferenza stampa di giovedì sul bilancio a quattro anni dalla firma “del Patto per Napoli”. «Metteremo in campo le persone giuste per poter aiutare l’amministrazione non ci saranno cambiamenti sostanziali». Concetti che alla fine della Conferenza stampa Manfredi ha trasferito al segretario provinciale del Pd Francesco Dinacci in un incontro abbastanza frugale. E ha chiarito che la porta aperta per l’integrazione della squadra con una personalità in quota dem c’è, ma sarà chiusa entro le prossime due settimane se non ci sarà un nome unitario. Chi potrebbe ambire alla poltrona di assessore? In campo ci sono Gennaro Acampora - capogruppo del Partito in Consiglio comunale - nome molto gradito al sindaco sponsorizzato da Massimiliano Manfredi Presidente del Consiglio regionale e fratello del primo cittadino, e dalla Consigliera regionale Bruna Fiola.

Pd Napoli, ecco lo staff di Dinacci per la segreteria cittadina: sintesi di giovani e veterani

Il cui papà è il Presidente della Camera di Commercio Ciro Fiola che è parecchio critico con il sindaco. E nell’anno in cui inizia la campagna elettorale per il mandato bis per il Comune non sarebbe esattamente una cosa di poco conto per Manfredi avere Fiola senior non come sostenitore. Sul soglio di Palazzo San Giacomo c’è anche l’ex segretario provinciale Peppe Annunziata il cui padrino politico non è uno qualsiasi, ma il vicegovernatore Mario Casillo, letteralmente una macchina che produce voti, uno che conta e molto nel Partito nazionale. Infine, certo non ultimo e alla pari con gli altri, c’è Valerio Di Pietro un ingegnere gestionale sponsorizzato dal parlamentare Marco Sarracino. Responsabile per il sud per la segreteria nazionale e molto vicino alla Schlein. Che si è tirata fuori dagli inciuci napoletani. La Schlein non vuole seccature impegnata come è nella corsa per essere candidata come premier o attraverso le primarie o chissà con quale altro metodo di selezione. Sullo sfondo c’è Anna Riccardi Presidente della Fondazione “Famiglia di Maria” con un curriculum di tutto rispetto.

LA MOSSA

La sostanza è che non c’è accordo tra le correnti dem di qui il profilarsi del “modello Morniroli” voluto dalla Schlein tanto che Manfredi ha iniziato telefonarsi e vedersi con Igor Taruffi plenipotenziario della segretaria e capo dell’organizzazione del Partito, che Napoli e la Campania la conosce molto bene avendo gestito le faide interne tra quel Pd che faceva capo all’ex governatore Vincenzo De Luca che remava contro il “campo largo” e Manfredi e chi di De Luca non ne poteva più. Il sindaco lo ha incontrato una decina di giorni fa e nelle ultime ore c’è stata più di una telefonata. Manfredi è stato chiaro con Taruffi: al Pd sono pronto ad aprire - questo il suo ragionamento - però serve un nome unitario. Manfredi non vuole correre il rischio di fare l’ultimo pezzo di consiliatura con un Pd spaccato in Consiglio comunale che indebolirebbe molto la sua pur ampia maggioranza. Niente musi lunghi ma entusiasmo in vista di una campagna elettorale, il pensiero del sindaco, che non sarà una passeggiata di salute.

Condividi questo articolo