Ceccon: "Io, stanco di fare il giramondo... Ho voglia di casa e vincerò ancora"
Il campione olimpico dei 100 dorso, il rientro dall’Australia e la gara in slip a Riccione: "Obiettivo Europei. Devo limare il mio record, dura poco"
Il campione olimpico dei 100 dorso, il rientro dall’Australia e la gara in slip a Riccione: "Obiettivo Europei. Devo limare il mio record, dura poco"
Sergio Arcobelli Giornalista 1 maggio - 08:57 - MILANOIl barbuto Thomas Ceccon sembra uscito da una scena di Into the Wild: dopo mesi in viaggio, tra libertà e spostamenti continui, arriva il momento in cui tutto si riduce a un pensiero semplice - tornare nella sua comfort zone. "Sono stanco di girare il mondo, ho voglia di casa", ammette. Più un manifesto personale che uno sfogo. Il campione olimpico dei 100 dorso è rientrato dopo aver girato il mondo da ottobre, tra allenamenti e gare dall’Australia alla Cina. Proprio al ritorno ha vissuto dei Campionati Italiani decisamente singolari, affrontati con un atteggiamento quasi riluttante e battuto nella sua gara da due prospetti come Daniele Del Signore e Matteo Venini. Eppure, avrebbe anche potuto rinunciare ai Tricolori di Riccione, dove ha gareggiato con gli slip da mare, essendo già in possesso del pass per gli Europei di agosto ("Ah, davvero? Non lo sapevo", confessa). Ceccon resta così: uno che può dominare il mondo e, un attimo dopo, dire semplicemente che non sa una cosa o che vuole tornare a casa. E forse è proprio questo a renderlo diverso da tutti gli altri. "Fatico a divertirmi". Thomas si racconta così, con quella miscela di talento e imprevedibilità che lo rende unico. Perché Thomas non si corregge: o lo accetti così com’è, oppure no. Imprevedibile, diretto, mai allineato. Come quando, a Parigi 2024, andò a dormire sotto gli alberi. Chiedergli di cambiare è inutile. Lui, che dice di odiare i social, è diventato comunque un idolo tra i giovani, con migliaia di follower anche all’estero, soprattutto in Sud America.
VIDEO: Ceccon: "Pisolino al Villaggio olimpico? Ecco la verità"Thomas, stanco di girare il mondo?
"Non nego che agli Assoluti di Riccione ho faticato a ritrovare la gioia nel gareggiare. Sto subendo un po’ questo momento. Per questo ho bisogno di stare a casa e fare l’atleta".
Arriva da mesi in Australia.
"Sono andato per il clima e per allenarmi con Dean Boxall al St. Peter’s Western di Brisbane".
Ci tornerebbe?
"No. Basta così. Due volte sono sufficienti. Mi ha reso più consapevole delle differenze tra loro e noi".
Differenze anche economiche: lì si paga per allenarsi.
"In tutto il mondo paghi. Ed è giusto. Paghi l’allenatore, i servizi. Se è il migliore, lo paghi. Da noi questa cosa non c’è ed è sbagliata".
Cosa dovrebbe imparare l’Italia?
"Gli impianti e l’organizzazione. In Australia i gruppi sono più ampi. Io in Italia spesso mi allenavo da solo, ora invece siamo in quattro o cinque. Ho portato alcune piccole cose: la musica, il programma scritto in lavagna dal mio allenatore Alberto Burlina. Dettagli che faranno la differenza".
Eppure l’Italia continua a vincere.
"Infatti siamo fortissimi. Dipende da dove cresci. Loro hanno un metodo, ad esempio vanno a correre presto, fanno cyclette, in Italia non esiste quella cosa lì. Ma poi devi farlo per tutta la carriera. Se lo copi per tre mesi, non è detto che funzioni".
È corretto dire che l’Italia fa un miracolo contro le superpotenze?
"Sì. Abbiamo allenatori molto preparati. La base è altissima. All’estero puoi diventare coach in poco tempo. Però il top livello è simile, forse leggermente superiore".
Ha visto prepararsi l’australiano Cameron McEvoy, il nuovo primatista del mondo nei 50 sl?
"Sì, Cam ha stabilito il record in Cina sotto i miei occhi. Ho fatto anche qualche allenamento con lui. Usa tecnologie avanzate, fibra di carbonio, dati continui. È tutto molto scientifico. Funziona per lui".
Torniamo all’Olimpiade di Parigi 2024: rivede ogni tanto quella finale?
"È un ricordo bellissimo, ogni tanto la riguardo, ma è passato. Se resti lì, non vai avanti".
Ad agosto sono in programma gli Europei sotto la Torre Eiffel.
"Ma per fortuna nuoteremo in un’altra piscina: quella dei Giochi non andava bene per la profondità".
Obiettivi: 100 e 200 dorso insieme? Nella gara più lunga l’ungherese Kos sembra molto pericoloso.
"Sì, si possono fare entrambi. Il 50 è da valutare. La preparazione sarà più ampia e terrà conto anche del 50 farfalla, la specialità in cui ho vinto l’oro mondiale nel 2023".
In vista di Los Angeles 2028 pensa a un periodo negli Stati Uniti?
"Forse potrei fare un collegiale in altura a Flagstaff. Ma non nei prossimi mesi, magari accadrà l’anno prossimo".
Nel 2027, invece, si tornerà a Budapest, dove nel 2022 fece il record del mondo ancora imbattuto: cosa rappresenta oggi quel primato?
"È stato il lancio. Ma durerà ancora poco".
Chi può batterlo?
"I russi. Sono tornati. Ho visto il mio amico Kolesnikov: vediamo cosa farà".
E lei? Può migliorarlo ancora?
"Ci lavoro, certo. Ma può arrivare anche da altri".
Adesso cosa c’è nel suo futuro immediato?
"Casa, qualche gara, il Settecolli. Poi altura prima degli Europei. Scendi e gareggi dopo tre giorni: funziona. È una stagione corta ma intensa. A Parigi in tanti arriveranno preparati, compresi i russi. Ci sarà da stare attenti".
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