Domenico Caliendo, il pm sequestra il telefono di un altro sanitario: spuntano nuove foto e video
Nelle indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo spunta un nuovo cellulare che nella sala operatoria di cardiochirurgia pediatrica dell?ospedale Monaldi avrebbe scattato foto e...
Nelle indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo spunta un nuovo cellulare che nella sala operatoria di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi avrebbe scattato foto e ripreso un video che potrebbe rappresentare una nuova carta nelle mani della Procura.
Il pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante ha disposto ieri la nomina dei propri consulenti tecnici convocando per l’integrazione dell’incarico presso il proprio ufficio le parti per giovedì prossimo. La nomina è stata notificata sia al legale che rappresenta la famiglia del bimbo morto per un trapianto di cuore fallito, sia ai sette medici indagati per la vicenda.
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L’analisi
La svolta è arrivata lunedì scorso quando, all’esito di nuove informative del Nas dei carabinieri, il pubblico ministero Tittaferrante ha disposto il sequestro del cellulare di un operatore socio sanitario dell’ospedale Monaldi che nel primo pomeriggio del 23 dicembre - data dell’intervento poi fallito - era presente in sala operatoria.
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Nella memoria del telefonino - questo è emerso dalle indagini - ci sono foto e video «rilevanti per la ricostruzione di quanto accaduto quel giorno in sala operatoria». Nell’avviso di questi accertamenti tecnici “non ripetibili” il magistrato inquirente ravvisa la sussitenza di ragioni per eseguire l’atto «senza ritardo» e che «appare necessario procedere nelle forme di legge al fine di estrarre una copia forense del dispositivo.
Come detto, la decisione è stata notificata, oltre che all’avvocato Francesco Petruzzi (che assiste i genitori di Domenico) anche ai sette medici iscritti nel registro degli indagati della Procura di Napoli: si tratta di Mariangela Addonizio, Emma Bergonzoni, Francesca Blasi, Marisa De Feo, Gabriella Farina, Guido Oppido e Vincenzo pagano, tutti accusati di omicidio colposo. Per i soli Oppido e Bergonzoni, poi, l’accusa contesta anche il reato di falso in cartella clinica, che si configura quando un medico o altro personale sanitario altera, modifica o inserisce dati falsi (ideologici o materiali) in un atto pubblico. La cartella è infatti considerata un atto pubblico che fa fede.
Il precedente
Già in avvio delle indagini la Procura ordinò il sequestro di un altro cellulare di una componente dell'equipe che lo ha operato al cuore, una perfusionista. Analogamente il pm aveva disposto anche il sequestro dei telefonini di tutti i componenti della equipe medica che operò il bimbo.
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Da giorni prosegue l’esame del materiale raccolto e si ascoltano persone informate sui fatti. Gli accertamenti mirano a fare luce sulla catena di eventi che avrebbe portato al danneggiamento dell’organo, prelevato a Bolzano da una equipe appositamente giunta da Napoli, e arrivato a destinazione danneggiato dalla bassissime temperature a cui è stato esposto per tutto il viaggio di ritorno.
E non solo. Alla luce delle dichiarazioni rese dal primario Guido Oppido e dalla sua vice Emma Bergonzoni davanti al giudice delle indagini preliminari, la Procura ha ritenuto utile riascoltare alcune persone informate sui fatti già audite alcune settimane fa. Tra loro ci sarebbero anche due perfusioniste ed il caposala che prelevò l’organo bruciato e reso inservibile dal ghiaccio secco proveniente da Bolzano.
La sua resta una testimonianza cruciale. Secondo quanto riferito dal caposala, il clampaggio dell’aorta sarebbe avvenuto alle 14,18 quando il cuore da trapiantare non era ancora arrivato in sala operatoria, versione che contrasta con il referto ufficiale. Fu proprio Farinaceo ad aprire il box che conteneva il cuore da trapiantare: «Mi accorsi subito che c’era qualcosa di strano. Si era creato un blocco di ghiaccio e da quel momento è stato il panico in sala operatoria».