Il crollo del Milan, la risalita della Juve: così nel girone di ritorno è cambiato tutto
Nella classifica parziale della seconda parte di campionato i bianconeri hanno viaggiato forte (escludendo il febbraio nero) mentre il Diavolo è solo sesto
Nella classifica parziale della seconda parte di campionato i bianconeri hanno viaggiato forte (escludendo il febbraio nero) mentre il Diavolo è solo sesto
Giovanni Albanese e Marco Pasotto 23 aprile - 15:38 - MILANO Max Allegri e Luciano Spalletti. LaPresseUn cammino asimmetrico che a maggio potrebbe portare allo stesso traguardo. O quanto meno, queste sono le intenzioni di Milan e Juve, accomunate da una parola - Champions - maneggiata lungo i mesi con modalità molto diverse. A grandi linee: super girone di andata a tinte rossonere e più stenti del lecito per Madama, affanni assortiti per il Diavolo e cammino virtuoso per i bianconeri nel ritorno. La somma di tutto questo è comunque positiva in chiave europea: Milan e Juve sono padrone del loro destino e la sfida di domenica racconterà se l'andamento della seconda parte di stagione sarà stato un indizio reale o un bioritmo messo sottosopra dallo scontro diretto.
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—Ciò che più ha stupito nel calo, piuttosto drastico, del Diavolo dalla 20esima giornata in poi è che si è verificato in un'annata priva di impegni europei. Di più: con una Coppa Italia smarrita per strada già a dicembre. Le settimane sgombre dalle coppe, fermo restando il dramma finanziario e concettuale, quanto meno avrebbero dovuto servire per mantenere ritmi alti per tutto il campionato. Ma così non è stato e il fattore legato alla rosa corta - 19 giocatori di movimento diventati 20 a gennaio - è una spiegazione soltanto parziale. In questo momento il Milan ha alle spalle 37 partite e la Juve 45. La forbice non è esigua, al netto della profondità numerica dei rispettivi gruppi. Fatto sta che se i rossoneri nel girone di andata avevano viaggiato a una media di 2,21 punti a partita, in quello di ritorno si è abbassato a 1,71. Un calo brutale, che infatti a un certo punto ha iniziato a mettere a rischio anche il quarto posto, prima che la vittoria di Verona - e gli stop concomitanti della concorrenza - risistemasse la situazione. Considerando la classifica parziale dalla giornata numero 20 in poi, infatti, il Milan è sesto (24 punti) dietro Inter (33), Juve e Napoli (27), Atalanta (26) e Como (25). Solo un punto in più di Genoa e Fiorentina, impegnate nella lotta salvezza. Piange, e parecchio, la casella dei gol fatti: soltanto 16, praticamente uno a partita, ovvero l'undicesimo attacco del torneo. Se i rossoneri sono ancora lassù, in posizione invidiabile, è dunque come al solito grazie alla fase difensiva che, nonostante il doppio sbandamento con Napoli e Udinese, permette ad Allegri di vantare la seconda retroguardia (12 gol) dietro l'Atalanta (10). Il calo è evidente anche nel dato più banale: una sconfitta in tutta l'andata, quattro nel ritorno, concentrate nelle ultime otto uscite. Le cause? Essenzialmente la fase offensiva: banalmente, gli attaccanti non segnano ed è un'epidemia totale, non legato a qualche nome piuttosto che un altro. Una questione di scarsa vena nei singoli e di reparto che però si accompagna anche a una proposta di gioco peggiorata mese dopo mese. Se il Milan autunnale aveva svariate soluzioni per arrivare in zona gol, adesso è tutto molto statico, faticoso e prevedibile. Si segna soprattutto "di pancia", quando occorre recuperare il risultato, o grazie ai guizzi dei giocatori di maggior talento e alle invenzioni di chi fa un altro mestiere, come Pavlovic.
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—Al netto del febbraio nero che è costato l’esclusione dalle coppe e una battuta d’arresto preoccupante in chiave quarto posto, la Juve è stata tra le principali protagoniste del girone di ritorno della Serie A. Il lavoro di Spalletti ha funzionato sul lungo periodo, forse con un effetto più lento - rispetto a come sperava il club - ma comunque con efficacia per rinforzare le ambizioni del progetto in prospettiva. I bianconeri nel girone di ritorno hanno raccolto fin qui 27 punti, meno solo rispetto all’Inter (33), frutto di otto vittorie e tre pareggi (e tre sconfitte) e di 30 gol fatti (13 subiti). L’arma migliore che ha ritrovato Spalletti nella seconda parte della stagione è la solidità difensiva, ha consentito nelle ultime settimane di mantenere spesso la porta inviolata. La crescita dei difensori ha permesso di superare anche la crisi degli attaccanti, che nell’ultimo periodo quasi mai hanno trovato il gol. A questo punto bisognerà mantenere la scia positiva fino alla fine per centrare l’obiettivo minimo del quarto posto, garantendosi così la partecipazione alla prossima Champions League. Pur dovendo tener conto dei limiti della rosa che più volte sono venuti alla luce nel corso della stagione. Spalletti a gennaio chiedeva un centravanti, dopo aver bocciato Openda e in parte anche David, anche se a quest'ultimo ha concesso qualche opportunità in più (il canadese è tornato al gol contro il Bologna, ma per oltre due mesi e mezzo è rimasto in digiuno). La condizione fisica precaria di Vlahovic e Milik non è stata d'aiuto in questi mesi, Zhegrova non è mai entrato a pieno regime nelle rotazioni come Adzic e il peso dell'attacco tutto sulle spalle di Yildiz (non al 100% della condizione per via di un'infiammazione al ginocchio) ha finito per rallentare anche lui. Di contro, Spalletti ha avuto un ottimo riscontro in termini di rendimento da parte di Kelly e Bremer, che erano delle incognite nei primi mesi della stagione, e di Kalulu che è diventato uno dei principali riferimenti della rosa. Tanto che Gatti, titolare quasi imprescindibile negli ultimi anni, adesso è una riserva di lusso al pari di Koopmeiners, superato di gran lunga nelle gerarchie da Locatelli, McKennie e Thuram, tutti rivitalizzati dalla cura Spalletti.
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