Pasqua 2026, il messaggio del cardinal Battaglia: «Cerchiamo Dio nelle macerie e dentro le lacrime»
Il Mattino

Pasqua 2026, il messaggio del cardinal Battaglia: «Cerchiamo Dio nelle macerie e dentro le lacrime»

Sabato 4 aprile 2026
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«Quando le notizie parlano di guerre senza fine, di violenze che sembrano non avere limite, di fratelli che alzano la mano contro altri fratelli. Dire ?Amore? in quei...

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«Quando le notizie parlano di guerre senza fine, di violenze che sembrano non avere limite, di fratelli che alzano la mano contro altri fratelli. Dire “Amore” in quei momenti ci impedisce di pensare a un Dio spettatore. Ci obbliga a cercarlo lì, dentro il fango, dentro le macerie, dentro le lacrime. Come presenza che non fugge, come luce ostinata che continua a brillare anche quando tutto sembra perduto».

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Lo scrive ai fedeli nella lettera di Pasqua dal titolo “Abbiamo bisogno di te, amore risorto” l'arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia. «Davanti al dolore degli innocenti - si legge -, chiamarlo Amore cambia anche il nostro grido.

Non è più solo protesta. Diventa invocazione. Diventa riconoscimento di una presenza che non osserva da lontano, ma abita la ferita, la attraversa, la porta con noi. E questo vale anche per le nostre notti personali. Quelle che non fanno rumore, ma scavano dentro. Le relazioni che si spezzano, i fallimenti che ci umiliano, i silenzi che fanno male, quella stanchezza dell'anima che a volte ci toglie il respiro. Anche lì, dire 'Dio è Amore' non è una formula. È un calore. È una vicinanza che non ci lascia soli».

«Questa è la scommessa della Pasqua: credere che l'Amore non sia una parola fragile, ma una forza concreta, capace di attraversare la storia e di aprire varchi dove tutto sembra chiuso. Credere che l'Amore non sia sconfitto dalla morte, ma la attraversi e la trasformi. La Pasqua è questo rovesciamento inaudito. È il momento in cui l'impossibile entra nella storia senza chiedere permesso - sottolinea l'arcivesco -. Dove tutto sembrava finito, la vita ricomincia. Dove la violenza pensava di aver detto l'ultima parola, nasce un linguaggio nuovo. Dove la pietra sembrava definitiva, qualcosa la sposta». 

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