Colaci chiude con la Champions: "Ho fatto la storia con Perugia"
Il libero, 2 dopo la Final Four di Torino, smetterà per fare il dirigente: "Dovrò imparare tanto e so già che le partite mi mancheranno"
Il libero, 2 dopo la Final Four di Torino, smetterà per fare il dirigente: "Dovrò imparare tanto e so già che le partite mi mancheranno"
Davide Romani Giornalista 8 maggio - 11:31 - MILANOHa attraversato l’evoluzione della pallavolo rimanendo sempre un punto di riferimento per tutti i compagni. A 41anni è però arrivato il momento di farsi da parte. Massimo Colaci ha chiuso la sua lunga esperienza in Superlega da vincente e ora, come le rockstar, alle Final Four di Champions League a Torino è pronto a regalare due estratti di una lunga storia d’amore con la pallavolo.
VIDEO: De Giorgi e il segreto della nazionale di volley: "Mettiamo la maglia al centro"Colaci, come sta dopo aver vinto il terzo scudetto con Perugia, il sesto in carriera?
“Vivo una sensazione di pace. Quando cala l’adrenalina escono i vari dolori: ginocchia, polsi e gambe ma prende il sopravvento la felicità per il traguardo raggiunto. È bellissimo”.
In Italia ha chiuso la carriera con il tricolore. Cosa prova?
“É il trofeo più bello. L’anno scorso abbiamo vinto la Champions e l’abbiamo festeggiata tanto, però lo scudetto è quello mi regala le emozioni più belle quindi chiudere con il tricolore davanti al proprio pubblico è una sensazione difficile da spiegare. Mercoledì dopo la partita ho vissuto un mix di emozioni: da un lato speravo non finisse mai ma dall’altro lato speravo potesse essere l’ultima. Questo scudetto la chiusura di un cerchio”.
Massimo Colaci Argento a Rio 2016 Pugliese, 41 anni. ha giocato 9 stagioni a Perugia e 7 a Trento. Sette gli anni con la Nazionale. ha chiuso dopo Tokyo 2021Il 16 e 17 maggio avrà due ulteriori sforzi prima di chiudere la carriera: c’è la semifinale e la finale di Champions. Si sente una rockstar che ha allungato di due date il suo tour?
“Ci penso ma non riesco ad andare oltre la semifinale: il primo concerto. Poi solo dopo mi concentrerò sull’eventuale seconda uscita sperando che possa essere un concerto ancor più importante”.
A chi si è ispirato quando ha iniziato a giocare a pallavolo?
“Mirko Corsano, veniamo entrambi da un paesino piccolo della Puglia e ancora oggi ci sentiamo spesso al telefono. É stato il primo libero della nostra nazionale, lo vedevo e speravo di emulare le sue gesta. Nel settore giovanile facevo il palleggiatore ma a fine allenamento provavo a ricevere perché volevo ripetere quello che vedevo fare a lui. E da quando ho avuto una maglia da pallavolo ho scelto la numero 13: il numero usato da Mirko”.
la mia ispirazione è stato Mirko Corsano: facevo il palleggiatore ma decisi di diventare libero
Quando ha scelto Perugia nel 2017 pensava di ritrovarsi 9 anni con 18 trofei vinti?
“Di sicuro non mi aspettavo di rimanere così tanti anni in questo club e in questa città arrivando a giocare fino a 41 anni. Quando ho firmato per la Sir mi affascinava l’idea di poter essere il primo a vincere con questo club. Questa cosa mi ha trasmesso stimoli pazzeschi. Era una scommessa perché arrivavo in una squadra forte, ambiziosa che ancora non aveva vinto nulla”.
Dei titoli vinti con Perugia quale ricorda con maggior affetto?
“Il primo e l’ultimo scudetto. Quello del 2018 era una prima volta attesa da tutti, quello di quest’anno rappresenta la chiusura di un cerchio. E poi entrambi sono stati vinti il 6 maggio”.
A Trento e a Perugia ha condiviso molte stagioni con Simone Giannelli. Siete molto legati?
“Abbiamo età diverse, lui arriva dall’estremo nord e io dall’estremo sud (Simone è nato a Bolzano, Colaci a Gagliano del Capo, ndr) quindi abbiamo caratteri e storie diverse. Però in campo condividiamo la stessa filosofia e gli stessi obiettivi: il lavoro prevale sull’improvvisazione”.
29 I trofei vinti in carriera con i club di cui 18 con Perugia e il resto con TrentoDiventerà direttore tecnico del club. Che cosa si aspetta dalla “seconda vita” da dirigente?
“Dovrò imparare tante cose ma quello che mi auguro è di creare un legame forte tra squadra e società”.
Dopo 19 stagioni nel massimo campionato italiano qual è la formazione dei migliori campioni con cui ha giocato?
“Come schiacciatori Juantorena e Kaziyski. In alternativa a loro scelgo Leon. In regia Giannelli mentre nel ruolo di opposto Atanasijevic. Al centro Russo, un giocatore capace di superare una lunga serie di infortuni. Con lui Birarelli. Come cambio Podrascanin. In panchina Lorenzetti anche se ho avuto un ottimo rapporto con Bernardi e Blengini”.
È sicuro che non le tornerà la voglia di mettersi le ginocchiere?
“Di sicuro non mi mancherà la sala pesi mentre le partite sì. Non quello che c’è intorno per prepararle, solo il gioco”.
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