Alcaraz: "Senza Sinner non sarei lo stesso, mi fa crescere. Roma e Parigi? Non so se ci sarò"
Lo spagnolo nominato Sportivo dell’anno di Laureus: "Per il polso farò nuovi esami, sono giorni lunghi e di grande attesa per capire come evolve l'infortunio"
Lo spagnolo nominato Sportivo dell’anno di Laureus: "Per il polso farò nuovi esami, sono giorni lunghi e di grande attesa per capire come evolve l'infortunio"
Federica Cocchi Giornalista 21 aprile - 07:29 - MILANOHa il polso ben impacchettato in un tutore, ma il sorriso non lo abbandona mai. Carlos Alcaraz è lo Sportivo dell’anno di Laureus. Tra i nominati c’era anche Jannik Sinner, in una specie di eterna rivalità dentro e fuori dal campo. Stavolta è stato lo spagnolo a uscire col trofeo, in attesa di una sfida in campo. Quando, però, non si sa. Il team dello spagnolo sta facendo di tutto per recuperare e tentare di essere a Roma e al Roland Garros, ma allo stesso tempo sono tutti consapevoli che forzare i tempi di recupero potrebbe essere controproducente.
VIDEO: Alcaraz: "Infortunio più serio del previsto. Spero mi rivediate presto"Carlos, tutti vogliono vedere un altro duello al Foro Italico e a Parigi come lo scorso anno. Com’è la situazione del suo infortunio?
"Di attesa. Di pazienza. Sono giorni lunghi e stiamo cercando di fare tutto il possibile. Dobbiamo fare nuovi esami nei prossimi giorni e da lì capiremo come sta evolvendo la situazione e i passi da muovere. Sto cercando di essere positivo e motivato, ma sono giorni davvero lunghi...".
Lei ha tantissimi tifosi in Italia, e anche nelle sfide col nostro numero 1 è applauditissimo. Possiamo dire che fa parte della famiglia: come se lo spiega?
"La verità è che non lo so. Però penso che il buon rapporto che abbiamo Jannik ed io sia d’aiuto in questo. L’ho sempre detto: alla fine stiamo lottando per le stesse cose, per i tornei più importanti, per il numero uno. Stiamo lottando quasi per gli stessi record. Però il rapporto che abbiamo fuori dal campo, una volta usciti è molto buono, e lo è anche con il suo team. Credo che la gente lo apprezzi: gli italiani con me e gli spagnoli con Jannik. Credo che il fatto di ammirare quello che ciascuno dei due sta facendo, al di là della rivalità e dei titoli, sia importante. Bisogna ammirare ogni sportivo per lo sforzo e per quello che sta facendo. E ritengo che sia in Italia sia in Spagna ci si guardi reciprocamente anche in questo modo".
È una rivalità che fa crescere entrambi, lo ripetete spesso: pensa che senza Sinner oggi lei sarebbe lo stesso giocatore?
"Bella domanda. Non lo so, può essere. Però quello che posso garantire è che Sinner mi ha reso un giocatore molto migliore. Il fatto di averlo lì, il fatto di averlo come obiettivo in ogni allenamento, il cercare di limare quei piccoli dettagli che devo migliorare, soprattutto quando so che dovrò affrontarlo, è ciò che più mi fa crescere. Quindi sì, l’ho già detto: sono molto grato che sia nel circuito, perché mi spinge a dare il cento per cento un giorno dopo l’altro".
Sono giovane, spero che la mia versione migliore non si sia ancora vista, ma i 24 Slam vinti da Djokovic sono lontani
A fare da padrone di casa alla cerimonia c’era Novak Djokovic, con i suoi 24 Slam. Si è posto l’obiettivo di superarlo o lei procede per il suo percorso?
"È un traguardo ancora molto lontano. Alla fine spero che la carriera che ho davanti sarà molto lunga. Faremo tutto il possibile perché lo sia. E vedremo fin dove arriverò. Non so se mi fermerò a 10, a 15, a 24, a 20... Non ho intenzione di pormi limiti. Cerco di seguire il percorso che stiamo facendo, che credo sia molto buono, e nel futuro vedremo. Vedremo fin dove riusciremo ad arrivare...".
Con il sorriso e con le buone maniere, tuttavia lei è ferocemente competitivo. Fuori dal campo lo è altrettanto?
"Certo! Assolutamente. Potete chiedere al mio team: ogni volta che gioco con loro, con i miei fratelli, con gli amici, in qualsiasi cosa in cui si gareggi io proprio non voglio, non posso perdere".
Lei è molto legato alla famiglia, agli amici di sempre, ma inevitabilmente essere un atleta di primo piano la porta a frequentare red carpet e occasioni importanti. La diverte o le pesa?
"Alla fine si impara a vivere ogni situazione. A me piace innanzitutto stare a casa, nel mio Paese, con i miei amici più cari. E mi piace anche partecipare a questo tipo di eventi, circondato da leggende, circondato da persone che si sono costruite un grande percorso. Credo che sia bello. A volte torno bambino quando mi capita di incontrare o di essere a cena insieme a grandi personaggi, con leggende dello sport. Lo racconto anche agli amici, a volte non mi sembra vero. Però credo che questo contrasto sia bello".
Lei è un grande tifoso di calcio, del Real Madrid, della sua Murcia. Ma quest’anno c’è anche il Mondiale e lì non ci sarà la sfida con Sinner...: riuscirà a seguirlo?
"Innanzitutto mi spiace che l’Italia non ci sia, è sicuramente un dolore per i vostri tifosi. Quanto a me certamente seguirò la Spagna. E poi cercherò di vedere anche altre partite. A me piace molto il calcio. Il Mondiale è qualcosa di unico, qualcosa di super passionale per la gente. Credo che la Spagna abbia mostrato le grandi capacità che ha, i grandi giocatori che possiede. Possiamo ambire a fare bellissimi risultati. Non voglio mettere pressione alla nazionale, però la verità è che ho molta fiducia: credo molto nella squadra che abbiamo e spero davvero che arriviamo fino in fondo al Mondiale...".
Tra i premiati c’è anche il golfista Rory McIlroy fresco di doppietta al Masters e suo tifoso. Il golf spopola tra i tennisti, lo sa che Jannik ci sta dando dentro per sfidarla sul green?
"Eccome, l’ho visto diverse volte. Quando lo incontro negli spogliatoi o col suo team, parliamo molto di golf, dei campi che ci sono, di dove ho giocato, di dove dovremmo giocare. La verità è che passiamo dei bei momenti. Ci ripromettiamo sempre di provarci, di andare insieme tra un torneo e l’altro. In questo momento ovviamente non mi sto allenando molto, però sul karting sì: occhio Jannik che sto crescendo e ci sfideremo anche in pista. No, non quella di sci però".
C’è una versione di Alcaraz che non abbiamo ancora visto?
"Penso di sì. Anche perché spero che la mia versione migliore non sia ancora uscita. Sono molto giovane per dire di aver raggiunto il mio massimo potenziale. Penso che mi resti ancora tempo, mi resti ancora tanto per continuare a imparare, per migliorare in tutti gli ambiti: tennistico, fisico e mentale. Quindi spero che tra qualche anno venga fuori il miglior Carlos Alcaraz".
Che cosa la rende felice della sua vita da sportivo?
"La vita da sportivo, come tutto, ha lati positivi e negativi. Però il lato positivo è l’opportunità che ho in tutto: arrivare alla gente, conoscere persone, anche molti dei miei idoli. Di vedere il mondo. E credo che questo sia meraviglioso. È quello che mi rimarrà sempre dentro, anche quando avrò smesso".
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