Maratona di Boston, doppio bis: Korir centra il record della gara (2h01'52''). Tra le donne si ripete Lokedi
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Maratona di Boston, doppio bis: Korir centra il record della gara (2h01'52''). Tra le donne si ripete Lokedi

Lunedì 20 aprile 2026
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Il 29enne keniano, vincitore qui anche nel 2025, polverizza il primato che resisteva da 15 anni. In cinque sotto le 2h04’. Conferma anche nel femminile: vince la keniana Sharon 

Il 29enne keniano, vincitore qui anche nel 2025, polverizza il primato che resisteva da 15 anni. In cinque sotto le 2h04’. Conferma anche nel femminile: vince la keniana Sharon 

Andrea Buongiovanni Giornalista 20 aprile - 19:18 - MILANO

Ci voleva uno scatenato John Korir, già vincitore nel 2025 e uno dei migliori specialisti dell’attuale generazione, per migliorare il primato maschile della maratona di Boston che resisteva da quindici anni. Il 29enne keniano, con un’azione decisiva cominciata intorno al 32° km, domina l’edizione n. 130 della più classica delle 42 km mondiali (la seconda stagionale del circuito delle sette Majors), con un enorme 2h01’52”. Il limite precedente apparteneva al connazionale Geoffrey Mutai che, appunto nel 2011, si impose in 2h03’02”. Quello di Korir, in dicembre già vincitore a Valencia in 2h02’24” e fratello di Wesley, a Boston campione nel 2012, è un tempo stratosferico, considerando il percorso spacca gambe della gara del Massachusetts, con continui saliscendi e rampe quali quelle della Hearthbreak Hill, a Newton, che lasciano senza fiato. Ad aiutare la prestazione, condizioni meteo pressoché perfette, con il termometro tra i 6 e i 9 gradi e soprattutto, in lunghi tratti, un buon vento a favore. Peccato solo che non potrà essere omologata: Korir, diversamente, sarebbe diventato il quinto di sempre. Ma il dislivello complessivo della gara è superiore a 42 metri (circa 130), così come il punto di partenza da Hopkinton, in linea d’aria, dista da quello di arrivo in Boylston Street più di 21 chilometri.

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I ritmi, inevitabilmente, sono rapidi sin da subito: il gruppo di testa transita alla mezza in 1h01’50”. Isolato, davanti, con un vantaggio di sette secondi, c’è l’etiope Lemi Berhanu. Ma a prendere la prima vera iniziativa è l’altro etiope Milkesa Mengesha, re a Berlino nel 2024. Guadagna quale metro, ma alza presto bandiera bianca. Salta lui, emerge Korir, che resta subito solo. L’azione è elegante e redditizia. Decisa, sicura. John, sulle strade di Boston, vola. Copre i 10 km che vanno dal 20° al 30° in 28’50”; i 5 tra il 30° e il 35° in 14’10”. Gli ultimi 2195 metri i 6’04”, tre secondi più lento del “record” siglato da Yeman Crippa domenica a Parigi. La sua seconda mezza è da 60’02”. Che le condizioni siano ottimali le conferma l’ordine di classifica: per la prima volta nella storia in tre chiudono sotto le 2h03’ e in cinque sotto le 2h04’. Sono, nell’ordine, il tanzaniano campione del mondo Alphonce Simbu (2h02’47”), il keniano Benson Kipruto, l’ultimo vincitore a New York (2h02’50”) e qui primo nel 2021, a loro volta sotto il primato della prova, l’etiope Haile Kiros (2h03’42”) e il fresco statunitense, ex marocchino, Zouhair Talbi (2’03”45). Il suo crono varrebbe in record a stelle e strisce, fosse omologabile. In otto finiscono comunque sotto le 2h05’, in tredici sotto le 2h06’. Clamoroso. Per Korir, per la gioia del direttore di corsa Dave McGillivray, un bonus da 200.000 dollari: 150.000 per il successo, 50.000 per il record del percorso.

Ricordano Bibbi

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Back to back tra gli uomini, back to back tra le donne: con un’altra affermazione keniana firmata, in 2h18’51”, dalla 32enne Sharon Lokedi. Il suo attacco (decisivo) avviene poco prima del 37° km quando, dopo essere emersa prima da un gruppetto di sei e poi di tre, stacca anche le ultime rivali. All’arrivo precede Loice Chemnung (2h19’35”) e Mary Ngugi-Cooper (2h20’07”). Il tutto nel 60° anniversario dall’incursione (del 1966) di Bobbi Gibb sul percorso, colei che correndo i 42 km, ha cambiato la storia del running femminile. Nei giorni scorsi, nei pressi della linea di partenza e in sua presenza, in suo onore è stata scoperta una statua in bronzo a grandezza naturale che la ritrae, scolpita da lei stessa. Doveva essere dedicata a Joan Benoit, ma la vincitrice della prima maratona olimpica femminile (Los Angeles 1984) ha deciso che ritraesse Bobbi. Anche questo è il fascino del Patriots’ Day e della maratona di Boston.

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