Barbara Berlusconi: "Niente social sotto i 16 anni. Mio padre sceglieva cosa farmi guardare in tv"
La Gazzetta dello Sport

Barbara Berlusconi: "Niente social sotto i 16 anni. Mio padre sceglieva cosa farmi guardare in tv"

Mercoledì 6 maggio 2026
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L'imprenditrice e terzogenita del Cavaliere ha cresciuto così i suoi figli, e ora incalza: "In Italia serve una legge"

L'imprenditrice e terzogenita del Cavaliere ha cresciuto così i suoi figli, e ora incalza: "In Italia serve una legge"

Andrea Fiori 6 maggio - 12:08 - MILANO

Barbara Berlusconi, terzogenita di Silvio e Presidente di una Fondazione che porta il suo nome, ha recentemente acceso il dibattito pubblico sul tema della dipendenza tecnologica tra i giovanissimi. In una recente intervista ha presentato i risultati di una ricerca commissionata a Swg, evidenziando come il rapporto tra adolescenti e smartphone sia ormai una vera "emergenza educativa". Secondo l'imprenditrice, l'obiettivo non è demonizzare il progresso, ma comprendere come questi strumenti, che non sono affatto neutri, incidano profondamente in una fase della vita delicata come l’adolescenza.

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barbara berlusconi: niente telefono sotto i 16 anni"

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Nell'intervista, Barbara Berlusconi traccia un parallelo tra la sua educazione e quella che impartisce ai suoi cinque figli. Ricorda con gratitudine come il padre, Silvio Berlusconi, e la madre, Veronica Lario, filtrassero i contenuti televisivi: "Sono un’appassionata di cinema e i film li ho sempre visti, anche in tv. Ma i miei genitori facevano una selezione di ciò che potevamo vedere e di questo sono loro grata".

Questa stessa filosofia di controllo e responsabilità è stata applicata ai suoi figli, ai quali non ha concesso lo smartphone fino ai 16 anni. Berlusconi sottolinea che non si è trattato di una coercizione, ma di "un percorso costruito nel tempo, spiegandone le ragioni", favorito anche dalla frequentazione di una scuola steineriana che posticipa l'uso della tecnologia.

i giovani a rischio isolamento sociale

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Uno dei punti più critici emersi dalla ricerca Swg riguarda il disorientamento delle famiglie: due genitori su tre si sentono impotenti di fronte alla pervasività dei social. Berlusconi analizza con lucidità il meccanismo di questi strumenti, definendoli "programmati con un’altissima capacità di catturare la loro attenzione". Il timore principale dei genitori non è solo il contenuto, ma l’isolamento sociale: se tutti i coetanei usano lo smartphone già dai dieci anni, chi ne resta fuori rischia l'esclusione. Per questo motivo, l'imprenditrice sostiene che "senza regole condivise, i genitori restano soli", rendendo difficile per una singola famiglia nuotare controcorrente.

l'appello: serve una legge

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La proposta finale di Barbara Berlusconi è politica e legislativa: l'Italia necessita di una regolamentazione chiara sull'accesso ai social per i minori di 16 anni. L'idea non è quella di imporre una censura, ma di creare una "cornice comune" che sollevi i genitori dal peso di una scelta individuale costante. "Una buona legge sì, può aiutare molto. Non per sostituirsi ai genitori, ma per sostenerli", afferma, ricordando che esistono già limiti di età per la guida, il fumo o l'alcol.

Secondo Berlusconi, è tempo che anche l'ambiente digitale smetta di essere una "zona franca" senza regole, allineando l'Italia ad altri Paesi che si stanno già muovendo in questa direzione per tutelare la salute mentale dei minori.

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