Cassani: "Alex ci ha insegnato a vedere ciò che abbiamo. Quando vinceva diceva 'Mi tremano le gambe'"
Il ricordo dell'ex ct del ciclismo dell'amico Zanardi: "Ci restano i suoi messaggi, il sorriso contagioso, gli esempi, la sua autoironia"
Il ricordo dell'ex ct del ciclismo dell'amico Zanardi: "Ci restano i suoi messaggi, il sorriso contagioso, gli esempi, la sua autoironia"
Davide Cassani Opinionista 3 maggio - 11:30 - MILANO Alex Zanardi e Davide CassaniDavide Cassani, dal 1982 al 1996 ciclista professionista e dal 2014 al 2021 c.t. della Nazionale, soprattutto un amico di Alex Zanardi, ha scritto per la Gazzetta questo ricordo di lui.
Quando ero con Alex Zanardi la mia attenzione non cadeva su quella parte del corpo che non c’era, ma su tutto quello che riusciva a trasmettere, anche solo con un semplice sorriso. Mi ha sempre colpito una cosa di Alex: il suo ottimismo, la sua voglia di vivere pensando ai propri obiettivi ma anche e soprattutto, dopo l’incidente del 2001, a quelli di altre persone che stavano vivendo le sue stesse difficoltà. Fino al 15 settembre di quel 2001 Alex era un pilota. La Formula Uno non gli ha mai dato grandi soddisfazioni, nel senso che non è mai riuscito ad avere la macchina giusta per esprimere il proprio potenziale. Ma a un certo punto è emigrato negli Stati Uniti vincendo due titoli mondiali in Formula Cart. Tornò in Formula Uno nel 1999 ma la Williams era molto lontana dalle monoposto migliori. Il 15 settembre 2001 al Lausitzring, in Germania, Alex stava per tornare a vincere una gara di Formula Cart. Mancavano 13 giri quando perse il controllo della sua vettura, si intraversò, venne colpito dalla monoposto di Alex Tagliani lanciata a 320 km orari. Quindici operazioni, alcuni giorni in coma, la perdita delle gambe, la lunga rieducazione. A un anno dall’incidente, Alex tornò al Lausitzring per fare quei 13 giri finali. Non fu una passerella, il tempo fatto registrare fu di assoluto rilievo, gli sarebbe valso il quinto posto nella griglia di partenza della corsa del giorno dopo.
VIDEO: Zanardi, il video del terribile incidente in pista in Germania nel 2001Seconda vita
—Il mio Alex, quello che ho conosciuto, è quello della sua seconda vita: Zanardi parte seconda, che non è il sequel di un film di successo ma il successo di un uomo che da pilota diventa corridore, da star a simbolo di forza d’animo. Scopre la handbike per caso. Nel 2007, a un Autogrill, incontra Vittorio Podestà, campione italiano e mondiale di paraciclismo ed è incuriosito da quello che vede sul tetto della sua macchina, un mezzo sconosciuto per lui, una handbike. Alex conosce Vittorio, gli fa mille domande, vuole sapere tutto di quel mezzo e decide che il paraciclismo sarà il suo prossimo sport. Quel giorno nasce una vera amicizia tra i due e anche la condivisione di vittorie mondiali e olimpiche.
Occhi buoni
—Ma se chiudo gli occhi e penso ad Alex, la prima cosa che vedo sono i suoi occhi buoni, il suo sorriso contagioso, il suo spirito combattivo, la sua autoironia: "Sono talmente emozionato che mi tremano le gambe", usava dire nei momenti belli delle sue vittorie. O la volta che raccontava di quella caduta in discesa. Un signore corse per soccorrerlo e quando lo vide rimase senza parole. Alex era a terra dolorante ma quando vide il volto del signore terrorizzato si sentì in dovere di dirgli: "Signore, tranquillo, le gambe non le avevo neanche prima di questa caduta". Aveva questa grande capacità di mettere tutti a proprio agio giocando sulle proprie difficoltà, che non considerava tali. Diceva sempre: "Sono proprio fortunato nella mia vita, perché gioisco di tutto quello che ho e di tutto quello che posso fare". Non guardava a quello che mancava, ma a quello che aveva. E chi lo ha conosciuto lo ha apprezzato anche e soprattutto per il suo cuore, grande, forte, sensibile, amorevole. Non era solo un grande atleta capace di vincere tutto ciò che si poteva vincere, ma una fonte di ispirazione. Storica la sua regola dei cinque secondi: 'Se sei a tutta, non hai più nulla da dare, stai per mollare… non lo fare, tieni duro altri cinque secondi. Sì, solo cinque secondi, perché il tuo avversario potrebbe cedere ma soprattutto tu riuscirai a superare il tuo limite e solo così vincerai nella vita'".
Lacrime
—Mentre scrivo queste parole mi viene da piangere, vedo Alex all’Ironman alle Hawaii, alla maratona delle Dolomiti dove soffriva in salita e poi ti ridicolizzava in discesa; su una sedia a raccontarsi davanti a centinaia di ragazzi e ragazze, muti come pesci ad ascoltare le sue parole; a sistemare la sua handbike con le sue invenzioni per renderla sempre più performante; a parlare con la moglie Daniela, che lo accompagnava e lo seguiva in tutti i suoi progetti come Obiettivo 3, cioè reclutare, formare, allenare, sostenere persone con disabilità che volevano avvicinarsi allo sport paralimpico e portare alcuni di essi alle Olimpiadi.
Il lascito
—Alex venerdì è salito in cielo lasciando un vuoto incolmabile. Ma di lui resta tutto quello che ha fatto. E non parlo delle quattro medaglie d’oro olimpiche, le dodici maglie iridate e i titoli mondiali in formula Cart. No, parlo dei messaggi che ci ha lasciato, delle sue parole, i suoi esempi, le sue azioni. E ogni volta che avrò un piccolo problema, che mi mancherà qualcosa, penserò ad Alex Zanardi da Castel Maggiore, perché mi ha fatto capire che nella vita bisogna pensare a tutto quello che si ha e non a quello che ci manca. E lui, ci mancherà tantissimo.
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