Dentro al mondo Xiaomi, il gigante degli smartphone alla conquista dell’automobile
SU7 e YU7 sono solo la punta dell’iceberg di una realtà che in Cina è un colosso. Presto le auto arriveranno in Europa, ma fino a dove potrà spingersi l’interazione con l’ecosistema del brand tecnologico?
SU7 e YU7 sono solo la punta dell’iceberg di una realtà che in Cina è un colosso. Presto le auto arriveranno in Europa, ma fino a dove potrà spingersi l’interazione con l’ecosistema del brand tecnologico?
Matteo Solinghi 30 aprile - 12:08 - PECHINO (CINA) SU7, il primo modello automobilistico di XiaomiLa Cina ha già sott’occhio il pieno potenziale di Xiaomi, ora tocca all’Europa. Tra i colossi nazionali nel campo degli smartphone e degli elettrodomestici con oltre 2.000 prodotti, Xiaomi - nata solamente il 6 aprile 2010 e quotata sulla borsa di Hong Kong nel 2018 - si è rapidamente evoluta anno dopo anno acquisendo, in ambito nazionale, lo status di leader nell’elettronica di consumo, IoT e smartphone appunto. In Europa è conosciuta soprattutto per la propria linea di cellulari premium, completata dai brand Redmi (dai prezzi competitivi) e Poco (per chi cerca una scheda tecnica "ammiraglia" per giochi e multitasking). Non contenta di ricoprire un ruolo in primo piano in Cina e di consolidarsi come terza potenza globale dietro solo ad Apple e Samsung, dal 2024 - dopo tre anni di duro lavoro - il brand ha presentato la sua prima automobile, la berlina SU7, seguita l’anno seguente dal Suv YU7.
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VIDEO: Con la Xiaomi SU7 Ultra sulle strade italianeSalone di Pechino
—Al Salone di Pechino Xiaomi ha messo in bella mostra l’aggiornamento della sua berlina SU7: da un lato con uno scenografico spaccato per ammirare da vicino i singoli componenti dell’auto, dall’altro in variante Ultra, la più estrema con 1.548 Cv di potenza e 1.770 Nm di coppia. Le novità 2026 per la YU7 riguardano invece l’arrivo di una variante GT, a trazione integrale, da 1.003 Cv e 300 km/h, con 705 km di autonomia nel ciclo cinese Cltc (più generoso del Wltp) e dal look più sportivo nella carrozzeria, in colore rosso cremisi.
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La Xiaomi Vision GTVision GT
—Regina del palcoscenico è stata però la Vision GT, un concept il cui esordio è stato… digitale, su Gran Turismo 7. Avvistata in quel di Barcellona al Mobile World Congress 2026, è al Salone di Pechino che il pubblico locale ha potuto ammirare l’hypercar elettrica da vicino. Vicino sì, ma non vicinissimo, perché l’enorme quantità di pubblico assiepato attorno allo stand Xiaomi è la cartina di tornasole di come - almeno per ora e in campo nazionale - questo brand (opera del fondatore Lei Jun) sia riuscito a creare estrema curiosità e popolarità attorno a sé. In una parola: desiderabilità.
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Il cockpit della Xiaomi Vision GT, con il volante composto da 4 micro schermi e un grande display al centroUn sistema interconnesso
—Il concetto di cui sopra è un aspetto da non sottovalutare, perché genera passione e crea una base di "tifosi". Nel mondo in cui l’Europa rimane ancorata alla storia per dare valore a un brand e la Cina lo misura tramite la tecnologia, ecco spiegato come Xiaomi rappresenti - già oggi - una solida realtà nel mercato interno. A questo punto sorge dunque una domanda: come mai Xiaomi è entrata nel mondo automobilistico, se fino al 2021 pensava solamente a fare smartphone e altri dispositivi? La risposta è in un futuro sempre più interconnesso e nel concetto di Human-Car-Home, dove l’auto parla con gli elettrodomestici della casa, lo smartphone parla con l’auto e tutto è collegato. Attivare la cappa sopra i fornelli, aprire le tende, accendere i condizionatori e gestire altri dispositivi ancor prima di entrare in casa, facendolo comodamente dalla propria auto con un semplice comando vocale, in Cina è già realtà. Per far sì che tutto ciò funzioni al meglio, è necessario uno spazio digitale in grado di parlare la stessa lingua. Una lingua che per Xiaomi si chiama HyperOS, il sistema operativo proprietario di Xiaomi basato su Android che ha sostituito la MiUi.
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Sullo schermo della presentazione, la YU7 GTNumeri e sbarco in Europa
—Riprendendo nuovamente il concetto di desiderabilità di cui si parlava prima, ciò si è tradotto, da ottobre 2024 a oggi, in 650.000 immatricolazioni di SU7 e YU7, di cui 450.000 uscite dalla fabbrica di Pechino solo nel 2025, con una capacità produttiva di oltre 1.000 veicoli al giorno. Numeri con un peso specifico non indifferente se si aggiungono all’oltre miliardo di dispositivi venduti da Xiaomi in tutto il mondo nel corso di appena tre lustri. In attesa di analizzare i dati del 2026, quelli del 2027 ingloberanno la presenza sul mercato europeo, dato che è ormai prossimo lo sbarco di Xiaomi (auto) nel Vecchio Continente. Da novembre 2025, tra l’altro, è operativa una sede di ricerca e sviluppo a Monaco di Baviera (Germania), con a capo Rudolf Dittrich, ex Bmw, per dare un’impronta ancor più emozionale ed europea ai veicoli. Sarà proprio quello tedesco il primo mercato per Xiaomi? Facile dedurlo, sebbene non vi siano conferme o smentite in merito. Così come è facile dedurre possano arrivare futuri modelli più compatti, un po' più a misura europea, se l’intento, accennato in una conferenza stampa al Salone di Pechino, è quello di entrare nella Top5 dei produttori mondiali.
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La Xiaomi SU7 Ultra costa, in Cina, 72.000 euro circa al cambio attualePrezzi
—Insomma, se l’idea Apple Car è naufragata al tempo del Covid, Xiaomi - tech company a tutti gli effetti - è ora laddove giganti del settore come la casa di Cupertino e altri concorrenti non si sono mai avventurati concretamente. Ha fatto parlare tanto di sé anche in Europa, Xiaomi SU7, venduta in Cina a prezzi che nel Vecchio Continente considereremmo stracciati per i tempi che corrono e analizzandone le specifiche tecniche, le dimensioni (5 metri di lunghezza), la qualità costruttiva (finiture interne di altissimo livello), la tecnologia. SU7 (in Cina a partire da 28.000 euro circa, al cambio attuale; da 38.000 euro la Max a trazione integrale da 690 Cv; e da 72.000 euro la Ultra da 1.548 Cv) e YU7 andrebbero così, seppur con dazi doganali europei aggiuntivi e spese di trasporto non indifferenti, a insediarsi rispettivamente nei campi delle berline e dei Suv di segmento D, ovviamente 100% elettrici. Tanto, oltre che da elementi come quelli sopracitati, lo farà anche il posizionamento che il brand vorrà dar di sé in Europa: premium, certo, ma molto è ancora da definire.
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All'interno della fabbrica Xiaomi EVEV Factory
—Certo è che Xiaomi, così come altre case cinesi, ha trovato il modo di produrre a costi vantaggiosi, sfruttando il florido ecosistema nazionale, la crescita economica del Paese e il beneficio di produrre molto da sé, senza eccessive commissioni esterne. All'interno la fabbrica di veicoli elettrici colpisce non solo per la massiccia presenza di robot in grado di gestire compiti complessi e molto diversi fra loro in rapporto al quantitativo di personale, almeno nella fase iniziale del processo produttivo; ma anche per il fatto che sia la stessa Xiaomi a occuparsi di fondere acciaio e alluminio per creare l’ossatura delle auto.
L'area dove vengono "creati" gli smartphoneUna potenza moderna
—Ciò che sorprende, dopo aver visitato i luoghi nevralgici di Xiaomi nell’area di Pechino, sono aspetti quali la maturità, la serietà, il know-how, la capacità di fare impresa e costruire qualcosa di grande in così poco tempo. In 16 anni Xiaomi ha sviluppato un impero: da interessante start-up in grado di portare sul mercato il Mi 1, il primo smartphone, a una produzione pari a 10 milioni di cellulari l’anno, con un ritmo di un telefono ogni 6 secondi in specifici impianti automatizzati all’interno di una fabbrica hi-tech di nuovissima generazione da 81.000 mq, inaugurata nel 2024. In mezzo l’acquisizione di competenze a non finire, inglobando dentro di sé altre interessanti start-up sempre orbitanti nel ramo della tecnologia.
La pista di atletica all'interno del palazzoAree test
—Si pensi che dentro l’azienda sono state create zone test simili a centri commerciali, borghi, negozi, pub e via dicendo per testare le camere degli smartphone simulandone l’uso nella vita reale. E per gli indossabili (come gli smartwatch) è stato creato un campo di atletica al cui interno e al cui esterno vi sono numerosi attrezzi per la palestra, piscine per il nuoto, tavoli da ping-pong per testare gli occhiali AI, piste da sci e molto altro. Lo sviluppo, tramite anche l’aiuto di atleti, è incessante. Al punto che stanno studiando quando i muscoli mandano stimoli elettrici con parametri fuori media per capire in modo preventivo quando è meglio interrompere l’allenamento. Non mancano aree, dal gusto meno sportivo, dove si studia l’interconnessione tra uno smartwatch e altri elettrodomestici dell’ecosistema, in modo tale da controllare tutto semplicemente schioccando le dita o con le gesture. Insomma, Xiaomi è una tech company a 360° con una sua chiara visione del mondo. In Cina hanno ben presente cosa è in grado di fare, l’Europa - con l’imminente arrivo della divisione auto come parte importante del puzzle - sta per scoprirlo.
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