Politiche a Napoli, sfida di Manfredi: «Al Sud modello vincente»
Il Mattino

Politiche a Napoli, sfida di Manfredi: «Al Sud modello vincente»

Sabato 11 aprile 2026
5 visualizzazioni

All?ombra del Vesuvio è già scattato il via per la campagna elettorale delle politiche. Tra l?incubo delle primarie per scegliere il leader del Campo largo e le scorie,...

All’ombra del Vesuvio è già scattato il via per la campagna elettorale delle politiche. Tra l’incubo delle primarie per scegliere il leader del Campo largo e le scorie, ancora, dei veleni per i mancati accordi tra dem e grillini in diverse comuni impegnati al voto. È la due giorni a Napoli, secondo tempo dell’evento di Montepulciano di fine novembre dove viene santificato il correntone di maggioranza nel partito. Sembra un’era geologica fa: non c’era stata la vittoria del referendum e nessuno parlava di primarie, federatori e papi stranieri per guidare il centrosinistra. Ma i protagonisti di novembre, leggi i maggiori azionisti di peso della Schlein che allora tentarono di pesare di più sulla segretaria, sono gli stessi.

APPROFONDIMENTI Casa e affitti brevi, l’assist di Schlein: «Nuove regole: coinvolgere i sindaci»Gaetano Manfredi al Nazareno: «Giunta, aspetto il Pd ma non all’infinito»Giunta, il sindaco a Dinacci: «Subito un nome unitario»

Il tema è la «nuova questione meridionale» ma è chiaro che dietro ci sono i nuovi posizionamenti. «Il modello di crescita per il Paese nasce da qui. Non a caso Campania e Puglia guidate dal centrosinistra possono vantare un’esperienza di crescita che non ha eguali: il governo ha fallito su questo versante, in queste regioni no», spiega il sindaco Gaetano Manfredi collegato da remoto.

Giunta, il sindaco a Dinacci: «Subito un nome unitario»

E aggiunge il sindaco con un pizzico di orgoglio, a 100 anni da «Note sul problema meridionale» di Antonio Gramsci a cui si riferisce la due giorni, «la locomotiva del Nord è ferma, la Germania pure e ora tocca a noi nel Mezzogiorno. Qui abbiamo stravinto le comunali e le regionali e poi il referendum, così come daremo dal Sud il nostro contributo a vincere le prossime politiche».

Gli interventi

Ieri sono 300 gli interventi nei 4 panel di discussione. Esponenti dem e grillini come l’europarlamentare Pasquale Tridico (mentre oggi tocca al governatore Fico) ma anche lo scrittore Maurizio De Giovanni e l’ex calciatore del Napoli Cané oltre a sindaci e consiglieri regionali. Oggi invece sarà il turno dei big del Pd: Chiara Braga, capogruppo alla Camera, gli ex ministri Orlando, Speranza e Franceschini (organizzatori di Montepulciano) e Stefano Bonaccini, presidente del partito. «Questa due giorni è la dimostrazione di cosa intendiamo costruire dal basso: una proposta politica, un programma. E mettiamo questo lavoro a disposizione del Pd e di tutta la coalizione progressista», spiega l’europarlamentare dem Sandro Ruotolo che è l’organizzatore.

«Dal Sud parte un messaggio fortissimo per le elezioni alla Meloni, dalla città prima in Italia per il referendum. Questa è la città in cui abbiamo unito par la prima volta Pd, M5s, Avs e Italia Viva e lo abbiamo ripetuto alle elezioni regionali qualche mese fa», incalza Marco Sarracino, deputato dem e responsabile del Mezzogiorno. Nell’aria il nodo delle primarie, sì o no, per scegliere chi guiderà il Campo largo. «Nessun Papa nero, nessun federatore. Poi, se qualcuno chiede le primarie, le faremo. Troveremo la quadra. Ma le primarie vengono dopo», replica subito Ruotolo mentre ieri pomeriggio si fa avanti la sindaca di Genova Silvia Salis: «Di fronte a una richiesta non mi tirerei indietro». E Manfredi? «Inutile strattonarlo in continuazione: ha un profilo nazionale ma è anche sindaco della terza città d’Italia», sottolinea Sarracino. Anche se, rimanendo nel Pd, ci sono sempre le distanze all’interno del partito. Colpisce, infatti, l’assenza ieri del segretario regionale dem Piero De Luca.

Casa e affitti brevi, l’assist di Schlein: «Nuove regole: coinvolgere i sindaci»

«Perché invitarlo? Non mi ha mai sostenuto», sibila Ruotolo; «Nemmeno lui lo fece per la kermesse di Bonaccini a Napoli», aggiunge Sarracino. E sulla vicenda pesa il caso di Salerno dove il Pd non presenterà, ancora una volta, il simbolo per spianare la strada all’ex governatore De Luca per la corsa a sindaco. Un caso che pesa anche se si cerca di liquidare tutto come «una mera vicenda territoriale». Sarà ma nel suo intervento è durissimo l’ex parlamentare Federico Conte: «A Salerno, non solo sul piano sostanziale ma anche su quello formale, il Pd non c’è come partito perché prigioniero di un gruppo di potere tanto piccolo che però può tutto».

Condividi questo articolo