Malesani: "Italiano, non fare come Motta: resta a Bologna. Al Genoa il mio esonero più ingiusto"
La Gazzetta dello Sport

Malesani: "Italiano, non fare come Motta: resta a Bologna. Al Genoa il mio esonero più ingiusto"

Venerdì 1 maggio 2026
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L’ex tecnico conosce bene l’allenatore rossoblù: "Club solido e ambizioso, vincere lì vale tanto"

L’ex tecnico conosce bene l’allenatore rossoblù: "Club solido e ambizioso, vincere lì vale tanto"

Matteo Dalla Vite Giornalista 1 maggio - 08:44 - MILANO

Hanno diversi punti in comune: dall’aver lavorato assieme (Hellas Verona, chi tecnico chi regista) all’avere sempre cullato visioni europee fino al fatto di comunicare la formazione solo un’ora prima della gara, consuetudine da "tutti sul pezzo" che Italiano ha assunto dagli insegnamenti suoi. Suoi di Alberto Malesani, anche ex tecnico a Bologna e quindi conoscitore profondo del protagonista e della scenografia: tradotto, sa come pensa e lavora Italiano e sa cosa può dare e chiedere la città. Per questo il "Male" consiglia al suo ex regista di rimanere. A patto che… 

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Malesani, una curiosità per cominciare: il 5-4 fra Psg e Bayern per lei è stata la partita perfetta o imperfetta? 

"Perfetta per la gente che guarda, imperfetta tatticamente. Ma la bellezza della partita è quello che la gente vuole, quindi…". 

Una volta lei definì Italiano allenatore di stampo europeo. 

"E dissi anche che in tante situazioni mi sono rivisto in lui, in "Ita" come lo chiamavo io". 

"Ita" che, anche da lei, ha preso quel comunicare solo un’ora prima della gara la formazione titolare. Non tutti lo fanno ma è un bel modo per incollare tutti, mentalmente, alla partita. 

"Non so se anche Vincenzo, ma io facevo il "warm-up" mattutino e quindi avevo anche quel frangente pre-gara nel quale valutare. Sa cosa si vede, da quella scelta di dare la formazione un’ora prima? Si scopre bene il carattere di un giocatore: quello che non parte titolare può reagire in due modi, avere una rabbia addosso sconfinata che si porterà anche nel subentrare e quello che si abbatte perché non gioca. La psicologia è importante e incide molto. E sul secondo ti chiedi se ci puoi fare affidamento...". 

Da giorni a Bologna si parla solo di Italiano: resta o no? Lei cosa consiglierebbe? 

"Eh…". Pausa. "Di scelte sbagliate ne ho fatte tante in carriera... Uno deve cambiare aria nel momento in cui ha il presagio che vada a migliorare". 

Facile dire che se lo chiamasse una big andrebbe a migliorare. Ma? 

"Teoricamente è così. Vincenzo è da anni che sta facendo bene ed è normale che possa avere l’idea sempre di andare in alto. Normale e legittimo. Ma se vai scontrarti con troppe incertezze, beh, meglio restare sul certo. Però le dico una cosa: fare bene e anche vincere come è successo a lui a Bologna, vale meno? Per me no, assolutamente". 

Le incertezze a priori, magari, in una big non pensi di poterle avere: un bel quiz... 

"Sia chiaro: nel momento in cui sai che ti cerca una grande, beh, che fai? Non accetti? Le occasioni nel mondo del calcio passano brevi e forse una volta sola, come puoi dire di no? Ma è un sentore che hai, un rischio che chissà se paga, devi fidarti delle tue sensazioni. Io per esempio a un certo punto andai al Genoa: ero convinto fosse una scelta perfetta, mi cacciarono da sesto e lo ritengo l’esonero più ingiusto della mia carriera. Tradotto: vero che da una parte ti accendono la luce ma è anche giusto tener conto di cosa Bologna ti ha saputo dare". 

Ha dato fiducia, sta dando la certezza di volerlo e ricevendo due anni potenti con anche la vittoria in Coppa Italia. 

"Bologna non ha e non è una società qualunque: è ambiziosa, ha vinto dopo anni, ha intrapreso un tragitto ben preciso, è apprezzata in Italia e all’estero, c’è solidità, il lavoro è consolidato e da lì in poi si riparte. Ed è un insieme di cose che mi riporta alla risposta di prima: meglio il certo dell’incerto e Bologna è una certezza". 

Italiano, a fronte di 5-6 possibile cessioni, chiede garanzie tecniche. 

"È ora che gli allenatori ragionino in altri termini. Le garanzie sono gli obiettivi da raggiungere. Vuoi vincere lo scudetto col Bologna? Al momento non è tempo. Ma se vuoi intanto tornare in Europa, magari senza l’Europa infrasettimanale nel prossimo anno, ecco quello sì. Oggi devi ottimizzare il tuo lavoro e renderlo sempre migliore. A me non piacciono, dico in generale, gli allenatori che polemizzano sul mercato: tecnico e società devono essere tutt’uno, una Grande Manager. Più anni stai in un posto e più sai come lavorare; più la piazza ti conosce e più capisci come orientarti. E questo è un grande valore". 

In soldoni, consiglia più la permanenza (visto pure il contratto fino al 2027) che l’addio, giusto? 

"Se devi dire sì alla prima offerta forte che ti capita e per caso sbagli, beh, dopo cinque giornate ti cacciano e devi ricominciare tutto. Prenda Thiago Motta: grande allenatore, ha fatto la propria scelta andando alla Juventus, non è andata bene e adesso deve rimettersi in gioco. Magari se fosse rimasto a Bologna si sarebbe potuto giocare la Champions League che aveva conquistato e acquisire ancor più esperienza...Oggi devi essere manager anche di te stesso". 

Curiosità: Fabio Cannavaro, in un video-social, racconta anche di quanto fosse "avanti" Malesani a Parma, fra terzini che entravano nel campo e altro. 

"Sono contento di quel che ha detto, significa aver lasciato tracce che anche col tempo emergono perché riconosciute, apprezzate". Il bene del "Male".

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