Raid a piazza Carolina a Napoli, finisce in cella 19enne: «Sparò a un ragazzino»
Aveva sparato nella gambe a un sedicenne dei Quartieri spagnoli in piazza Carolina, nei pressi della Prefettura, il primo aprile scorso e sapeva che i suoi familiari stavano gridando vendetta. Per...
Aveva sparato nella gambe a un sedicenne dei Quartieri spagnoli in piazza Carolina, nei pressi della Prefettura, il primo aprile scorso e sapeva che i suoi familiari stavano gridando vendetta. Per questo motivo aveva decido di nascondersi a casa di persone fidate. Temeva per la sua incolumità, come è emerso nel corso delle indagini per il suo ritrovamento. È qui, a casa di alcune persone fidate, che Renato Elia, 19 anni, e un cognome che «pesa» nel mondo della criminalità del Pallonetto, è stato rintracciato ed arrestato dagli uomini della Squadra mobile di Napoli, diretta dal dirigente Mario Grassia in esecuzione ad un decreto di fermo firmato dai sostituti procuratori della Dda Celeste Carrano e Urbano Mozzillo. Le contestazioni che gli sono state mosse sono di lesioni personali e porto di armi in luogo pubblico, con l’aggravante del metodo mafioso
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I poliziotti lo hanno individuato nel giro di pochi giorni ed hanno agito sapendo di andare a colpo sicuro. Prima lo hanno identificato attraverso le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona e poi, attraverso attività investigative tradizionali, fatte anche di intercettazioni telefoniche, lo hanno rintracciato. E, quindi, arrestato.
La testimonianza
Secondo il racconto della vittima, ascoltata dagli uomini della Mobile subito dopo l’intervento alla gambe, a scatenare la rabbia del suo aggressore sarebbe stato uno scambio di battute tra i due, per «uno sguardo di troppo», avrebbe detto il 16enne. «Cosa tieni da guardare?», «Ma cosa vuoi da me?»: questo semplice scambio di parole sarebbe all’origine della discussione tra giovani appartenenti a due quartieri «difficili» e allo stesso contesto socio-criminale, anche se contrapposto. Il tutto, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori attraverso le telecamere, davanti ad almeno una decina di giovanissimi. SI dovrà ora sentire la versione dei fatti di Elia il cui arresto potrebbe essere convalidato soltanto lunedì.
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E come la cronaca registra sempre più frequentemente, quello dello «sguardo di troppo» Il 19enne (difeso dal penalista Giuseppe De Gregorio) sarebbe poi tornato per vendicarsi, a bordo di uno scooter guidato da un’altra persona (anche su questa ci sono ancora indagini in corso, entrambi erano comunque con il volto travisato). I due avrebbero rallentato nei pressi di piazza Carolina per avvicinarsi alla vittima ed Elia avrebbe esploso i tre colpi di pistola dopo averlo colpito prima alla testa con il calcio della pistola. La vittima non avrebbe neanche avuto il tempo di difendersi.
Il prefetto
Dopo il fermo di polizia giudiziaria è intervenuto anche il prefetto di Napoli, Michele di Bari, esprimendo «vivo apprezzamento alla magistratura ed alla polizia per l'importante risultato in tempi rapidi». Il prefetto ha anche evidenziato che «la zona teatro dell'evento è oggetto di particolare attenzione con sistematici controlli della forze dell'ordine, con l'ausilio anche di strumenti tecnologici per la videosorveglianza, per rafforzare la percezione della presenza dello Stato tra i cittadini».
I precedenti
Quella del primo aprile scorso non è un episodio isolato. Soprattutto in quell'area compresa tra il Plebiscito e Chiaia. Era la sera del 12 dicembre scorso quando, sempre a piazza Carolina, a due passi dalla Prefettura, si verificò una stesa con ragazzini armati a bordo di scooter che iniziarono a sparare all’impazzata percorrendo l’intera zona, attraversando la strada dello shopping, per fuggire ai Quartieri spagnoli. Per quella notte di fuoco, la Dda di Napoli firmò a gennaio sette decreti di fermo, cinque furono eseguiti; un maggiorenne ed un minorenne riuscirono a far perdere le proprie tracce.
L’Antimafia ricostruì l’intera dinamica: undici minuti di guerriglia urbana tra i due gruppi contrapposti, Quartieri Spagnoli e Pallonetto, con botta e risposta a colpi d’arma da fuoco. Dopo i primi spari, probabilmente per imporre la propria presenza, da parte dei giovani dei quartieri Spagnoli, quelli del Pallonetto di Santa Lucia si sarebbero armati per mettere a segno un secondo raid. La curiosità: gli investigatori hanno appurato che erano tutti giovanissimi. Al centro della vicenda, probabilmente, il controllo di quella zona di passaggio tra i due quartieri e vecchi rancori rimasti irrisolti.