Zanardi, l'handbike e la Maratona delle Dolomiti: senza gambe spianava le salite più dure
La Gazzetta dello Sport

Zanardi, l'handbike e la Maratona delle Dolomiti: senza gambe spianava le salite più dure

Sabato 2 maggio 2026
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Nei tratti più duri della Granfondo ciclistica più iconica, il campione paralimpico con la sola forza delle braccia ha riscritto il significato di fatica e determinazione, regalando sorrisi e fotografie a tutti. Il nostro ricordo della sua ultima partecipazione nel 2019

Nei tratti più duri della Granfondo ciclistica più iconica, il campione paralimpico con la sola forza delle braccia ha riscritto il significato di fatica e determinazione, regalando sorrisi e fotografie a tutti. Il nostro ricordo della sua ultima partecipazione nel 2019

Jacopo Gerna Giornalista 2 maggio - 09:48 - MILANO

Alex Zanardi, come molti campioni, era un agonista nato. Di quelli con la competizione nel sangue. Lo testimoniano i suoi numerosi successi anche dopo la fine della carriera motoristica. Lo sport non era più solo ricerca ossessiva del risultato, quanto una continua sfida con se stesso, con un’asticella posizionata sempre più in alto. La Maratona delle Dolomiti è la Granfondo ciclistica più iconica: percorsi durissimi che si sviluppano attraverso le più belle montagne al mondo. Dal punto di vista fisico richiede mesi di preparazione anche ai normodotati. Pensate a come deve essere affrontare salite come il Giau, il Valparola, il Sella e il Pordoi senza lo strumento di lavoro del ciclista, le gambe. Per Alex Zanardi questo non era un problema. Saliva sulla sua handbike, mulinava quelle braccia che sembravano due trattori e spianava salite staccando anche gente senza alcuna menomazione.

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VIDEO: Alex Zanardi: dall'incidente in handbike al ritorno a casa

cuore e sorrisi per tutti

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Nel 2019, sua ultima partecipazione (nel 2020 Alex avrà poi il terribile incidente con la handbike nel senese) ci è capitato di incrociarlo durante la solita sgambata della vigilia: era sul Passo del Campolongo, con gli amici di sempre, vip e non. Due chiacchiere sui rapporti, sul meteo del giorno dopo, sulle insidie della gara. Non potevi non chiederti come facesse a salire in scioltezza, parlando senza alcun affanno e non negando mai un selfie a tutti quelli, e non erano pochi, che gli si avvicinavano. Poi il giorno dopo, in gara, superata l’accoppiata salita (che stronca le gambe) e discesa (che ti illude ma te le impasta) del Giau, si affronta il Falzarego, ultima fatica sei fai il percorso da 138 km e 4000 e passa di dislivello. I primi 500 li vivi coi coltelli nelle gambe e vai giù di morale, poi pensi a Zanardi che se la sciroppa solo con le braccia e non può che ispirarti nella sofferenza. Alex amava le Dolomiti, diceva di sentirsi in pace con se stesso a ogni tornante. Il patron della Maratona Michil Costa e il presidente del Comitato Claudio Canins lo adoravano, come chiunque ci scambiasse anche 4 parole, per il suo sorriso e la sua bontà. Lo coinvolgevano ogni volta che potevano per la sua carica innata e la sua voglia di spendersi per fare del bene. O semplicemente perché, come dicevano in molti, “non l’abbiamo mai visto incazzato, con quello che ha passato”.

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