Intossicazioni alimentari da Campylobacter e Salmonella: antibiotici sempre meno efficaci
Secondo il rapporto Ecdc-Efsa sono in aumento i ceppi resistenti alla ciprofloxacina e ad altri farmaci. Ecco cosa possiamo fare
Secondo il rapporto Ecdc-Efsa sono in aumento i ceppi resistenti alla ciprofloxacina e ad altri farmaci. Ecco cosa possiamo fare
Daniele Particelli 3 maggio - 11:32 - MILANOLa resistenza agli antibiotici nei batteri responsabili delle più comuni intossicazioni alimentari continua a rappresentare una minaccia concreta per la salute pubblica in Europa nel resto del mondo. L'ultimo rapporto di AR-ISS, pubblicato alla fine del 2025, ha confermato che le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza continuano a mantenersi elevate, dallo Staphylococcus aureus all'Enterococcus faecium. L'ultimo rapporto congiunto dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha invece lanciato l'allarme per patogeni come Salmonella e Campylobacter.
La ciprofloxacina è sempre meno efficace
—Gli esperti hanno iniziato a puntare il dito contro la ciprofloxacina, l'antibiotico di riferimento nel trattamento delle infezioni gravi nell'uomo, da quelle delle vie respiratorie a quelle delle vie urinarie, passando per quelle gastrointestinali e intraddominali a quelle della pelle e delle ossa. Stando agli esperti europei, un'elevata percentuale di ceppi di Salmonella e Campylobacter, isolati sia in pazienti sia in animali destinati alla produzione alimentare, mostrerebbe una resistenza a questo farmaco.
Nel caso della Salmonella, la resistenza negli animali da reddito, dai bovini ai suini, dai conigli ai polli, si mantiene stabilmente elevata, mentre nei casi umani è aumentata negli ultimi anni. La situazione sembra ancora più critica per il Campylobacter: la resistenza alla ciprofloxacina è così diffusa che in Europa il farmaco non è più raccomandato per il trattamento delle infezioni umane, mentre il suo impiego in ambito veterinario è stato già limitato per preservarne l'efficacia.
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—Oltre alla ciprofloxacina, una quota significativa di Salmonella e Campylobacter risulta resistente anche ad ampicillina, tetracicline e sulfonamidi, tutti antibiotici di uso comune, la cui perdita di efficacia complica ulteriormente la gestione clinica delle infezioni. Secondo il rapporto, a dover preoccupare è anche il rilevamento, in diversi Paesi europei, di Escherichia coliresistenti ai carbapenemi in animali da produzione alimentare e nelle carni. I carbapenemi sono antibiotici di ultima linea per l’uomo e non sono autorizzati in zootecnia: l’aumento delle segnalazioni richiede quindi indagini approfondite sulle possibili fonti di contaminazione.
Qualche segnale positivo in arrivo
—Ai dati meno incoraggianti si affiancano però dei segnali di miglioramento su altri fronti. In diversi Paesi europei si è registrata, negli ultimi dieci anni, una diminuzione significativa della resistenza della Salmonella umana ad ampicillina e tetracicline, in particolare nei polli da carne e nei tacchini. Per Campylobacter, invece, si è osservata una riduzione della resistenza all'eritromicina, un antibiotico di prima linea nel trattamento umano.
La soluzione: l'approccio One Health
—La resistenza agli antimicrobici riguarda tutti noi perchè quando i batteri diventano resistenti agli antimicrobici, le infezioni sono più difficili da trattare e le opzioni terapeutiche diventano limitate. Di fronte a questi dati, gli esperti hanno ribadito quello che sostengono ormai da anni: serve unapproccio One Health che riconosca gli stretti legami tra salute umana, salute animale e produzione alimentare. Questo, secondo le autorità sanitarie europee, è sempre più essenziale per rallentare l'emergenza e la diffusione di batteri resistenti agli antimicrobici e per proteggere la salute pubblica in Europa.
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