«Drogata dopo l?anestesia, temo di aver subito abusi durante la mia incoscienza»
Cinquantaquattro minuti di buio, una infusione endovenosa, uno centro medico privato e un sospetto atroce: quello di essere stata molestata mentre era sotto una forma di anestesia. Sono i contorni...
Cinquantaquattro minuti di buio, una infusione endovenosa, uno centro medico privato e un sospetto atroce: quello di essere stata molestata mentre era sotto una forma di anestesia. Sono i contorni inquietanti di una denuncia presentata da una giovane donna di Napoli che nei giorni scorsi ha formalizzato una denuncia dettagliata alla Procura della Repubblica.
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LA RICOSTRUZIONE
Vicenda ancora tutta da chiarire, lo diciamo in premessa, sia per la delicatezza dei suoi contorni, perché tocca la sfera privata sia della vittima che il profilo professionale di un medico specialista: ed è su di lui che la giovane nutre sospetti riconducibili ad un presunto abuso sessuale.
La donna - assistita dagli avvocati Angelo e Sergio Pisani e da Emilia Granato - ricostruisce così i fatti. Nell’ottobre del 2025 sul suo corpo iniziano a comparire delle strane macchie. Preoccupata, si rivolge ad un dottore: gli espone il problema e lui le fissa un appuntamento in un centro medico della provincia, area nord di Napoli. Dopo aver verificato la presenza delle macchie cutanee le propone di sottoporsi a infusioni di vitamine, ad ossigenazione endovenosa e trattamenti laser per una acclarata patologia autoimmune. È il 29 novembre quando la donna si sottopone alla prima seduta, che produce effetti positivi: «Mi sentivo meglio - racconta al Mattino - riuscivo a dormire, mi sentivo più energica e la qualità della mia vita appariva migliorata».
LE CURE
I trattamenti vanno avanti, inizia anche la laserterapia nella zona dei glutei, dove le macchie erano più insistenti. «Il medico - prosegue mi rassicurò che non vi sarebbero state controindicazioni». Si arriva così al 28 marzo scorso: nuovo appuntamento, nuova infusione, ma qui - stando alla denuncia - succede qualcosa di anomalo: «Immediatamente il liquido iniziava a fare effetto - ricostruisce la giovane nella denuncia - e avvertivo una sensazione di mancamento, tanto che gli dissi: “Mi sento svenire”. Dopo qualche secondo persi i sensi. Quando mi ripresi gli chiesi cosa fosse accaduto, e lui mi rispose che io avevo “dormito”». Erano le 14,46. «Andando via mi accorsi di avere il reggiseno sbottonato».
«Alzandomi dal letto - prosegue la donna - accusavo fortissimi giramenti di testa e senso di nausea. Provai a rimettermi in macchina ma non riuscivo a guidare, nonostante tutto riuscii ad arrivare autonomamente a casa. Mia cugina, alla quale confidai le cose, mi consigliò di fare l’esame delle urine. Quella notte stetti male, vomitai più volte». L’esito dell’esame delle urine fece emergere la positività al Fentanyl e alle benzodiazepine. A questo punto la donna va al Cardarelli in “codice rosa” per sottoporsi a tutti gli esami del caso. Si è in attesa ora del risultato dei tamponi.
Ma la ragazza non si ferma, e vuole la verità. «Io - si legge ancora nell’esposto - nutro il fondato sospetto di avere subito, durante quel periodo di incoscienza, atti sessuali non consensuali, ovvero condotte invasive della mia sfera sessuale e personale, delle quali non posso avere piena percezione proprio perché ero priva di sensi. Non posso sapere cosa sia avvenuto in quell’ora, né se io abbia subito violenza sessuale completa, atti di palpeggiamento, manipolazioni del corpo, acquisizioni di immagini intime o altre condotte illecite; tuttavia ritengo che la somministrazione di sostanze come il Fentanyl e le benzodiazepine, in assenza di consenso, sia una condotta gravissima e richieda immediato approfondimento investigativo. Preciso di non avere assunto autonomamente, né prima né dopo i fatti descritti alcuna sostanza stupefacente, narcotica o sedativa». Per gli avvocati Angelo e Sergio Pisani «la privazione della capacità di reazione della loro assistita costituisce elemento gravemente indicativo della volontà di creare le condizioni per compiere atti che, in presenza cosciente, la donna non avrebbe mai consentito».