Scuola, giù la dispersione: con il traino Campania colmato il gap Sud-Nord
La dispersione scolastica arretra con decisione e ridisegna la geografia educativa del Paese, ma segna un cambio di passo che attraversa soprattutto il Mezzogiorno. La nuova rilevazione diffusa da...
La dispersione scolastica arretra con decisione e ridisegna la geografia educativa del Paese, ma segna un cambio di passo che attraversa soprattutto il Mezzogiorno. La nuova rilevazione diffusa da Istat certifica nel 2025 un tasso nazionale dell’8,2%. È il punto più basso dell’ultimo ciclo statistico e consente al Paese di superare con cinque anni di anticipo l’obiettivo europeo fissato al 9% dall’Agenda 2030 dell’Unione europea. Ma tra le regioni del Sud, la Campania segna un grande cambiamento: nel 2018 la dispersione era inchiodata al 18,4%, con un aumento nell’anno del lockdown, per poi migliorare nettamente al punto che nel 2025 si è dimezzata, raggiungendo il 9,7%, e colmando i divari con il Nord.
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L'analisi nazionale
L’analisi della serie storica dal 2018 mostra con chiarezza la portata della trasformazione. L’Italia partiva dal 14,3% nel 2018, scendeva al 13,3% nel 2019, risaliva al 14,2% nel 2020, anno segnato dalla pandemia, e tornava a ridursi al 12,7% nel 2021. Il calo diventa continuo dal 2022: 11,5% nel 2022, 10,5% nel 2023, 9,8% nel 2024 fino all’8,2% del 2025. In sette anni la riduzione complessiva è di 6,1 punti percentuali.
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In termini relativi significa una contrazione di oltre il 42% rispetto al livello del 2018. Il cambiamento appare ancora più evidente osservando la curva dal 2020 in poi. Dal 14,2% all’8,2% in cinque anni, meno 6 punti percentuali. Una flessione pari a circa il 42% che segna la fase più intensa della riduzione.
Il mezzogiorno
Il dato nazionale è trainato dalla dinamica del Sud. Nel 2018 l’uscita precoce dal sistema di istruzione meridionale era al 17,1%. Nel 2020 saliva al 17,5%, per poi scendere al 15,3% nel 2021 e al 13,8% nel 2022. La riduzione accelera negli anni successivi: 13,5% nel 2023, 11,3% nel 2024 e 8,4% nel 2025. In sette anni il Mezzogiorno continentale riduce la dispersione di 8,7 punti percentuali, pari a circa il 51% in meno rispetto al 2018. Il distacco storico dal resto del Paese si restringe in modo netto.
Il caso più emblematico resta la Campania. Nel 2018 la regione registrava il 18,4%. Nel 2020 la quota saliva al 19%. Da quel picco inizia una discesa progressiva: 16,4% nel 2021, 16,1% nel 2022, 16% nel 2023, 13,3% nel 2024 e 9,7% nel 2025. Il calo complessivo è di 9,3 punti percentuali in sette anni. In termini relativi equivale a una riduzione di circa il 50%. E la regione scende per la prima volta sotto la soglia del 10%, segnando uno dei risultati più significativi dell’intero quadro nazionale. Ancora più marcato il percorso della Calabria. Dal 20% del 2018 al 6,5% del 2025. Il calo è di 13,5 punti percentuali, pari a una riduzione di circa il 67%. Un miglioramento che ridisegna completamente il posizionamento della regione nella graduatoria nazionale. Anche la Puglia riduce il fenomeno in modo consistente, dal 17,6% del 2018 all’8,6% del 2025, meno 9 punti percentuali. Il Molise passa dal 10,2% al 5,3%. L’Abruzzo scende dall’8,4% al 5,3%. Il quadro complessivo restituisce una convergenza territoriale che negli anni precedenti appariva distante.
Il divario
Il Nord conferma una traiettoria in calo ma meno rapida rispetto al Mezzogiorno. Il confronto tra macroaree mostra la progressiva chiusura del divario. Nel 2018 la distanza tra Nord e Sud era di 5,1 punti percentuali. Nel 2025 si riduce a 1,5 punti. È uno dei dati più rilevanti dell’intera serie. Il miglioramento nazionale si accompagna a una differenza persistente tra maschi e femmine. Nel 2025 il tasso maschile è al 10,1% contro il 6,2% delle ragazze. Il divario di genere resta stabile lungo tutta la serie storica, pur in presenza di una riduzione generalizzata.
Nel complesso emerge quindi una trasformazione strutturale.
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L’Italia passa da un sistema che nel 2018 era stabilmente sopra la media europea a un Paese che oggi supera gli obiettivi comunitari. «Il risultato raggiunto è anche la conseguenza delle politiche che abbiamo avviato per contrastare la dispersione scolastica: tra gli altri provvedimenti, ricordiamo l’introduzione di Agenda Sud e Agenda Nord, con lo sviluppo di didattiche innovative, del Decreto Caivano, che ha previsto norme e procedure più serie e rigorose per contrastare la violazione dell’obbligo di frequenza scolastica» ammette il ministro Giuseppe Valditara. «In particolare - aggiunge - i dati emersi in Campania sono un esempio inconfutabile di quanto queste misure abbiano funzionato: nell’anno scolastico 2024/2025 sono stati recuperati circa 8mila studenti che avevano abbandonato la scuola».