Terremoti Campi Flegrei, l'Osservatorio: «Ci aspettiamo altre scosse, ma niente allarme: il magma non risale»
La sequenza di scosse telluriche ai Campi Flegrei, nella notte del 7 aprile 2026, ha fatto crescere nuovamente e la preoccupazione ha fatto nuovamente capolino. Per comprendere quel che è...
La sequenza di scosse telluriche ai Campi Flegrei, nella notte del 7 aprile 2026, ha fatto crescere nuovamente e la preoccupazione ha fatto nuovamente capolino. Per comprendere quel che è accaduto e ciò che dobbiamo aspettarci, abbiamo incontrato la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, Lucia Pappalardo.
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Direttrice, dopo mesi di tranquillità la terra ricomincia a tremare. Cosa accade?
«C'è stato uno sciame, con l'evento maggiore di magnitudo 3.3, quindi è stato avvertito dalla popolazione, anzi ci sono stati in questo sciame tre eventi più energetici a distanza di pochi minuti: dopo il primo di 3.3, uno di 1.6 e uno di 2.6. Durante lo sciame, che si è concluso nella tarda mattinata del 7 aprile 2026, in totale i sismi di magnitudo maggiore o uguale a zero sono stati 16. Anzi, diciamo che lo sciame si è concluso ma non la micro-sismicità che sta continuando anche in giornata».
Bisogna preoccuparsi?
«Tutto rientra nel quadro che già conosciamo, quindi quello dell'allerta gialla. Il sollevamento del suolo continua con un centimetro al mese, anche il degassamento è abbastanza importante: 1200 tonnellate al giorno. Questi parametri però non sono da grave allarme, siamo in allerta media. In effetti si tratta del quadro che già conoscevamo, è il fenomeno che procede, per adesso, secondo le attese. Noi dell’Istituto siamo in “allerta media” oramai dall'inizio di novembre, ma lo stato generale di “allerta gialla” è in vigore ormai dal 2012».
Allerta media significa che dobbiamo convivere con una "media preoccupazione", insomma possiamo dire alle persone di restare tranquille?
«Beh, in allerta ci siamo noi dell’Osservatorio, lo sono anche le Istituzioni tutte, perché noi chiaramente siamo sempre in allerta. Teniamo costantemente sotto controllo i Campi Flegrei, se ci dovessero essere dei cambiamenti nello stato del vulcano, noi avviseremmo la Protezione Civile che penserebbe tempestivamente ad avvisare la popolazione».
E questa ipotesi non è alle viste?
«Al momento non ci sono segnali che ci fanno pensare a un passaggio verso uno stato del vulcano più pericoloso, per esempio un passaggio a livello di allerta arancione. Questo salto di livello arriverebbe nel momento in cui ci dovesse essere un'evidenza di movimento di magma verso la superficie che al momento è assente. Per cui possiamo dire con certezza che, al momento attuale, la situazione del vulcano rimane quella che conosciamo e che abbiamo sperimentato negli ultimi anni. Lo stato del vulcano è quello che era ieri, quello che era l'altro ieri e quello che era l'anno scorso».
Quindi alla gente comune quale messaggio inviamo?
«Di mantenersi vigili senza entrare nella paura, e soprattutto di non pensare che il fenomeno è sparito, anzi. Nello situazione in cui siamo, è possibile che si verifichino altri terremoti simili a quelli che abbiamo avuto all’alba di oggi oppure anche più intensi, come quelli che si sono verificati negli anni scorsi. Noi ci aspettiamo altra attività sismica».
Per cui non ci resta che attendere le prossime scosse?
«Non è detto che si debbano manifestare, ma non possiamo escluderlo, proprio perché il suolo continua a sollevarsi. Il degassamento continua a essere presente ed è proprio il sollevamento del suolo, dovuto al degassamento, che determina la sismicità. Ma, come tutti sanno, prevedere un terremoto non è possibile».
Ci sono stati eventi sismici anche sul Vesuvio
«Sì, ma si tratta di una situazione che in questo caso rientra realmente nella "normalità". Diciamo che al Vesuvio registriamo in media un centinaio di terremoti al mese, che non sono preoccupanti. Non sono legati all'attività idrotermale né alla risalita di magma, ma al fatto che il cono vulcanico ha un peso notevole e quel peso lo fa abbassare. Si tratta di pochi millimetri all'anno, ma quei movimenti determinano, inevitabilmente, una costante modesta attività sismica».