Bianchi: "Chivu, fatti odiare, ma tieni tutti sul pezzo. A Napoli ho fatto il doblete così"
L’allenatore che con Maradona nel 1987 conquistò scudetto e Coppa: "Nello spogliatoio festeggiavano il tricolore, io dissi 'Non abbiamo ancora vinto niente'. Mi presero per pazzo, ma l'obiettivo era smorzare qualsiasi entusiasmo prima di alzare quei due trofei"
L’allenatore che con Maradona nel 1987 conquistò scudetto e Coppa: "Nello spogliatoio festeggiavano il tricolore, io dissi 'Non abbiamo ancora vinto niente'. Mi presero per pazzo, ma l'obiettivo era smorzare qualsiasi entusiasmo prima di alzare quei due trofei"
Guendalina Galdi Giornalista 21 aprile - 09:27 - MILANO Ottavio Bianchi con Diego MaradonaDoppietta a tutti i costi. Ognuno entra nella storia a modo suo e, soprattutto, con l’approccio che più ritiene opportuno. Ottavio Bianchi, in un 1987 da sogno per il suo Napoli, vinse lo scudetto — il primo in assoluto per gli azzurri — e la Coppa Italia. E doublete fu. Lui afferma che raggiunse quegli obiettivi anche perché fu in grado di “smorzare qualsiasi entusiasmo prima di alzare quei due trofei. A un certo punto era diventato solo quello il mio compito, anche a costo di farmi odiare”.
E come riuscì a farsi “odiare” dalla sua squadra?
“Feci una gaffe perché quando i giocatori e Napoli tutta festeggiavano il primo scudetto, siccome avevamo un’altra finale che a me interessava moltissimo, sono entrato negli spogliatoi facendo un po’ di scena e con la faccia dura. E dissi: 'Cosa continuare a festeggiare? Non abbiamo ancora vinto niente'. Mi hanno guardato come se fossi matto... Poi però abbiamo vinto anche la Coppa Italia”.
Questo è dunque il segreto, il metodo-Bianchi per tenere alta la concentrazione.
“Sì, e rifarei tutto. È stato bello vincere quella Coppa perché l’avevano giocata quasi tutti i giovani, e napoletani, che non avevano trovato molto spazio in campionato. Per questo la squadra di quella stagione non va ricordata solo come 'il Napoli di Bianchi' o 'il Napoli di Maradona'. Ed era un peccato arrivare lì e non tentare il doublete. Allora ho provato a farmi un po’ odiare in quel modo e ci sono riuscito benissimo (ride, ndr). Il periodo successivo a quei due successi è stato molto gratificante”.
Non ho mai partecipato al carnevale di Rio ma Napoli in quel periodo era colorata ed euforica come può esserlo una festa simile
Ottavio BianchiQuando ha capito che, oltre a uno scudetto storico, poteva conquistare anche la Coppa?
“Il campionato è stato un braccio di ferro fino alla fine. Quando sei in società che non sono abituate a vincere è facile farsi trasportare dagli entusiasmi prima del previsto. Ma a me hanno insegnato che prima di alzare le braccia al cielo ed esultare devi passare il traguardo. Ero sul pezzo, capivo che il momento più pericoloso era proprio alla fine, quando sei alla volata finale e non hai ancora tagliato il traguardo. In città c’era entusiasmo da tempo e io lo combattevo perché è pericoloso”.
Poi però anche lei si sarà lasciato andare ai festeggiamenti.
“È stata un’esplosione. Non ho mai partecipato al carnevale di Rio ma Napoli in quel periodo era colorata ed euforica come può esserlo una festa simile. Anche di più. Io ai tempi vivevo in albergo e il giorno dello scudetto impiegai tantissimo tempo per rientrare. Una volta arrivato mi aspettavano per cena il direttore dell’albergo e qualche amico. Al tavolo a un certo punto si presentano il presidente Ferlaino e la moglie e lui mi dice: 'Ma cosa fa qui? C’è una festa in tutta la città!'. Mi sono lasciato convincere e sono andato in giro in macchina con loro. È stato come un assalto a Fort Apache, quel giorno ho fatto una sudata che ancora me la ricordo. Indescrivibile. Qualcosa che solo Napoli e i napoletani potevano regalare”.
Ora è l’Inter che può centrare entrambi gli obiettivi, se lo aspettava da un allenatore giovane e alla prima esperienza in una big come Chivu?
“Al di là della bravura sua e della squadra, penso sia stato agevolato dal fatto che le altre a un certo momento hanno rallentato e non ha avuto più tanto il fiato sul collo in campionato. Poi in Coppa può far giocare le seconde linee che sono comunque valide e fresche. E, dato non secondario, l’Inter è abituata a vincere, quel mio Napoli no. Era un’altra cosa rispetto al Napoli di ora che non è più una squadra che deve aspettare cinquant’anni per vincere”.
Lei ha detto che si fece odiare dai suoi prima di quel double, a Chivu consiglia di fare lo stesso?
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“Nel mio ex mestiere, i miei maestri mi ricordavano spesso le parole di un filosofo francese: 'Dare buoni consigli è un errore, dare degli ottimi consigli è una tragedia'. Quindi mi guardo bene dal dare suggerimenti. Chivu sarà sicuramente bravo a fare la faccia cattiva, anche se vorrà ridere e scherzare, pur di mantenere la squadra concentrata. È parte del bagaglio degli allenatori: sdrammatizzare quando è in corso un dramma e drammatizzare quando il cielo è troppo sereno. A volte fa bene far apparire una burrasca pur di tenere tutti sul pezzo”.
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