Toivonen e Cresto: 40 anni fa l'incidente mortale al Rally di Corsica che pose fine all'epopea del Gruppo B
Il 2 maggio del 1986 il pilota finlandese e il suo navigatore italiano perdevano la vita in un incidente al Tour de Corse a bordo di una Lancia Delta S4. La tragedia indusse la Federazione internazionale a vietare dalla stagione successiva le auto da rally più potenti di sempre
Il 2 maggio del 1986 il pilota finlandese e il suo navigatore italiano perdevano la vita in un incidente al Tour de Corse a bordo di una Lancia Delta S4. La tragedia indusse la Federazione internazionale a vietare dalla stagione successiva le auto da rally più potenti di sempre
La Lancia Delta S4 da rally e quella stradale
Se il 1° maggio resterà per sempre nella storia delle competizioni automobilistiche in pista come il giorno più triste per la tragica scomparsa di Ayrton Senna, il 2 maggio ha lo stesso, infelice, ruolo per quella delle corse su strada. Erano, infatti, le 14.58 di quel venerdì quando la Lancia Delta S4 di Henri Toivonen e Sergio Cresto, impegnata nella prova speciale numero 18 del Tour de Corse, usciva di strada, andava a sbattere contro degli alberi tre metri sotto il piano stradale e prendeva fuoco per la rottura del serbatoio del carburante. Pilota e navigatore morivano nel rogo; il mondo dei rally perdeva un campione finlandese di 29 anni, figlio d'arte (il padre Pauli Toivonen vantava nella sua carriera successi al 1000 Laghi, al Monte Carlo, a San Remo e all'Acropoli, oltre alla conquista del titolo europeo della specialità nel 1968) e già vincitore di tre rally mondiali (il Rac inglese del 1980 con una Talbot Sunbeam Lotus, la stessa gara nel 1985 e il Monte Carlo del 1986 con la Lancia Delta S4). Anche Sergio Cresto, che sedeva al suo fianco come co-driver, poteva vantare una brillante carriera agonistica: 30 anni (era nato a New York nel 1956), aveva affiancato piloti di rango come Jean-Claude Andruet e Andrea Zanussi, conquistando il titolo europeo rally del 1984 insieme a Carlo Capone su una Lancia 037. Molto è stato scritto sulla dinamica dell'incidente costato la vita all'equipaggio della Lancia, attribuendone di volta in volta la causa a un errore di guida o di navigazione, a un malore di Henri (preda di una forma influenzale) o a un guasto della vettura; molti anni dopo, Harri Toivonen, fratello di Henri e a sua volta rallista di valore, attribuirà la colpa dell'uscita di strada al blocco a fondo corsa del pedale dell'acceleratore, un problema che si sarebbe poi ripetuto in altre occasioni con esiti meno gravi, mentre altre tesi assegnano la défaillance meccanica ai freni o alle sospensioni. Al momento dell'incidente, Toivonen era primo in classifica con ampio margine (quasi tre minuti di vantaggio su Saby con la Peugeot 205 T16) e non aveva quindi particolari necessità di forzare l'andatura. Le indagini condotte all'epoca sul relitto della Delta bruciata non portarono ad alcuna conclusione; la Lancia ritirò immediatamente le altre Delta S4 in gara, guidate da Alen e Biasion, e il Tour de Corse venne vinto da Bruno Saby, al suo primo successo iridato. Ma, a quel punto, il destino delle mostruose Gruppo B del 1986 è segnato: in una conferenza stampa quasi immediata il presidente della Federazione sportiva internazionale (Fisa) Jean Marie Balestre annuncia l'introduzione di limiti importanti allo sviluppo delle vetture per la stagione in corso e l'introduzione dall'anno successivo del Gruppo A, riservato a vetture prodotte in serie in almeno 5.000 esemplari, elaborate per le gare in maniera di ottenere una potenza di circa 300 Cv, pari alla metà di quella delle Gruppo B. Una presa di coscienza improvvisa della pericolosità di auto da competizione che avevano raggiunto livelli prestazionali quasi incontrollabili.
VIDEO: La Lancia Delta S4 spenta dal telefono di Gianni Agnelli© RIPRODUZIONE RISERVATA