Pino Daniele, l'eredità contesa: respinti i ricorsi di moglie e figlio maggiore. Resta valido il testamento "segreto" del 2012
Il Mattino

Pino Daniele, l'eredità contesa: respinti i ricorsi di moglie e figlio maggiore. Resta valido il testamento "segreto" del 2012

Martedì 7 aprile 2026
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La lunga battaglia legale sull'eredità di Pino Daniele giunge a un punto fermo. Come riportato dal Corriere della Sera, la Corte d?Appello di Roma ha emesso una sentenza che mette...

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La lunga battaglia legale sull'eredità di Pino Daniele giunge a un punto fermo. Come riportato dal Corriere della Sera, la Corte d’Appello di Roma ha emesso una sentenza che mette fine al contenzioso tra il primogenito del cantautore, Alessandro Daniele, e la seconda moglie dell'artista, Fabiola Sciabbarrasi. I giudici hanno optato per una linea di estrema rigore: in assenza di prove schiaccianti su accordi diversi, a fare fede è esclusivamente il testamento segreto redatto dal "mascalzone latino" nel 2012.

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Il doppio stop dei giudici

La sentenza della settima sezione civile ha respinto le istanze di entrambe le parti, confermando sostanzialmente quanto già deciso in primo grado nel 2022. Il figlio, Alessandro Daniele, chiedeva con veemenza la restituzione di circa 160mila euro basandosi su un presunto accordo verbale che sarebbe intercorso tra i figli di primo letto e la Sciabbarrasi. Per la Corte, tuttavia, questo accordo non è mai stato dimostrato e le richieste economiche sono state dichiarate infondate.

Proprio Fabiola Sciabbarrasi mirava invece a ottenere una quota più ampia e la comproprietà pro quota di tutti i diritti d’autore e dei diritti connessi all'opera del marito. Anche in questo caso, i giudici hanno eretto un muro, attenendosi scrupolosamente alle ultime volontà scritte dal musicista.

Il valore del testamento segreto

Al centro del caso ci sono le disposizioni depositate da Pino Daniele davanti a un notaio tre anni prima della sua scomparsa, avvenuta il 4 gennaio 2015. Il testamento, pubblicato pochi giorni dopo la sua morte, conteneva indicazionimolto precise sulla gestione del suo immenso patrimonio artistico.

L'artista aveva stabilito che i diritti d'autore e quelli di interprete ed esecutore spettassero ai figli in parti uguali, imponendo che rimanessero in comunione almeno fino alla maggiore età del più piccolo dei cinque. Per quanto riguarda invece i depositi personali, il denaro e i beni mobili, Pino Daniele aveva scelto una ripartizione equa tra i figli e la moglie.

La Corte ha ribadito questa distinzione: mentre i diritti d'autore seguono la linea tracciata dal testamento per figli e moglie, i diritti connessi restano attribuiti esclusivamente ai figli, escludendo la seconda moglie da una fetta importante dei proventi legati alle esecuzioni dei brani.

La chiusura di un capitolo doloroso

Iniziata nel 2017, questa causa ha attraversato quasi un decennio di udienze e perizie. Oltre alla questione dei diritti, il testamento regolava anche la divisione di immobili e quote societarie tra i cinque figli. Con questa decisione si chiudono le fasi di merito; per i protagonisti rimane aperta solo la strada della Cassazione, ma unicamente per questioni di legittimità formale.

Dopo anni di scontri nelle aule di tribunale, la voce di Pino Daniele torna a essere l'unica a contare, cristallizzata in quei fogli del 2012 che sembrano aver blindato il futuro dei suoi figli, specialmente dei più piccoli, ai quali il cantautore aveva voluto garantire una tutela particolare.

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