Dolore cronico: scoperto il circuito del cervello che non si spegne mai
Ricercatori di Stanford hanno identificato il meccanismo che trasforma un danno temporaneo in sofferenza permanente. Una scoperta che ribalta decenni di ipotesi
Ricercatori di Stanford hanno identificato il meccanismo che trasforma un danno temporaneo in sofferenza permanente. Una scoperta che ribalta decenni di ipotesi
Eu.Spa. 20 aprile - 18:03 - MILANOUrtiamo contro una superficie e, di norma, il dolore svanisce in pochi secondi. Per centinaia di milioni di persone nel mondo, quella sensazione invece non se ne va. Dura giorni, mesi, anni. Resiste ai farmaci e spesso sopravvive alla guarigione del tessuto che l'aveva generata: il dolore cronico è uno dei problemi più ostinati della medicina e capire perché il corpo continui ad avvertirlo anche senza una causa attiva è una domanda a cui la scienza non ha ancora dato una risposta definitiva. Ma un gruppo di ricercatori della Stanford University (USA) potrebbe esserci vicino.
Lo studio, pubblicato su Nature ad aprile 2026, paventa l'esistenza di una sorta di circuito ad anello che collega il midollo spinale al cervello. Una volta alterato da un danno, questo circuito si autoalimenta: continua a trasmettere messaggi di dolore anche quando non c'è più nulla da segnalare. Ma bloccare uno qualunque dei suoi nodi, in alcuni esperimenti sui topi, ha eliminato il dolore cronico senza toccare la capacità di sentire dolore acuto (quello che ci avverte dei pericoli reali, nda).
dolore cronicoOn cells
—Il nodo centrale del sistema è un gruppo di cellule nel tronco encefalico, note come on-cells, che si accendono quando sentiamo dolore e si spengono con la morfina. Gli scienziati le studiano da decenni, ma finora nessuno era riuscito a controllarle con precisione. A Stanford hanno invece costruito un virus modificato capace di viaggiare al contrario lungo i neuroni, risalendo le connessioni come si risale un fiume, e questo ha permesso di accedere a queste cellule, registrarle, silenziarne l'attività e eliminarle senza toccare quelle vicine. Nei topi da laboratorio con un danno nervoso indotto, questi neuroni diventavano via via più reattivi: le risposte alla pressione crescevano nella prima settimana e restavano elevate per almeno 28 giorni. Silenziarne l'attività anche a dolore già presente, in una fase in cui nemmeno la morfina funziona più, riportava la sensibilità quasi alla normalità.
Non è tutto. Fino ad oggi si pensava che la fonte del fastidio fosse una zona chiamata grigio periacqueduttale, considerata il centro di comando del dolore. Ma silenziare quella connessione non ha cambiato nulla. Il segnale critico veniva da tutt'altra parte: il collicolo superiore laterale, che normalmente serve a orientare gli occhi verso un oggetto di interesse e che con il dolore non sembrerebbe avere nulla a che fare. Quando i ricercatori hanno interrotto la sua connessione con i neuroni del tronco encefalico, il dolore cronico è scomparso.Quando invece l'hanno stimolata per 7 giorni di fila, hanno prodotto una sensibilità persistente al dolore in topi sani.
il circuito del dolore
—In pratica, è come se ci trovassimo dinanzi a una sorta di circolo vizioso: il segnale parte dal midollo spinale, sale al cervello attraverso più stazioni, e poi ridiscende, amplificando ogni volta la sensibilità al dolore. Un ciclo che sopravvive alla guarigione e tende a perpetuarsi da solo. E il motivo per cui è così difficile interromperlo è che il segnale usa due strade e bloccarne una sola non basta. Solo interrompendole entrambe il ciclo si spezza, e questa ridondanza interna spiegherebbe perché il dolore cronico resiste a quasi ogni trattamento.
Altri studi confermeranno se è la strada giusta. La speranza è alta: il dolore cronico è la prima causa di disabilità nel mondo. I farmaci oggi disponibili, oppioidi in testa, agiscono sedando il sistema nervoso in modo generalizzato.Un approccio che intervenga direttamente sul circuito che mantiene attivo il dolore funzionerebbe in modo molto diverso.
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