Parola di Contador: "I tre grandi Giri impresa per pochi, Vingegaard può riuscirci"
La Gazzetta dello Sport

Parola di Contador: "I tre grandi Giri impresa per pochi, Vingegaard può riuscirci"

Venerdì 8 maggio 2026
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Alberto è uno dei 7 capaci di vincere Giro, Tour e Vuelta. L'Italia però, per lui è una seconda casa: "Il Giro rappresenta la corsa del cuore e della passione"

Alberto è uno dei 7 capaci di vincere Giro, Tour e Vuelta. L'Italia però, per lui è una seconda casa: "Il Giro rappresenta la corsa del cuore e della passione"

Ciro Scognamiglio Giornalista 8 maggio - 07:44 - MILANO

Non è solo uno dei sette della tripla corona, avendo conquistato in carriera Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta: Alberto Contador è quello che ci ha messo meno tempo a completarla, perché dal 29 luglio 2007 (primo trionfo al Tour) al 21 settembre 2008 (Vuelta) ci stanno appena 420 giorni. In mezzo, l’exploit al Giro 2008 che per lo spagnolo di Pinto, paesone alla periferia di Madrid, è stato quello di un debutto totalmente inatteso poi trasformato in gloria. Alberto è passato da poco in Italia, a un evento del Salone del Mobile di Milano legato al marchio di bici Aurum che accompagna la Polti-VisitMalta al Giro: il progetto tecnico che lui e Ivan Basso continuano a spingere con competenza e passione. E Contador della corsa rosa non si vuole perdere neppure un secondo.

Alberto, ora il via dalla Bulgaria e da martedì si ripartirà dall’Italia. Il nostro Paese è sempre una seconda casa per lei?

"Certo, e così sarà sempre. L’atmosfera italiana non si trova da nessuna parte, mi è entrata nell’animo ormai da una ventina d’anni e non ne uscirà più". 

Eppure il grande giro di casa per lei è la Vuelta…

"Verissimo, però il Giro rappresenta la corsa del cuore e della passione". 

Come mai?

"Dipende dal modo in cui sono stato accolto dal pubblico al mio debutto, nel 2008. In spagnolo chiamiamo flechazo quello che per voi è il colpo di fulmine, ed è la parola che meglio spiega tutto. I tifosi italiani mi hanno fatto sentire all’istante come uno di casa. In nessuna gara mi sono mai divertito di più". 

Al via anche la Polti-VisitMalta: con quali ambizioni?

"Abbiamo una squadra giovane. Lonardi può piazzarsi bene allo sprint, il nostro capitano sarà Maestri che ha già sfiorato la vittoria al Giro, e se la meriterebbe. Ci faremo vedere nelle fughe e va seguito un talento come Crescioli, che di recente ha conquistato il Giro dell’Appenino. È una soddisfazione, poi, vedere corridori come Piganzoli, Fortunato, Carlos Rodriguez, Juanpe Lopez, passati da noi e ora stabilmente nel World Tour". 

I tifosi italiani mi hanno fatto sentire all’istante come uno di casa. In nessuna gara mi sono mai divertito di più".

Contador sul Giro d'Italia

Quando Fortunato vinse al Giro con i vostri colori, lei poi andò da Madrid a Milano in bici: stavolta cosa farebbe per un successo di tappa?

Ride. "Stavolta... meglio una bottiglia di champagne stappata in casa! Scherzo, in ogni caso ci penseremo e faremo qualcosa di carino". 

Passiamo ai grandi del Giro 109 e non possiamo che cominciare da Jonas Vingegaard: giusto dire che sia il favorito, o è addirittura poco? 

"Penso che possa dominare un po’ come aveva fatto Tadej Pogacar nel 2024. Avete notato come in un grande giro Jonas, in pratica, non sbagli mai. Quando ha perso contro Tadej al Tour, è successo perché gli è stato superiore, ma non per errori suoi. Professionale e serio al centodieci per cento". 

A marzo ha vinto Parigi-Nizza e Giro di Catalogna, però nel ciclismo moderno così scientifico difficile che si arrivi in forma troppo presto: rispetto a due mesi fa crescerà ancora? 

"Molto probabile. Semmai ci si può chiedere: cercherà di vincere ogni cosa che può al Giro, o si gestirà pensando poi al Tour di luglio con la sfida a Pogacar? Ho notato, però, una attitudine nuova nel danese". 

Vingegaard può dominare, un po’ come aveva fatto Tadej Pogacar nel 2024. Non sbaglia mai"

Contador su Vingegaard

A che cosa si riferisce? 

"Non era mai stato così affamato di successi. Sfrutta ogni opportunità per vincere, tranne quando in Catalogna si è rialzato dopo la caduta di Evenepoel. Mi è sempre piaciuto come corridore, ha un gruppo molto forte al suo fianco e non dimentichiamo la rivalità che c’è tra la sua Visma e la Uae di Tadej. Anzi, posso lanciare una provocazione?". 

Dica pure. 

"Due anni fa Pogacar ha conquistato il Giro vincendo sei tappe. E se Vingegaard cercasse di fare lo stesso ma con 7 successi? Io però non sono all’interno di nessuno di questi due gruppi, dunque sono loro che devono saperlo"

L’Italia punta molto, anzi praticamente tutto in chiave classifica generale su Giulio Pellizzari. Che cosa pensa di lui? 

"Ah, so che siete alla ricerca del nuovo Nibali! Non è giusto fare paragoni di questo tipo. Ma ammiro Giulio, è uno dei giovani più forti. Un candidato al podio finale di Roma. E quando hai una ambizione del genere, puoi pure spingerti a sognare la vittoria. Sulla carta, alla partenza, solo Vingegaard gli è veramente superiore". 

Chiudiamo con una curiosità: per chi realizza la tripla corona, sarebbe favorevole a introdurre un segno distintivo sulla maglia? 

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"Perché no? Ricordo che, ai tempi in cui ero alla Tinkoff-Saxo, per tutto lo staff fu creato un braccialetto con i tre colori distintivi dei grandi giri. Anche la Visma, quando nello stesso anno vinse i tre giri con tre corridori diversi, credo fece qualcosa che lo identificasse. Sì, è una bella idea: la tripla corona è davvero per pochi". 

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