Intossicazioni alimentari da Campylobacter e Salmonella: antibiotici sempre meno efficaci
La Gazzetta dello Sport

Intossicazioni alimentari da Campylobacter e Salmonella: antibiotici sempre meno efficaci

Domenica 3 maggio 2026
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Secondo il rapporto Ecdc-Efsa sono in aumento i ceppi resistenti alla ciprofloxacina e ad altri farmaci. Ecco cosa possiamo fare

Secondo il rapporto Ecdc-Efsa sono in aumento i ceppi resistenti alla ciprofloxacina e ad altri farmaci. Ecco cosa possiamo fare

Daniele Particelli 3 maggio - 11:32 - MILANO

La resistenza agli antibiotici nei batteri responsabili delle più comuni intossicazioni alimentari continua a rappresentare una minaccia concreta per la salute pubblica in Europa nel resto del mondo. L'ultimo rapporto di AR-ISS, pubblicato alla fine del 2025, ha confermato che le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza continuano a mantenersi elevate, dallo Staphylococcus aureus all'Enterococcus faecium. L'ultimo rapporto congiunto dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha invece lanciato l'allarme per patogeni come Salmonella e Campylobacter.

La ciprofloxacina è sempre meno efficace

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Gli esperti hanno iniziato a puntare il dito contro la ciprofloxacina, l'antibiotico di riferimento nel trattamento delle infezioni gravi nell'uomo, da quelle delle vie respiratorie a quelle delle vie urinarie, passando per quelle gastrointestinali e intraddominali a quelle della pelle e delle ossa. Stando agli esperti europei, un'elevata percentuale di ceppi di Salmonella e Campylobacter, isolati sia in pazienti sia in animali destinati alla produzione alimentare, mostrerebbe una resistenza a questo farmaco.

Nel caso della Salmonella, la resistenza negli animali da reddito, dai bovini ai suini, dai conigli ai polli, si mantiene stabilmente elevata, mentre nei casi umani è aumentata negli ultimi anni. La situazione sembra ancora più critica per il Campylobacter: la resistenza alla ciprofloxacina è così diffusa che in Europa il farmaco non è più raccomandato per il trattamento delle infezioni umane, mentre il suo impiego in ambito veterinario è stato già limitato per preservarne l'efficacia.

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Gli altri antibiotici sotto osservazione

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Oltre alla ciprofloxacina, una quota significativa di Salmonella e Campylobacter risulta resistente anche ad ampicillina, tetracicline e sulfonamidi, tutti antibiotici di uso comune, la cui perdita di efficacia complica ulteriormente la gestione clinica delle infezioni. Secondo il rapporto, a dover preoccupare è anche il rilevamento, in diversi Paesi europei, di Escherichia coliresistenti ai carbapenemi in animali da produzione alimentare e nelle carni. I carbapenemi sono antibiotici di ultima linea per l’uomo e non sono autorizzati in zootecnia: l’aumento delle segnalazioni richiede quindi indagini approfondite sulle possibili fonti di contaminazione.

Qualche segnale positivo in arrivo

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Ai dati meno incoraggianti si affiancano però dei segnali di miglioramento su altri fronti. In diversi Paesi europei si è registrata, negli ultimi dieci anni, una diminuzione significativa della resistenza della Salmonella umana ad ampicillina e tetracicline, in particolare nei polli da carne e nei tacchini. Per Campylobacter, invece, si è osservata una riduzione della resistenza all'eritromicina, un antibiotico di prima linea nel trattamento umano.

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La soluzione: l'approccio One Health

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La resistenza agli antimicrobici riguarda tutti noi perchè quando i batteri diventano resistenti agli antimicrobici, le infezioni sono più difficili da trattare e le opzioni terapeutiche diventano limitate. Di fronte a questi dati, gli esperti hanno ribadito quello che sostengono ormai da anni: serve unapproccio One Health che riconosca gli stretti legami tra salute umana, salute animale e produzione alimentare. Questo, secondo le autorità sanitarie europee, è sempre più essenziale per rallentare l'emergenza e la diffusione di batteri resistenti agli antimicrobici e per proteggere la salute pubblica in Europa.

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