Orion, dalla Luna al mare: rientro ok, ora gli Stati Uniti puntano a Marte
Dieci giorni intorno alla Luna. Poi l'ammaraggio della capsula Orion nell'Oceano Pacifico, al largo di San Diego. La missione ?Artemis 2? si conclude alle 2.07 ora...
Dieci giorni intorno alla Luna. Poi l'ammaraggio della capsula Orion nell'Oceano Pacifico, al largo di San Diego. La missione “Artemis 2” si conclude alle 2.07 ora italiana.
E non solo riporta un equipaggio nell'orbita della Luna (a 58 anni dal volo dell'Apollo 8) ma apre decisamente la strada a un ritorno - e poi a una presenza stabile - sulla superficie lunare. Di più: in prospettiva c'è lo sbarco sul pianeta rosso, secondo il presidente degli Usa Donald Trump. «Lo rifaremo e poi passeremo al prossimo obiettivo: Marte!», scrive sul suo social il numero uno della Casa Bianca.
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La capsula si separa all’1.33 dal modulo di servizio europeo, che nel viaggio fino all'orbita della Luna ha assicurato la propulsione, per poi proseguire in autonomia verso la Terra. Dall’1.53 all’1.59 la navicella, alla velocità di 39.690 chilometri orari, entra nell'atmosfera: durante l'attraversamento del plasma la temperatura si avvicina a 2.700 gradi. Dopo l’ammaraggio, le imbarcazioni avrebbero dovuto trainare Orion alla nave di recupero, ma per le forti correnti non è stato possibile. Un’ora e mezza dopo i quattro astronauti sono usciti dalla capsula e saliti sui gommoni: recuperati con gli elicotteri, sono stati trasportati su una nave della Marina statunitense. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen sorridono. Glover è il primo uomo di colore a superare l'orbita terrestre, Koch la prima donna a orbitare intorno alla Luna e Hansen (dell’Agenzia spaziale canadese), il primo non americano a spingersi così lontano nello spazio. E il comandante Wiseman ha accettato la proposta del suo equipaggio di intitolare uno dei crateri, sul lato nascosto della Luna, a sua moglie Carroll morta per un tumore.
«Una missione perfetta - dice l’amministratore capo della Nasa Jared Isaacman - Un momento incredibile, il risultato di un grande lavoro di squadra, anche con i nostri partner internazionali». Come l’Italia: in Artemis II c’è stata «molta tecnologia del nostro Paese nel modulo di servizio europeo Esm a supporto di Orion - ricorda il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente - dai pannelli fotovoltaici agli elementi riscaldanti». Intanto Isaacman guarda già al futuro e ricorda l'accordo firmato a fine marzo con l'Agenzia spaziale italiana, sulla realizzazione di un modulo per la futura base sul suolo lunare: «Stiamo costruendo una presenza duratura sulla Luna». Una base lunare permanente entro il 2032: i moduli che la costituiranno parleranno italiano. «L’accordo strategico - dice il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso - rafforza la nostra cooperazione su moduli abitativi lunari, sistemi di comunicazione avanzati e attività scientifiche».
«I dati raccolti in questa missione - dice ancora l’amministratore capo della Nasa - sono preziosi per preparare la missione Artemis III», alla quale già dal 20 aprile si comincerà a lavorare al Kennedy Space Center. Il successo di Artemis II, con una navetta in grado di trasportare in sicurezza gli astronauti fino alla Luna e riportarli vivi e vegeti a terra, è la garanzia perché il programma vada avanti. La gara è con la Cina, che prevede di portare i suoi astronauti sul suolo lunare nel 2030. Ma la prossima missione non porterà all’allunaggio: secondo la Nasa, sarà Artemis IV nel 2028 portare gli astronauti a camminare di nuovo sulla Luna. Artemis III, nel 2027, dovrà invece sperimentare nell'orbita terrestre un programma di attracco ai lander lunari di due aziende private. Nel solco dell’entusiasmo di Trump, anche la Nasa conferma lo sguardo su Marte: «Ci saranno missioni sempre più impegnative per esplorare aree sempre maggiori della Luna per ottenere scoperte scientifiche, benefici economici e stabilire una presenza umana duratura sulla superficie lunare, gettandole basi per l'invio dei primi astronauti, americani, su Marte».