Arbore: «La mia tv oltre il tempo: senza cronaca, né satira»
Il Mattino

Arbore: «La mia tv oltre il tempo: senza cronaca, né satira»

Mercoledì 8 aprile 2026
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Nel 1965 debuttò alla radio con «Bandiera gialla»; ha ideato 20 programmi televisivi; tra essi contiamo 65 puntate di «Indietro tutta» e 400 di «Doc»,...

Nel 1965 debuttò alla radio con «Bandiera gialla»; ha ideato 20 programmi televisivi; tra essi contiamo 65 puntate di «Indietro tutta» e 400 di «Doc», sottotitolo «Musica e altro a denominazione d'origine controllata»; il numero 51 (per cento) si staglia imperituro come share dell’ultima puntata di «Quelli della notte». Aggiungiamo 21 album della sua discografia e la regia di due film: in altre parole, Renzo Arbore, 89 anni il 24 giugno, sciamano dell’intrattenimento intelligente, sacerdote officiante dell’«altra tv». Nessuno ha saputo rinnovare meglio di lui quello che Eduardo De Filippo chiamava «un elettrodomestico». Ne dà conferma «Meno siamo e meglio stiamo», sottotitolo «Speciale per me», l’happening notturno (nel senso letterale del termine), gioiello di intrattenimento catodico, datato 2005 che, 21 anni dopo, Rai 5 manderà di nuovo in onda a partire da stasera e, stavolta, in prima serata, ogni mercoledì.

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L’avverbio «stavolta» non è peregrino: «Inventai uno spettacolo non del sabato sera ma del sabato notte, alternativo allo show di Raiuno, che era “Ballando con le stelle”; confezionato su misura per chi tornava dal teatro, dalla pizzeria, da una serata con gli amici. Doveva cominciare alle 23.40 ma Fabrizio Del Noce, direttore di Raiuno, mi punì». Usando quale arma? «Lasciava che Milly Carlucci sforasse e mi faceva andare in onda all’una meno 20. La gente mi scriveva: “Scusaci, ci siamo addormentati”. Eppure, riuscimmo a raggiungere il 35 % di share». E lei s’infuriò, come mai aveva fatto: «Sì, alzai la voce e minacciai di andarmene... ma nulla cambiò. Del Noce era molto potente. Ecco perché questa è una occasione da non perdere per rivedere quel che facemmo».

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I titoli di testa definivano la trasmissione una «collezione di mordenariato tv di ieri e di oggi, musica e reperti dispersi, un programma tv per chi non vede la tv»: «Fu l’ultimo, vero varietà. Ospitammo Verdone, Proietti, Banfi, Lucio Dalla, Villaggio, Piero Angela, l’Orchestra italiana... e Vanoni, Paoli, Lello Arena, Elio & le storie tese… Venne Bocelli, a cantare “Il materasso”, e Benigni, che portò una sua poesia dedicata a Massimo Troisi. Ogni puntata, di due ore, accoglie musica, chiacchiericcio, improvvisazione, filmati d’epoca. Nella prima potrete ammirare l’arte di Mariangela Melato, sacra e profana, straordinaria quando recita nell’“Orlando furioso”, nel mio “Il pap’occhio”... e anche quando canta, con band rigorosamente dal vivo, “Sola me ne vo per la città”; poi, un giovane Bollani, già virtuoso del piano jazz, che canta e suona imitando lo stile di Paolo Conte. E c’è la radio, mia passione e levatrice, con Lillo & Greg e, nientepopodimeno, Elettra, la figlia di Guglielmo Marconi».
In studio? «I membri della Premiata Arboristeria: Marisa Laurito, che misi rigorosamente ai fornelli; Rosaria De Cicco nel ruolo di guardarobiera; Michele Mirabella, che impersonava suo fratello Lucio Flavio, colto e intellettuale, e pontificava sullo scibile ma, soprattutto, denigrava il futile germano perdigiorno. Dario Salvatori faceva il verso a Dagospia con la rubrica DarioSpia. Completavano il cast un caro amico che ormai non c’è più, Cesare Gigli, in veste di chef, e il barese Antonio Stornaiolo, delegato a fare le mie veci in veste di presentatore e a duettare con me nel segno, come al solito, dell’improvvisazione, della leggerezza, dello swing, della memoria e della più nobile goliardia».

Da «Bandiera gialla» all’eternità: oltre 60 anni di carriera. E l’anno prossimo si avvicina: quello del novantesimo compleanno, il 24 giugno 2027. Arbore, guardandosi alle spalle... che cosa vede? «Mi accorgo che la benemerita opera svolta in radio e in tv hanno oscurato le mie creature più amate, l’Orchestra Italiana e la canzone napoletana. Da anni mi batto perché l’Unesco la accolga tra i beni immateriali dell’umanità». E l’Orchestra? «Trent’anni insieme, sempre gli stessi, portando Napoli e la sua melodia, rivisitate in forme più moderne, dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno... e anche molto più in là. Vorrei se ne parlasse di più». Come ci si sente a 90 anni? Progetti? «Il corpo stenta, la mente è lucida, lo spirito giovane. Lavoro con il fido Gegè Telesforo a una autobiografia divertente, non paludata, non vanitosa. Curo il canale web, seguitissimo, e la Rai ha riscoperto il mio repertorio. In estate mi dicono torneranno in onda sei puntate di “Appresso alla musica”. Ho fatto sempre programmi che potessero durare, senza etichette, senza cronaca, senza satira. Scarpantibus e il colonnello Buttiglione non sono in naftalina e sa perché? Sono oltre il tempo».

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