In campo i campioni: Maldini a Del Piero, Albertini, anche le stelle per la nuova Figc
La Gazzetta dello Sport

In campo i campioni: Maldini a Del Piero, Albertini, anche le stelle per la nuova Figc

Domenica 12 aprile 2026
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Allenatori e calciatori potrebbero candidare Albertini, già presidente del settore tecnico Figc. Paolo e Ale in ballo per un ruolo tecnico

Allenatori e calciatori potrebbero candidare Albertini, già presidente del settore tecnico Figc. Paolo e Ale in ballo per un ruolo tecnico

Roberto Maida Giornalista 12 aprile - 10:51 - MILANO

La nuvola dei desideri elettorali si affolla di calciatori: tanti nomi autorevoli vengono avvicinati a vario titolo alla nuova Figc, chi come candidato alla presidenza chi come uomo forte da accompagnare all’aspirante numero 1. Aspettando il primo passaggio importante della corsa, cioè l’assemblea di Lega di domani che riunirà a Milano i 20 club di Serie A. L’Assocalciatori e l’Assoallenatori, dopo aver valutato costi e benefici di un’operazione rinnovamento, vorrebbero proporre al vertice Demetrio Albertini, già candidato nel 2014 e battuto da Carlo Tavecchio, oppure Damiano Tommasi, attuale sindaco di Verona al momento molto solido nel proprio ruolo politico. Ma tra i corridoi romani si sussurrano altre ipotesi, altri contatti, che coinvolgono figure tecniche di prestigio e competenza buone per affiancare il nuovo presidente: da Alessandro Del Piero a Paolo Maldini passando per la suggestione Roberto Baggio, senza contare Gigi Buffon che si è appena dimesso da capodelegazione della Nazionale A e che potrebbe tornare con un incarico simile se venisse richiamato

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posizioni

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Una cosa è certa: nessuno dei personaggi sopra menzionati accetterebbe di essere usato da pedina elettorale per poi occupare un posto simbolico, utile a muovere le forbici per tagliare i nastri nelle inaugurazioni. I personaggi di un certo livello puntano a incidere nelle scelte strategiche di un movimento che, dopo tre sessioni consecutive di fallimenti mondiali, deve riformarsi a ogni livello. Maldini, ad esempio, ha vinto uno scudetto da dirigente del Milan, la squadra del cuore che ha dolorosamente abbandonato: per entrare in Federalcio non si accontenterebbe mai di fare da spalla a un uomo forte. Lo stesso Del Piero, che da anni vive lontano dai tormenti del pallone e si tiene aggiornato anche grazie alla collaborazione con Sky, a quali condizioni presterebbe il volto alla Grande Rifondazione? Diversa eventualmente sarebbe la posizione di Albertini o Tommasi, che correrebbero direttamente per la presidenza. Con uno di questi due non esisterebbe un problema di convivenza: sarebbe la loro Federazione.

partita a scacchi

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Ma nel marasma dei giochi da salotto, è impossibile orientarsi. Almeno fino a domani, quando il presidente della Lega, Ezio Simonelli, tasterà il terreno del suo gruppo: la Serie A è una componente federale che stavolta, forte del 18% dei voti e di un pacchetto dirigenti molto influente, conta di indicare il profilo vincente per la successione al dimissionario Gabriele Gravina. Non è un mistero che Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e fresco leader dell’organizzazione dell’Olimpiade invernale, sia sponsorizzato da molti big e sia molto interessato alla poltrona. Ma un nome del genere non verrà speso ufficialmente se non avrà una larga maggioranza in Lega: in caso di spaccatura consistente, l’assemblea si concluderebbe senza certezze e chiederebbe una nuova data per discutere del futuro federale.

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opposizione

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La situazione è ingarbugliata anche perché la politica, rappresentata principalmente dal ministro Abodi, non vede di buon occhio la candidatura di Malagò e potrebbe spingere su altre componenti, a cominciare dalla Lega Dilettanti che pesa per il 34% dei voti, per individuare un candidato. Che potrebbe essere proprio il presidente dei dilettanti, Giancarlo Abete, presidente dimissionario nel 2014 all’indomani dell’ultima partita di sempre dell’Italia a un Mondiale. Ma siamo appunto alle schermaglie iniziali: le candidature ufficiali si possono presentare entro il 13 maggio, le elezioni sono invece previste per il 22 giugno. Diventa presidente chi riceve il 51% dei voti, la maggioranza assoluta. Se nessuno ci riesce in tre votazioni, la Figc rischia il commissariamento. Proprio quello che i potenti del calcio italiano, fieri se non gelosi della propria autonomia rispetto alle ingerenze governative, vorrebbero evitare.

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