Coppa Italia e scudetto: Inter, contro il Como inizia l'operazione doblete
La Gazzetta dello Sport

Coppa Italia e scudetto: Inter, contro il Como inizia l'operazione doblete

Martedì 21 aprile 2026
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I quasi campioni d’Italia vogliono la finale di Roma per provare a centrare la doppietta. Sfida tra filosofie diverse, si parte dallo 0-0 dell’andata

I quasi campioni d’Italia vogliono la finale di Roma per provare a centrare la doppietta. Sfida tra filosofie diverse, si parte dallo 0-0 dell’andata

Sebastiano Vernazza Giornalista 21 aprile - 11:44 - MILANO

Lo scudetto basta e non basta. Per scacciare i fantasmi della Champions League, tra la finale persa per 5-0 contro il Psg e l’eliminazione ai playoff con il Bodo, all’Inter serve qualcosa di storico e il Doblete, la doppietta campionato-Coppa Italia, si presta allo scopo. La coppa nazionale di per sé ha funzioni consolatorie, se parliamo di una grande. Abbinata alla vittoria in campionato assume altri e più alti contorni. Una maglia con due fregi tricolori, lo scudetto e la coccarda, non è mai banale, regala una memoria duratura. L’ultimo Doblete nerazzurro è incastonato nel Triplete del 2010, parliamo dell’Inter di José Mourinho che centrò il magnifico tris Champions-campionato-Coppa Italia. L’ultimo Doblete puro, autarchico, risale al 2006, con Roberto Mancini in panchina, ma lo scudetto arrivò a tavolino, tramite Calciopoli. Cristian Chivu c’era, come giocatore, nel 2010 del Triplete e con il Doblete da allenatore potrebbe fare tre più due, uguale cinque, e costruire un suo personalissimo “Pentete”. Anzi, detto così suona male, evoca pentimenti, nel caso sarà meglio chiamarlo il “Penta” di Chivu e basta. 

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Le motivazioni

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Il problema dell’Inter saranno le motivazioni. Con la festa scudetto dietro l’angolo, quanta voglia avrà il gruppo di spingere a tutta per battere il Como e staccare il biglietto per la finale di Roma il 13 maggio? Lo 0-0 dell’andata sul lago, il 3 marzo, non incoraggia. Una partita brutta, il nulla cosmico, per demerito di tutte e due le squadre. Il panorama però era diverso e il meteo, per l’Inter, tendeva al burrascoso. Troppo fresca la doppia batosta contro il Bodo in Europa, pesante e condizionante l’assenza di Lautaro Martinez per infortunio. L’attaccante argentino non ci sarà neppure stasera, ma l’Inter ha sistemato le cose in campionato e ha la testa sgombra. Male che andrà sarà scudetto e andrà bene lo stesso, però l’occasione è notevole. Si può giocare senza il peso di pensieri ingombranti. 

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Visioni diverse

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Chivu e Cesc Fabregas non sono allenatori agli antipodi, ma coltivano visioni diverse. Chivu, nella sua prima stagione all’Inter, si è affidato a un gioco di mediazione. Non ha demolito l’architettura di Simone Inzaghi, l’ha modificata, ha chiesto ai giocatori di essere più aggressivi e diretti. Fabregas è partito dall’idea forte del calcio spagnolo, basato sul possesso e sul tocco, e vuole che il Como sia dominante, che sottometta l’avversario. Nell’ultimo scorcio di campionato, un punto in tre giornate, gli è andata male. Venerdì, contro il Sassuolo, ha subìto due contropiedi che non pensiamo concederà stasera all’Inter. A San Siro ci aspettiamo un Como più attento e meno aperto. L’Inter non avrà Lautaro né Bastoni, ma per il resto sarà al meglio, con Dumfries e Dimarco motori sulle ali e con Nicolò Barella ritornato elettrico al punto giusto. Marcus Thuram “adora” il Como, lo ha affrontato per quattro volte e gli ha rifilato quattro gol. Nel Como, attenzione al giovane croato Martin Baturina: non ha ancora bucato lo schermo come Nico Paz, ma prima o poi lo farà.

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