Perché stare nella natura da soli riduce il senso di solitudine
Godersi la riva di un lago, camminare sul ghiaccio, pescare da soli: uno studio norvegese mostra che certe attività all'aperto riducono la solitudine. E la compagnia non è il fattore decisivo
Godersi la riva di un lago, camminare sul ghiaccio, pescare da soli: uno studio norvegese mostra che certe attività all'aperto riducono la solitudine. E la compagnia non è il fattore decisivo
Eugenio Spagnuolo 11 maggio - 17:14 - MILANOCi sono decine di modi per combattere la solitudine: gruppi di camminate, corsi serali, volontariato, app di socializzazione. Quasi tutti si basano sulla stessa idea che mettere le persone insieme basti. Ma quasi tutti, dicono le ricerche, funzionano poco. Uno studio norvegese pubblicato su Health and Place propone un'ipotesi diversa: e se a fare la differenza non sia il contatto con altri esseri umani, ma il legame con un luogo e con la natura che lo abita?
Un gruppo di ricercatori dell'Università di Scienza e Tecnologia e dell'University College di Oslo hanno coinvolto 2.544 persone che vivono nei dintorni del lago Mjøsa, il più grande della Norvegia, una regione di dodici comuni con foreste, terreni agricoli e acqua dolce. I partecipanti hanno riferito con quale frequenza praticavano nove attività sul lago o lungo le rive: pesca, passeggiata, esercizio fisico, nuoto estivo e invernale, camminata sul ghiaccio, canoa, barca o anche solo il godersi la vita sulla riva. Hanno indicato anche quante volte lo facevano da soli. E hanno risposto a domande che ne misuravano il senso di connessione con la natura, l'attaccamento emotivo al Mjøsa e i livelli di solitudine, valutati in più modi.
Solitudine nella naturanatura e solitudine
—La prima scoperta è che chi frequentava di più le rive tendeva ad avere un senso più forte di connessione con la natura e un attaccamento più profondo al lago, e questi due fattori erano associati a punteggi di solitudine più bassi.L'attaccamento al Mjøsa era associato anche al sentirsi più connessi alla comunità del luogo. Non tutte le attività, in realtà, producevano lo stesso effetto: godersi la vita sulla riva, camminare lungo il lago e passeggiare sul ghiaccio mostravano un legame più forte con la natura. L'esercizio fisico si trovava all'estremo opposto. I ricercatori ne fanno una questione di attenzione: le attività che coinvolgono percezione sensoriale e godimento estetico migliorano il legame con l'ambiente; correre, distrattamente, con le cuffie nelle orecchie, no.
Lo studio non invita a una vita da eremita. Gli autori precisano che la solitudine può essere un problema. Inoltre è possibile che le persone più sole cerchino la natura proprio per compensare bisogni sociali non soddisfatti. Ma è vero che una maggiore sintonia con la natura di un luogo spesso è sintomo anche di una maggior sintonia con i suoi abitanti.E potrebbe essere un primo passo per superare la solitudine. Il contesto in cui si inserisce la ricerca è quello di un fenomeno in crescita: secondo il World Happiness Report citato nello studio, nel 2023 il 19 per cento dei giovani adulti riferiva di non avere nessuno su cui contare per supporto sociale, una quota cresciuta del 39 per cento rispetto al 2006, e gli studi la collegano a depressione, demenza, malattie cardiovascolari e morte prematura.
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