Sofia Di Vico morta per l?allergia al lattosio, il padre: «Avevo avvisato che il rischio era grave»
L?allergia di Sofia Di Vico al lattosio era «gravissima» e la direzione del Camping Village Roma Capitol, la struttura sul litorale romano, lo sapeva. Li avrebbe avvisati il...
L’allergia di Sofia Di Vico al lattosio era «gravissima» e la direzione del Camping Village Roma Capitol, la struttura sul litorale romano, lo sapeva. Li avrebbe avvisati il papà, Fabio, quando è arrivato insieme alla figlia e al resto della squadra di basket di Maddaloni (in provincia di Caserta), sul litorale romano, lo scorso primo aprile. Il giorno prima della fatale reazione allergica che ha stroncato la vita della 15enne davanti agli occhi del padre. Qualcosa potrebbe non aver funzionato nella comunicazione tra la direzione della struttura e la cucina del ristorante o forse una terribile «superficialità» - proprio di superficialità aveva parlato Fabio Di Vico il giorno di Pasqua, all’uscita della camera ardente della figlia a Maddaloni - ha fatto sì che quel piatto di uova e fagiolini che Sofia stava mangiando sia stato contaminato da tracce di lattosio.
Un’allergia tanto grave al punto che il papà della 15enne, che accompagnava la giovane nelle trasferte sportive, portava sempre con sé l’auto iniettore di adrenalina, un salvavita in caso di reazioni allergiche violente, che però la sera di giovedì non avrebbe funzionato. E anche su questo puntano gli accertamenti degli agenti del Distretto di Ostia. Il dispositivo è stato sequestrato e ora verrà analizzato per capire se non abbia funzionato a causa di un difetto di fabbrica. Un’ipotesi che rischierebbe di chiamare in causa anche la casa di produzione o i distributori, trattandosi appunto di un farmaco salva vita.
La ricostruzione
Sofia si trovava al Camping di via di Castel Fusano con la sua squadra, la UnioBasket di Maddaloni, per partecipare al torneo «Mare di Roma Trophy in Pink», sospeso dopo la tragedia. Era a cena con le compagne di squadra nel ristorante del Camping, giovedì sera, il papà era nella sala accanto quando è stato chiamato perché la figlia aveva iniziato a stare male e a non riuscire a respirare. Erano le 20.32, la 15enne sarà dichiarata morta dopo due ore all’ospedale Grassi di Ostia. Inutile ogni tentativo di salvarle la vita. Il papà, avvisato della difficoltà di Sofia di respirare, si è precipitato nell’altra sala e l’ha trovata ancora vigile anche se molto sofferente. Le ha somministrato il farmaco salvavita che però non avrebbe funzionato.
Nel giro di pochissimo tempo le condizioni di Sofia sono precipitate. La giovane ha perso conoscenza e il papà, già al telefono con i soccorsi, ha iniziato a farle il massaggio cardiaco. All’arrivo della prima ambulanza, Fabio stava ancora cercando di rianimare la figlia che è arrivata all’ospedale Grassi di Ostia intubata. A nulla sono valsi i 45 minuti successivi in cui i medici del nosocomio del litorale hanno tentato di far ripartire il cuore della ragazza. La squadra, il giorno successivo alla tragedia, ha fatto ritorno a Maddaloni mentre il corpo di Sofia è stato trasferito al Policlinico Tor Vergata dove lo scorso sabato è stata effettuata l’autopsia, disposta dalla procura di Roma che indaga per omicidio colposo.
Che la 15enne abbia avuto uno choc anafilattico è molto probabile, visti i racconti dei presenti, ma la conferma tecnica arriverà solo dalle analisi di laboratorio disposte in sede autoptica, volte anche a rintracciare tracce di lattosio in quello che la cestista aveva appena mangiato prima di sentirsi male. L’autopsia accerterà anche la catena dei soccorsi. Quindi: se i tempi e le modalità dei sanitari sono stati idonei. Intanto, secondo il racconto dei testimoni sarebbero state due le ambulanze arrivate sul posto. Mentre già a poche ore dalla tragedia, gli ispettori della Asl Roma3 hanno prelevato, nel ristorante sequestrato, cibi, pentole, posate, piatti, tutto ciò che può essere venuto a contatto con quello che Sofia ha mangiato, alla ricerca di tracce di lattosio.
Il dolore
Intanto il papà di Sofia, all’indomani dell’ultimo saluto alla figlia nella chiesa dell’Annunziata di Maddaloni, ha pubblicato un post sul suo profilo Instagram in ricordo della figlia. Quattordici foto che lo ritraggono insieme alla 15enne e la didascalia: «Grazie di tutto amore mio... lo so che non ti ho perduta, sei solo volata più in alto, ma me lo potevi dire. Illumina me, mamma, i nonni, gli zii, i cugini, le tue amiche di scuola, di basket e tutti quelli che hanno avuto modo di conoscerti perché senza di te non siamo niente. Ti amo e scusa di avertelo detto troppe poche volte».