Due raid in poche ore a Secondigliano: ferito rampollo del clan
L?area nord di Napoli brucia. Due agguati in poche ore, di cui uno a segno, e un dato che non lascia dubbi: l?escalation di violenza che da settimane sta attanagliando la zona e, in...
L’area nord di Napoli brucia. Due agguati in poche ore, di cui uno a segno, e un dato che non lascia dubbi: l’escalation di violenza che da settimane sta attanagliando la zona e, in particolare, il quartiere Secondigliano, è entrata nella fase clou. Nonostante gli arresti eccellenti, i clan di camorra non sembrano arretrare. Anzi, alzano il tiro e nel mirino finisce una delle cosche storiche: il gruppo Licciardi. Nella roccaforte del gruppo, la Masseria Cardone, intorno alle venti di venerdì è stato ferito a colpi di pistola Saverio Nappo, 49enne già conosciuto agli archivi delle forze dell’ordine, oltre che per i suoi precedenti di polizia, per una parentela a dir poco ingombrante. Sua zia è infatti la capoclan Maria Licciardi, da tempo detenuta al 41 bis. Appena due settimane fa un altro nipote della boss, il ventiquatrenne incensurato Gennaro Vittoriosi, era rimasto coinvolto in un agguato dai contorni ancora tutti da chiarire.
L'imboscata
Tornando ai fatti di venerdì sera, l’imboscata tesa a Nappo non è stata purtroppo l’unica registrata in zona. Intorno alle diciotto, dunque ancora con la luce del sole, un commando di sicari è entrato in azione in via della Bussola, al confine tra i quartieri Secondigliano e Poggioreale. Dopo una prima sventagliata di piombo, il gruppo di fuoco si è ripresentato sul posto poco dopo mezzanotte. Nel mirino è finito anche in questo caso una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine: il quarantatreenne Carmine Argentato. Non si è trattato dunque di una comune “stesa” a scopo intimidatorio, ma a tutti gli effetti di un tentato omicidio. Le indagini sul raid sono condotte dalla polizia di Stato, le cui volanti sono intervenute sulla scena dopo aver ricevuto le telefonate di alcuni residenti che segnalavano l’esplosione di colpi di pistola. Fin dalle primissime battute investigative gli agenti hanno quindi individuato il vero obiettivo del raid, riuscito a mettersi in salvo un attimo prima che fosse troppo tardi. Resosi conto dell’imminente arrivo dei killer, Argentato è infatti riuscito a nascondersi dietro il portone dell’androne di uno stabile, sul quale gli investigatori hanno poi individuato alcuni fori compatibili causati dai proiettili esplosi da un’arma da fuoco. Interrogato nell’immediatezza dei fatti, la vittima ha spiegato - come di consueto in casi del genere - di non avere la minima idea del perché qualcuno potesse avercela con lui. Stando ad alcuni rumors investigativi, a entrare in azione sarebbero stati due uomini, arrivati in via della Bussola in sella a uno scooter nero di grossa cilindrata. Poche ore prima, intorno alle venti, nonostante il tentativo di mettersi al riparo, la stessa fortuna non era toccata a Saverio Nappo, ferito alle gambe, seppur in maniera molto lieve. Medicato al pronto soccorso, il nipote della capoclan Licciardi è stato dimesso qualche ora più tardi.
Le indagini
Le indagini su entrambi gli agguati sono adesso condotte dai poliziotti della Squadra mobile di Napoli, guidati dal dirigente Mario Grassia, i quali hanno pattugliato le due zone fino a tarda notte per provare a individuare la presenza di telecamere di videosorveglianza che possano aver inquadrato le fasi precedenti o subito successive ai raid. Un copione, quello di venerdì sera, già andato in scena altre volte, anche in tempi recentissimi. A metà marzo a finire nel mirino erano Gennaro Vittoriosi e l’amico, il ventenne Ciro Ioime. Ad accompagnare il primo in ospedale era stato un amico che, subito dopo l’agguato, l’aveva caricato in macchina. Il secondo era invece arrivato autonomamente. Chi ha premuto il grilletto è andato giù pesante. Almeno quattro i colpi di pistola esplosi dall’alto verso il basso: il più giovane era stato centrato a un ginocchio, al gluteo e a una coscia. Il “rampollo” era stato invece ferito a un polpaccio. Ricevute le cure del caso, sono stati entrambi ritenuti subito fuori pericolo. I riflettori delle indagini si sono subito accesi e l’episodio è anche in questo caso al vaglio dei poliziotti della Squadra mobile. Il ventiquattrenne e il ventenne avevano spiegato - e su questo punto le loro versioni sono apparse convergenti - di essere stati feriti al culmine di un tentativo di rapina. Davanti ai loro occhi, mentre erano insieme ad alcuni amici, sarebbe piombato un commando. I due avrebbero premuto più volte il grilletto. Prima di dileguarsi, sarebbero però riusciti a impossessarsi dell’orologio di una delle vittime. Forse un avvertimento mascherato.