«Hormuz non è chiuso, ecco i trucchi delle navi per passare». Il folle viaggio di un analista di Wall Street nello Stretto (tra sigari cubani e contanti)
Il Mattino

«Hormuz non è chiuso, ecco i trucchi delle navi per passare». Il folle viaggio di un analista di Wall Street nello Stretto (tra sigari cubani e contanti)

Martedì 7 aprile 2026
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«Nello Stretto di Hormuz navigano più imbarcazioni di quanto registrino i satelliti. Molte di queste riescono ad aggirare il blocco disattivando o falsificando i dati di tracciamento....

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«Nello Stretto di Hormuz navigano più imbarcazioni di quanto registrino i satelliti. Molte di queste riescono ad aggirare il blocco disattivando o falsificando i dati di tracciamento. Hormuz non è chiuso come viene descritto». Sigari cubani, occhiali da soli, una valigetta con 15.000 dollari in contanti e un solo obiettivo: scoprire la verità dietro al blocco dello Stretto di Hormuz. Protagonista di questa missione in incognito da film è un analista di Wall Street che lavora per Citrini Research, una piccola società di analisi finanziaria nota per il suo approccio non convenzionale. Un viaggio folle, ambizioso e allo stesso tempo molto rischioso tra acque cariche di tensioni e cieli infestati da droni e missili. Lo scopo di questa avventura era cercare di produrre un report sul campo sulla reale situazione dello Stretto che sta paralizzando le economie globali. 

L'analista di Wall Stret in incognito a Hormuz

Il protagonista, identificato soltanto come “Analyst #3” per proteggerne l'identità, non ha seguito le classiche metodologie da ufficio o da terminale Bloomberg. Al contrario, ha scelto l’immersione diretta in una delle aree più sensibili del pianeta, crocevia del traffico energetico globale e punto caldo delle tensioni geopolitiche. L’obiettivo dichiarato era verificare sul campo la reale situazione del traffico navale e dei rischi per le petroliere che attraversano lo stretto. Secondo l’analista, i dati disponibili pubblicamente sarebbero incompleti, in parte perché molte imbarcazioni disattivano i transponder per evitare tracciamenti, rendendo difficile una valutazione accurata degli eventi. Durante il viaggio, il ricercatore avrebbe raccolto informazioni parlando direttamente con operatori locali: contrabbandieri, trader di petrolio, lavoratori del settore energetico e funzionari regionali. 

Strait of Hormuz: A CitriniResearch Field Trip

The Field Report from Analyst #3 is live.https://t.co/rwJffd8l81

— Citrini (@citrini) April 5, 2026

Il report

Le conclusioni del report suggeriscono uno scenario più complesso e rischioso di quanto emerga dai dati ufficiali. Il traffico nello Stretto di Hormuz risulterebbe più intenso del previsto, mentre gli episodi di tensione e gli attacchi sarebbero sottostimati. In particolare, le navi occidentali sembrerebbero esposte a rischi maggiori. L’analista ha constatato che le navi continuano a transitare, con un aumento del traffico negli ultimi giorni, raggiungendo circa 15 navi al giorno. Pur rimanendo ben al di sotto dei livelli normali, il flusso suggerisce che l’interruzione sia parziale e in continua evoluzione, piuttosto che totale. 

I trucchi delle navi per passare

Nel dettaglio, il report evidenzia una serie di pratiche elusive che contribuiscono a rendere opaco il traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz. Tra queste, la più diffusa è il cosiddetto “going dark”: numerose petroliere disattivano volontariamente il sistema AIS (Automatic Identification System), scomparendo dai radar pubblici per periodi prolungati. A questa tecnica si affianca lo spoofing, ovvero la trasmissione di segnali falsi che collocano le navi in posizioni fittizie, talvolta a centinaia di chilometri di distanza da quella reale. Un altro meccanismo chiave è rappresentato dai trasferimenti ship-to-ship, operazioni condotte in mare aperto durante le quali il petrolio viene spostato da una nave all’altra per mascherarne l’origine. Non mancano inoltre pratiche di “flag hopping”, con cambi frequenti di bandiera, nome e proprietà delle imbarcazioni, utili a rendere più difficile ogni tentativo di tracciamento. Infine, l’analista segnala rotte anomale, deviazioni improvvise e soste non giustificate, interpretate come ulteriori strategie per eludere controlli e monitoraggi. Nel loro insieme, queste tecniche delineano un sistema parallelo e poco visibile, in cui una parte significativa del commercio energetico globale opera al di fuori dei canali pienamente tracciabili.

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