Inchiesta arbitri, le "designazioni combinate": ecco cosa vuol dire e cosa sarebbe successo
Uossibili scenari
I testimoni nell'inchiesta di Milano sugli arbitri avrebbero parlato di "designazioni combinate": ecco cosa significa e i possibili scenari
Lorenzo Cascini Giornalista 30 aprile 2026 (modifica alle 18:00) - MILANO L'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, 52 anniC’è una questione che può determinare il futuro e il peso dell’inchiesta di Milano sugli arbitri. Tempo e spazio sono noti: il giorno 2 aprile, a San Siro. Nello specifico, si fa riferimento alle designazioni di Rocchi per Bologna-Inter (scelto l’arbitro Andrea Colombo) e per Inter-Milan (Daniele Doveri). Entrambi gli arbitri sono stati sentiti dalla Procura come persone informate sui fatti. Ma c’è una domanda che tiene ancora banco. Alcune persone chiamate a testimoniare - appartenenti esclusivamente al mondo arbitrale - avrebbero parlato di "designazioni combinate". Ma cosa vuol dire? Proviamo a spiegarlo, restando nel campo delle ipotesi.
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—Da alcune delle testimonianze degli arbitri, sentiti nell'inchiesta della Procura di Milano, sarebbe emerso il "sistema Rocchi". Un discorso di "figli e figliastri", per cui le designazioni sarebbero state combinate per favorire la carriera di alcuni arbitri a discapito di altri. Tutto, quindi, inerente al loro stesso settore. Questo avrebbe poi inciso su votazioni e stop. Chi sarebbe stato "gradito" al designatore avrebbe continuato ad arbitrare, continuando dunque a guadagnare e a dirigere gare di Serie A. I big match sarebbero stati un premio per gli "allineati" alla "cricca" dell’ex designatore, accusato di concorso in frode sportiva. Chi, invece, non si fosse piegato al "sistema" sarebbe stato epurato, sfavorito, svantaggiato. E infatti, quelli che hanno denunciato e presentato esposti sono esclusivamente arbitri o ex arbitri che sarebbero stati in qualche modo danneggiati dalle scelte di Rocchi: esclusi o "fatti fuori".
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—Le designazioni sarebbero state decise da Rocchi non solo seguendo logiche interne al mondo degli arbitri, ma per ragioni di rapporti o valutazioni di opportunità rispetto ai club. In questa direzione andrebbe capito se il designatore poteva trarne a sua volta dei vantaggi. Vari scenari potrebbero essersi verificati: la designazione di un arbitro era una forma di tutela per evitare problemi con le società e per non mettere in difficoltà gli arbitri stessi. Oppure ci sono stati accordi e quindi si tratterebbe di un favore diretto fatto alle società. Al momento però non è stato sentito nessun membro delle società di Serie A (nemmeno i "club referee manager, cioè delegati a gestire i rapporti tra le squadre e la classe arbitrale) e il famoso colloquio a San Siro è avvenuto tra Rocchi e arbitri. L’accusa dovrà quindi provare che Colombo e Doveri siano stati scelti in quanto arbitri graditi o sgraditi all’Inter, circostanza che, a quanto risulta, non è stata confermata dai testimoni fino a questo momento.
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