Albertosi: "Talento e fantasia, Beccalossi era la bellezza del calcio. Rivali in campo, ma amici al bar"
La Gazzetta dello Sport

Albertosi: "Talento e fantasia, Beccalossi era la bellezza del calcio. Rivali in campo, ma amici al bar"

Giovedì 7 maggio 2026
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L’ex portiere del Milan: "Evaristo prendeva il pallone e partiva con i suoi zig-zag. Oggi sarebbe un titolare fisso della Nazionale"

L’ex portiere del Milan: "Evaristo prendeva il pallone e partiva con i suoi zig-zag. Oggi sarebbe un titolare fisso della Nazionale"

Germano Bovolenta Collaboratore 7 maggio - 07:59 - MILANO Il 2-0 di Beccalossi al Milan con Ricky Albertosi in porta

Enrico Albertosi, detto Ricky. Classe 1939, come il suo amico portiere-rivale interista Lido Vieri. "Eh, ormai sono 86, ma ho una buona memoria e buoni ricordi". 

Ricorda Evaristo Beccalossi? 

"Caro ragazzo, quanto mi dispiace. Era una gioia per gli occhi". 

Ricorda quando, dopo averle segnato due gol in un derby di Milano, le disse: “Sono Evaristo, scusa se insisto...”. 

"No, non lo ricordo. Per il semplice fatto che non l’ha mai detto. E non si sarebbe mai permesso. Io avevo 40 anni, lui era, credo ai primi derby. Avrà avuto poco più di vent’anni".

E, il 28 ottobre del 1979, segna due volte al grande Ricky Albertosi... 

"Sì, purtroppo lo ricordo molto bene. Uno nel primo tempo e uno quasi alla fine della partita". 

E dopo il secondo le disse... 

"Non mi disse niente. Lo disse dopo, credo, il giornalista della televisione Beppe Viola. Lui scappò via contento, come facevano tutti quelli che segnavano. Verso il centro o la linea laterale. L’Inter non vinceva contro di noi da diversi anni, credo cinque. Noi eravamo campioni d’Italia, con lo scudetto e la stella sul petto". 

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Anche l’Inter aveva la stella. Chiamarono quella partita il “derby delle stelle”. Se lo ricorda? 

"Quel giorno pioveva e non si è giocato bene. Poi abbiamo fatto qualche errore in difesa. Ricordo che alla fine il mio amico Aldo Maldera era arrabbiatissimo. Abbiamo sbagliato troppo, troppo diceva. Poi l’Inter ha meritatamente vinto il campionato. Ma, a proposito di stelle, quella vera era Beccalossi". 

Le piaceva? 

"Tantissimo. Mi piaceva come giocava, come si divertiva e divertiva la gente. Prendeva il pallone e partiva. Lui non la dava mai indietro, non tornava, scattava a zig-zag. Via via, avanti, non come fanno i calciatori adesso". 

Era un fuoriclasse, Beccalossi? 

"Sì, un meraviglioso giocatore, pieno di talento e fantasia. Purtroppo è nato nel momento sbagliato, c’erano molti campioni. Oggi sarebbe titolare fisso in Nazionale". 

Ricorda le polemiche del 1982? Il ct Bearzot lo lasciò a casa... 

"Preferì Antognoni. Ragazzi, dico Antognoni. Poi l’Italia diventò campione del mondo. Allora c’erano tanti buoni giocatori. Adesso è diverso". 

Il gol dell'1-0 di Beccalossi nel derby contro Albertosi

Più scarsi? 

"Diverso. È cambiato tutto. Tecnica, tattica, preparazione, modo di vivere il calcio. Troppa ansia, troppi timori. Ma non vede che tutti passano la palla indietro? Al Milan, solo per fare un esempio, tocca più palloni Maignan che Leao".

Là davanti in pochi toccano palla e nessuno tira in porta. Non bene, no? 

"Lasciamo perdere". 

L’Inter invece vince e stravince e segna con facilità. Le piace l’Inter? 

"Sì. Anche se dentro sono rimasto un vecchio portiere, è bello veder fare tanti gol". 

Beccalossi in quest’Inter giocherebbe? 

"Giocherebbe? E me lo chiede? Il Becca era un giocatore meraviglioso e farebbe la differenza anche oggi. Il suo calcio era allegria. Lo vedevi quando entrava e quando affrontava l’avversario. Una volta si diceva: vale il prezzo del biglietto. Ecco, era uno di questi. In campo ti faceva impazzire. Poi ci si trovava al bar a bere e a fumare. Avversari in campo, amici fuori". 

Lei fumava molto? 

«Certo, un pacchetto al giorno. Poi giocavo e poi andavo all’ippodromo". 

Gianni Rivera diceva e dice ancora adesso: Albertosi è stato il più bravo di tutti. Ma lei ci credeva? 

"Certo. Mi sono sempre sentito forte, deciso, senza problemi. Ero molto avanti e non solo come posizione. Mi piaceva giocare con i piedi, anche se non avevo quelli di Maignan o di Carnesecchi". 

Torniamo all’Inter. È vero che doveva diventare nerazzurro? 

"Sì, due volte. La prima: giocavo nello Spezia, dilettanti, vicino a casa. Ho fatto un provino infinito, cominciato alle 9 del mattino e finito a notte fonda. Poi è arrivata la Fiorentina. Papà non voleva, facevo le magistrali: “Finisci la scuola, il calcio è provvisorio”. Mia madre mi aiutò e andai a Firenze". 

Dieci campionati alla Fiorentina, nel 1969 l’ Inter si rifà viva. Cosa è successo? 

"Una sera mi chiama Italo Allodi: “Allora, tutto fatto: sei dei nostri”. Bene bene, mi vedevo già a Milano. Alcuni giorni dopo il presidente Nello Baglini mi convoca. “Tutto fatto”, dice. “Lo so, dico io, sono contento, l’Inter mi piace, è una buona scelta”. Lui sgrana gli occhi: “L’Inter? Guarda che io ti ho ceduto al Cagliari”. Sono rimasto lì, a bocca aperta come un ebete. Non volevo andarci a Cagliari. Ma non avevo nessun potere. Ci andai, con un buon contratto. L’avessi fatto prima: è stata la mia fortuna, posto meraviglioso. Ho vinto un grandissimo scudetto". 

Nell’Inter avrebbe giocato e vinto con Beccalossi... 

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"Mi sarebbe piaciuto tanto. Era la bellezza del calcio".

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