Fabio Ascione morto a Ponticelli, la telefonata alla mamma poco prima di essere ucciso: «Mangio il cornetto e torno»
Il Mattino

Fabio Ascione morto a Ponticelli, la telefonata alla mamma poco prima di essere ucciso: «Mangio il cornetto e torno»

Mercoledì 8 aprile 2026
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«La madre lo ha chiamato poco prima delle 5 per dirgli di tornare a casa perché lei a breve doveva uscire per andare a lavorare. Lui le ha risposto e le ha detto: finisco di mangiare...

«La madre lo ha chiamato poco prima delle 5 per dirgli di tornare a casa perché lei a breve doveva uscire per andare a lavorare. Lui le ha risposto e le ha detto: finisco di mangiare un cornetto prendo le sigarette e mi ritiro. Ma non è più tornato a casa ...». Tra le lacrime, sotto il portone del civico 89 del “parco Topolino” di Ponticelli,Rosaria, la zia di Fabio Ascione, ucciso ieri mattina con un colpo di pistola in via Carlo Miranda, nei pressi del bar Lively, racconta così gli ultimi minuti di vita del nipote.

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 Francesco, fratello di Fabio, continua: «Doveva venire a piedi, mia madre ha continuato a chiamarlo e lui non rispondeva più... Ha sentito solo frastuono, urla, rumori e qualcuno che gridava: Fabio, Fabio.... Così ha preso il furgone della ditta di pulizie per la quale lavora ed è scesa di casa... è andata direttamente in ospedale al pronto soccorso di villa Betania dove le hanno detto che mio fratello era morto. Al momento non sappiamo neanche chi ha portato Fabio in ospedale, meno che mai cosa gli sia accaduto. Ce lo hanno spiegato i carabinieri ma noi non sappiamo perché è stato ucciso». «Siamo persone semplici, lavoratori - dice la cugina Martina - per questo abbiamo deciso di parlare con i giornalisti: non abbiamo nulla da nascondere, vogliamo solo sapere la verità perché Fabio non aveva cattive frequentazioni, aveva solo i pochi amici di sempre... Se alzavi un po’ di più la voce, lui abbassava la testa e restava in silenzio. Noi vogliamo la verità perché crediamo che sia stato ucciso per errore. Qualcuno dice che mio zio aveva precedenti penali ma parliamo di fatti di anni fa, ora anche lui lavora e si arrangia come può».

LA GIORNATA

Ponticelli si è svegliata con un altro giovane ucciso. A soli venti anni. Mentre si ritirava a casa da lavoro. Fabio Ascione portava le cartelle ai tavoli al Bingo di Cercola, in viale Europa. «Era messo a posto», raccontano i suoi parenti. Ovvero, aveva un contratto. Carmela, un’amica della mamma di Fabio, è stata una delle ultime a vederlo vivo. Era anche lei al Bingo. «Poco dopo le 4 del mattino - racconta - Fabio mi ha portato le cartelle e ha detto scherzosamente: fai questo Bingo velocemente così ce ne andiamo a casa che sono stanco». «Per andare a lavoro - dice il fratello Francesco - non è venuto a casa mia, era il mio compleanno... Era dispiaciuto di non poter stare con la sua famiglia, mi ha chiamato per gli auguri ed è stata l’ultima volta che l’ho sentito».

 Poco prima delle 5 Fabio arriva al Lively, consuma un cornetto e prende le sigarette. È con altri quattro ragazzi. Esce per incamminarsi a piedi verso casa quando da un’auto si sente esplodere un colpo che lo ferisce mortalmente al torace. Quei quattro ragazzi ieri mattina sono tornati davanti al bar, nervosi, quasi a “controllare” cosa stessero facendo carabinieri e giornalisti. Mentre i gestori del locale sottolineano: «erano già usciti dal nostro bar, noi non c’entriamo nulla».

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 I suoi amici ieri mattina si sono ritrovati tutti difronte al “parco Topolino”, dinanzi ai cancelli della succursale dell’istituto Di Filippo. Qui alcuni di loro sono stati sentiti dai carabinieri. Composti, silenziosi, si sono abbracciati tra di loro per farsi coraggio. «Fabio non voleva sapere niente di nessuno, lavorava e tornava a casa, non cercava guai - racconta un amico - siamo cresciuti insieme, era un fratello per me. Non litigava con nessuno. Un ragazzo come lui non meritava questo...».

 «Lavorava anche di notte, a venti anni. E chi lavora di notte non vive. Non è giusto quello che gli è accaduto - prosegue la cugina Martina - perché lui aveva scelto la strada dell’onestà. Non si muore in questo modo, lavorava e giocava alla Playstation, questa era la sua vita».

IL RIONE

«Ha lavorato per me, come piastrellista. Non aveva problemi a fare qualsiasi cosa pur di lavorare». È il ricordo di Luigi, residente nel quartiere e suo ex datore di lavoro, che aggiunge: «io non mi sono accorto di nulla, l’ho saputo solo in tarda mattinata». «Il problema - dice Angelo, un altro residente - è che qui le Istituzioni sono assenti. Non abbiamo mai visto una pattuglia di vigili urbani... in questo quartiere avremmo bisogno di tante cose, ora che è morto un bravo ragazzo ci saranno più controlli ma dopo tornerà indifferenza».

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