Seconda in "kick", palle corte, gestione degli sforzi: così Jannik è diventato re anche sulla terra
La Gazzetta dello Sport

Seconda in "kick", palle corte, gestione degli sforzi: così Jannik è diventato re anche sulla terra

Lunedì 13 aprile 2026
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L'altoatesino ha vinto a Montecarlo il suo primo grande torneo sul rosso. Già l'anno scorso, con le finali di Roma e Parigi, aveva mostrato di poter essere super competitivo anche sulla superficie meno congeniale

L'altoatesino ha vinto a Montecarlo il suo primo grande torneo sul rosso. Già l'anno scorso, con le finali di Roma e Parigi, aveva mostrato di poter essere super competitivo anche sulla superficie meno congeniale

Marco Iaria Giornalista 13 aprile - 14:30 - MILANO

“Work in progress”, c’è scritto sulla porta del laboratorio di Jannik Sinner. Un motto che non è cambiato dopo aver conquistato il primo Slam, a Melbourne nel gennaio 2024, né dopo aver raggiunto per la prima volta la vetta della classifica nel giugno 2024, né dopo aver riscritto più e più volte i record del tennis italiano e mondiale. Prendete la terra battuta. Non è mai stata il suo habitat naturale, ma essere competitivo anche lì rappresentava la sfida nella sfida. Anche perché il suo alter ego, Carlos Alcaraz da Murcia, su quei campi ci è nato e ha sviluppato il proprio talento. Fino a un anno fa, l’altoatesino aveva vinto il 71% di match sulla terra (54-22), contro l’80% sul cemento. Per lo spagnolo, ruolino ribaltato: 84% sul lento, 75% sul duro. Il 2025 è stato l’anno della definitiva consacrazione di Alcaraz, anche grazie alla campagna primaverile: vittoria a Montecarlo, finale a Barcellona, vittoria a Roma, vittoria al Roland Garros. Ma il 2025 è stato anche l’anno in cui Sinner ha capito di poter essere, se non il più forte, almeno uno dei due migliori al mondo anche sulla superficie meno congeniale. È tutto parte di un processo in costante evoluzione, dal punto di vista fisico, tecnico, tattico e mentale. 

VIDEO: Sinner canta l'Inno di Mameli dopo la vittoria a Montecarlo contro Alcaraz

progressi

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La confidenza con gli appoggi e le scivolate è stata rafforzata proprio un anno fa. Lo stop per il caso Clostebol, cancellando la trasferta americana, ha fatto sì che Sinner rimanesse sulla terra per oltre tre mesi consecutivi, tra il periodo di allenamento pre-rientro e la frequentazione del tour a cavallo tra Roma e Parigi. E proprio nei due appuntamenti che hanno segnato il ritorno alle gare, Jannik ha raggiunto entrambe le volte la finale, arrivando a un soffio dall’impresa in Francia. I tre match point consecutivi svaniti contro Alcaraz sono stati un colpo durissimo ma, allo stesso tempo, uno stimolo a compiere l’ennesimo step. Sì, la rivincita a Wimbledon, ma più in generale la crescita nei colpi e nelle situazioni in cui c’erano margini di miglioramento, insieme all’acquisizione di nuove armi da tirar fuori nel momento del bisogno. 

variante

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Quest’anno l’azzurro è sceso in campo a Montecarlo con pochi allenamenti sulla terra, essendo reduce dal Sunshine Double sul cemento. Eppure si è ambientato subito bene, proprio grazie alla solidità e alle certezze acquisite anche su questa superficie. Il servizio, migliorato tantissimo nell’ultimo anno e mezzo, è diventato un’arma anche con la seconda in kick a ricacciare indietro l'avversario, utilissima in questi giorni quando la prima non entrava (ieri al 51%). Jannik ha iniziato a introdurre con sempre maggiore disinvoltura la variante della palla corta, sia di dritto sia di rovescio: contro Auger-Aliassime ne ha messe a segno sei su sei. E cosa dire della posizione camaleontica in risposta? Qualche passo avanti o indietro, variando in base al punteggio e all’avversario. Chiaramente non solo sul rosso, ma ieri l’avanzamento sulla seconda, affrontata quasi sulla riga, ha destabilizzato Alcaraz (cinque doppi falli). Sulla terra Jannik aveva conquistato un solo torneo – il 250 di Umago nel 2022 – e collezionato più delusioni che gioie: proprio nel Principato si era fermato in semifinale le due volte precedenti, rimontato da Rune nel 2023 e battuto da Tsitsipas nel 2024, complici un errore arbitrale e il problema all’anca che si sarebbe trascinato nelle settimane successive. Ma questo è tutto un altro Sinner, pure nella gestione dello sforzo fisico e dei momenti di "down". 

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parigi

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A Montecarlo è arrivato l’ottavo titolo Masters 1000 in carriera, il primo sulla terra, che adesso è casa sua. E, grazie ai cinque successi di fila, la percentuale di partite vinte sale al 74,5% (70-24), con l’82% sul cemento (23 titoli) e il 74,4% sull’erba (2 titoli). Alcaraz, che sulla terra arrivava da una serie positiva di 17 match e mantiene un ruolino elevatissimo (84,3%), ha capito che Jannik può batterlo anche qui, dopo che lo spagnolo si era aggiudicato gli scontri più importanti (semifinale a Parigi 2024, finali a Roma e Parigi 2025). Appena finito l’incontro, gli ha detto: “Cemento, erba, terra… Ottimo lavoro”. L’obiettivo dichiarato di questa stagione, non a caso, è il Roland Garros. E prima c’è il Foro Italico. In quest’era dei Big Two basta pochissimo per far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Tornerà il tempo di Alcaraz. Ma Sinner, adesso che ha rotto il tabù, è pronto a prendersi tutto anche sul rosso.

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