Il tennis, i maleducati e il peso delle scommesse: il betting vale più della metà dei ricavi Atp
La Gazzetta dello Sport

Il tennis, i maleducati e il peso delle scommesse: il betting vale più della metà dei ricavi Atp

Lunedì 11 maggio 2026
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Il fenomeno di coloro che disturbano i giocatori o arrivano addirittura a minacciarli è un fenomeno reale, ma il sistema si regge sui soldi che arrivano dalle scommesse in tempo reale

Il fenomeno di coloro che disturbano i giocatori o arrivano addirittura a minacciarli è un fenomeno reale, ma il sistema si regge sui soldi che arrivano dalle scommesse in tempo reale

Marco Iaria Giornalista 11 maggio - 13:30 - ROMA

Il caso degli scommettitori-disturbatori continua a tenere banco agli Internazionali. Lorenzo Musetti, interrogato sul tema, ha utilizzato parole nette: "Succede non solo in Italia, ma in ogni parte del mondo. È un problema che esiste da diversi anni e che continuiamo a vedere, specialmente in alcuni match in cui è piuttosto evidente che ci siano persone del pubblico che hanno scommesso e che tifano per chi magari in quel momento non è il favorito di casa, oppure disturbano il gioco. L'unica cosa che possiamo fare è cercare di evitare queste persone. Sicuramente l'Atp deve fare qualcosa e predisporre misure di sicurezza che possano controllare meglio quello che succede sugli spalti, perché noi in campo non possiamo fare molto".

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minacce

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Il fenomeno preoccupa perché non si limita agli spettatori rumorosi e maleducati durante le partite. Sono sempre più numerose le denunce di giocatori che subiscono minacce di morte: l'italiana Lucrezia Stefanini, di recente, è stata tempestata addirittura su WhatsApp di messaggi minatori provenienti da un numero privato. Il tennis è il terzo sport al mondo, dopo calcio e basket, per volume di scommesse, con un'incidenza crescente del live betting, cioè delle puntate effettuate durante il match, mentre le quote cambiano in tempo reale. E il betting è diventato un settore cruciale per l'organizzazione del tour.

soldi

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La chiave economica è evidente e sta nei numeri. Va fatta una premessa: il giro d'affari dei tornei del circuito professionistico viene gestito in parte dagli organizzatori locali e in parte dall'Atp (o dalla Wta per il settore femminile). Gli organizzatori degli eventi - Federazione Italiana Tennis e Padel e Sport e Salute nel caso degli Internazionali - controllano biglietteria, sponsorizzazioni e attività commerciali connesse al matchday (food and beverage, negozi). L'Atp, invece, gestisce direttamente le sponsorizzazioni centralizzate, i diritti tv, i dati e il live streaming destinato al betting. Leggendo l'ultimo bilancio disponibile, relativo al 2024, si scopre che il fatturato di 363 milioni di dollari si compone così: 34 milioni dai diritti tv, 63 milioni dalle fee pagate dai tornei, 68 milioni dalle sponsorship e ben 194 milioni da dati e live streaming per il betting (più altri 4 milioni di proventi vari). Emerge chiaramente come quest'ultimo segmento sia ormai cruciale, al punto da rappresentare il 53% della torta complessiva. Mentre i diritti televisivi - a differenza del calcio - rappresentano una quota relativamente ridotta del business tennistico e, soprattutto quelli dei media tradizionali, si sono ormai stabilizzati, negli ultimi anni sono invece schizzati i ricavi del comparto dati e live streaming per il betting, gestito da Tennis Data Innovations, joint venture tra Atp, che ne possiede l’80% e ne consolida i ricavi, e Atp Media (20%). Parliamo di una crescita del 506% nell’arco di cinque anni: dai 32 milioni del 2019 ai 194 del 2024, esercizio in cui è entrata in vigore la nuova partnership di sei anni con Sportradar, che distribuisce a livello globale i diritti legati al betting, offrendo agli scommettitori servizi di nuova generazione e funzionalità sempre più personalizzate e coinvolgenti. Un trend che dimostra l'importanza del betting per il sistema, che non può essere messo in discussione da pochi rumorosi disturbatori.

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