Arrestato il boss Mazzarella: tradito da una festa in famiglia
Quattordici mesi vissuti da invisibile. Eppure, nonostante la scelta di abbracciare la latitanza, non aveva rinunciato alle abitudini di sempre. Ha continuato a frequentare la roccaforte del clan,...
Quattordici mesi vissuti da invisibile. Eppure, nonostante la scelta di abbracciare la latitanza, non aveva rinunciato alle abitudini di sempre. Ha continuato a frequentare la roccaforte del clan, quella fetta di territorio stretta tra San Giovanni a Teduccio e San Giorgio a Cremano, suo comune di origine. Ma, soprattutto, non ha rinunciato al lusso. Roberto Mazzarella, 48 anni, inserito dal ministero dell’Interno tra i quattro ricercati di massima pericolosità, aveva deciso di trascorrere le festività pasquali in grande stile. Da boss di camorra. Quando i militari del Nucleo investigativo di Napoli, alle cinque meno un quarto di ieri mattina, hanno bussato alla porta della camera presa in affitto a “Villa il Carrubo”, resort di Vietri sul Mare da oltre mille euro a notte, si sono trovati davanti a una scena degna de “Il padrino”: scorta di carne fornita da una delle più rinomate bracerie della zona est, vino Blue Moon, provolone del Monaco e colombe firmate “Iginio Massari”.
Nessuna sorpresa, però, all’interno dell’uovo al cioccolato. Solo le manette che hanno determinato la fine della lunga fuga. L’operazione è stata accolta con orgoglio dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha rivolto i propri «complimenti ai carabinieri e alla Direzione distrettuale antimafia. Un colpo importante alla camorra e un segnale chiaro. Lo Stato c’è e non arretra», ha detto la premier. Tra le prime reazioni, quella del comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Salvatore Luongo, secondo cui la cattura di Mazzarella rappresenta «un risultato operativo di alto livello, che serve ad alimentare la fiducia dei cittadini». Apprezzamento anche da parte del prefetto di Napoli, Michele di Bari: «Si tratta di un successo investigativo, frutto dell’instancabile lavoro sul campo e della straordinaria professionalità della magistratura e dei carabinieri, che riafferma con forza la presenza dello Stato sul territorio». Tenacia e strategia, invece, nel commento a caldo del tenente colonnello Antonio Bagarolo, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Napoli: «La sua cattura era necessaria e dimostra che nessuno può farla franca. Insieme alla Procura manteniamo però alta l’attenzione sul territorio, senza escludere possibili fibrillazioni innescate dal vuoto di potere».
Il profilo
Roberto Mazzarella era considerato da investigatori e inquirenti l’ultimo, indiscusso reggente della dynasty fondata dagli zii boss Ciro, Gennaro e Vincenzo. Aveva trascorso in carcere un lungo periodo di detenzione iniziato nel 2008 e terminato solo nel 2024. Già da tempo la Procura guidata da Nicola Gratteri gli stava con il fiato sul collo e il nuovo giro di vite non si è fatto attendere. Alla fine di gennaio dello scorso anno sulla testa di Mazzarella cade l’accusa di essere stato, insieme al fedelissimo Clemente Amodio, l’esecutore materiale dell’omicidio di Antonio Maione. Vittima innocente, assassinata il 15 dicembre del 2000 all’interno della salumeria “Zaccaro” di corso San Giovanni a Teduccio per una parentela scomoda. Suo fratello è infatti il pentito Vincenzo Maione, responsabile a sua volta dell’omicidio di Salvatore Mazzarella, padre del boss stanato ieri. I nuovi collaboratori di giustizia hanno così dato un impulso determinante alle indagini sul cold case. L’ex narcos Antonio Costabile ha rivelato: «Mazzarella fu il primo a sparare». Pochi giorni fa, però, il Riesame ha annullato la misura a carico di Amodio. Uno “spiraglio” sul quale potrebbe inserirsi a breve anche la difesa di Mazzarella, rappresentata dal penalista Alessandro Pignataro. Il boss resta intanto detenuto nel carcere di Salerno.
Le ricerche
In questi mesi i carabinieri non hanno mai mollato la presa. Sotto la lente i social dei parenti e i movimenti effettuati sui loro conti correnti. Proprio un pagamento sospetto ha instradato gli investigatori sulla pista giusta: quella che li ha condotti al resort di Vietri. I pedinamenti hanno poi spinto i carabinieri sulle tracce di un’auto sospetta. Una vettura usata da un familiare di Mazzarella, i cui percorsi presentavano delle anomalie: rotatorie percorse più volte, improvvisi stop a semaforo verde e una destinazione che - in apparenza - non veniva mai raggiunta. Mazzarella non ha opposto resistenza all’arresto. Era assieme alla moglie e ai due figli. A partecipare alle operazioni lo Squadrone “Cacciatori di Calabria”, le Api del gruppo di Napoli e la Capitaneria di porto di Salerno. I militari, oltre al necessario per una Pasqua all’insegna del lusso, hanno sequestrato anche tre orologi di pregio, 20mila euro, documenti falsi, cellulari, smartphone e degli appunti contabili. Si chiude così la latitanza del boss, ma resta alta l’attenzione per un clan che ormai da tempo ha allungato i propri tentacoli su traffici di gasolio, società cartiere, truffe informatiche e locali della movida.