Cibo e longevità, gli Usa studiano il caso Cilento
Il Mattino

Cibo e longevità, gli Usa studiano il caso Cilento

Sabato 11 aprile 2026
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Con la piramide demografica ormai rovesciata, cioè con coloro che invecchiano che sono più di coloro che nascono, in Italia la terza età non è più soltanto un...

Con la piramide demografica ormai rovesciata, cioè con coloro che invecchiano che sono più di coloro che nascono, in Italia la terza età non è più soltanto un problema di gestione della sanità e della spesa sociale. Ma di opportunità di business e investimenti sul cosiddetto “invecchiamento attivo”, ovvero sull’economia legata alla longevità.

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Se ne è parlato a Milano, durante il convegno “Longevity economy. Prospettive dell’Age Tech Transatlantic”, promosso dalla AmCham Italy, la American Chamber of Commerce of Italy. Partendo da un “caso di studio” situato molti chilometri più a sud, sulla costa del Cilento. Dove negli anni Cinquanta nacquero gli studi del biologo americano Ancel Keys - in occasione della sua permanenza a Pioppi - sulla dieta mediterranea come chiave per la longevità.

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E oggi, secondo i dati forniti dalla AmCham Italy, quel modello ha fatto breccia anche negli Stati Uniti, la patria del “junk food” che sta però lentamente cambiando le proprie abitudini alimentari. Le stime più recenti raccontano che negli Usa circa il 5% degli adulti dichiara di seguire la dieta mediterranea come modello alimentare principale. Una minoranza, certo, ma che equivale a circa 13–15 milioni di persone. Peraltro, quello del cibo mediterraneo è sempre di più un attrattore turistico: sulla base delle stime regionali, l’incremento degli arrivi di turisti dagli Usa in Campania è previsto in circa 200mila unità nel 2026.

I numeri

Quello dell’alimentazione sana è soltanto uno degli aspetti legati all’economia della longevità. Un ecosistema economico, quello generato dalle attività di consumo, investimento e lavoro della popolazione over 50, che è destinato a guidare la crescita futura. In Italia entro il 2040 questa fascia demografica sarà responsabile della metà del Pil nazionale e del 75% dei consumi, dal momento che i longevi detengono una quota rilevante della ricchezza complessiva degli individui, oltre ad avere un reddito medio ed un livello di consumi e bisogni più elevato rispetto alle altre fasce di età. Un’opportunità per le imprese, quella dell’offerta di beni e servizi per tutti i settori, non solo quelli sanitari, assistenziali e residenziali, ma che riguardano cultura, attività ricreative, viaggi e turismo, domotica, educazione e, come detto, alimentazione.

Serve dunque garantire ai cittadini un ruolo attivo. Nel corso del dibattito di Milano sono stati analizzati il compito delle imprese, l’impatto delle politiche pubbliche e le potenzialità della collaborazione transatlantica tra Italia e Stati Uniti nel plasmare il futuro della longevità. Un campo nel quale le life sciences, la ricerca e l’industria farmaceutica, la biotecnologia e la “Age Tech” stiano convergendo per trasformare prevenzione e benessere in veri e propri vettori dell’economia della longevità. In Campania sono oltre cinquanta le aziende associate alla camera di commercio AmCham. Il referente regionale è Massimo Petrone, imprenditore del settore farmaceutico (e non solo): il gruppo Petrone ha cinque sedi principali in Europa e nel mondo (Napoli, Barcellona, Dublino, Milano e Singapore).

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«La longevità – dice Simone Crolla, managing director di AmCham Italy - non rientra più solo nella sfera sanitaria, ma sta diventando un fattore strategico che ridefinisce modelli di business, investimenti e politiche di welfare. L’allungamento della vita media, insieme all’accelerazione tecnologica, trasforma il modo in cui le aziende sviluppano prodotti e servizi lungo l’intero ciclo vitale delle persone. In questo scenario l’Age Tech, ossia l’insieme di tecnologie digitali, dispositivi innovativi e soluzioni per la salute, si rivela un settore cruciale per sostenere l’invecchiamento attivo e promuovere la prevenzione, aprendo nuove opportunità sia in termini economici che sociali. Italia e Usa sono uniti sin dal principio in questa avventura, come dimostra l’esperienza di Ancel Keys».

Le nuove imprese

Il rapporto privilegiato tra Italia e Stati Uniti riguarda anche le startup della longevity economy. «Quello degli investimenti di venture capital Usa sulle startup italiane - continua Crolla - è un rapporto virtuoso e consolidato, che cresce e che aiuta magari anche le nuove aziende italiane, grazie a questi capitali, a rilocalizzarsi nel centro delle startup mondiali, la Silicon Valley e l’area di San Francisco».

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