Stanchezza primaverile: secondo uno studio non ha basi scientifiche ma solo culturali
Una ricerca su oltre 400 persone non ha trovato differenze stagionali nei livelli di stanchezza. E se fenomeno dipendesse dalle nostre aspettative?
Una ricerca su oltre 400 persone non ha trovato differenze stagionali nei livelli di stanchezza. E se fenomeno dipendesse dalle nostre aspettative?
Daniele Particelli 11 maggio - 17:12 - MILANODurante la primavera non è così insolito sentirsi più stanchi, meno concentrati o privi di energia. Se tantissime persone accolgono con gioia le giornate più lunghe, le temperature in aumento e i nuovi ritmi quotidiani, c'è chi sostiene di soffrire della cosiddetta "stanchezza primaverile", un fenomeno spesso citato con l'arrivo della bella stagione. Esiste davvero?
Se lo sono chiesto i ricercatori guidati da Christine Blume del Center for Chronobiology dell’Università di Basilea e da Albrecht Vorster dell’Università di Berna. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Sleep Research, questa sensazione potrebbe avere più a che fare con le aspettative culturali che con dei reali meccanismi biologici.
VIDEO: Cosa mangiare a colazione per farla bene?Lo studio su oltre 400 persone
—I ricercatori hanno seguito per un anno 418 partecipanti, monitorando i loro livelli di stanchezza, la sonnolenza diurna e la qualità del sonno. I volontari sono stati contattati ogni sei settimane tramite questionari online a partire da aprile 2024. All'inizio dello studio circa la metà dei partecipanti aveva dichiarato di soffrire di stanchezza primaverile.
L'obiettivo dei ricercatori era quello di capire se questa sensazione fosse davvero collegata ai cambiamenti stagionali. Analizzando i dati raccolti nel corso dell’anno, però, gli scienziati non hanno trovato delle differenze significative nei livelli di stanchezza tra primavera, estate, autunno o inverno.
In particolare, si legge nelle conclusioni dello studio, non è emersa alcuna relazione tra la velocità con cui si allungano le giornate in primavera e la sensazione di affaticamento riportata dai partecipanti. Secondo Blume, se la stanchezza primaverile fosse un vero fenomeno biologico, dovrebbe manifestarsi proprio nel periodo in cui la durata del giorno cambia più rapidamente. Ma nei dati raccolti questo legame non è stato osservato.
Il ruolo delle aspettative culturali
—La discrepanza tra la percezione diffusa e i risultati dello studio sembra suggerire che il fenomeno potrebbe essere fortemente influenzato da fattori culturali. Il fatto stesso che esista un termine come “stanchezza primaverile” potrebbe portare le persone a prestare maggiore attenzione ai segnali di affaticamento in questo periodo, interpretando normali momenti di stanchezza come parte di un presunto fenomeno stagionale.
Anche le aspettative legate alla stagione possono giocare un ruolo importante. In primavera, ad esempio, con il ritorno del bel tempo e delle giornate più lunghe, molte persone si aspettano di sentirsi più attive e dinamiche. Quando questo non accade, la sensazione di stanchezza può risultare più evidente.
Luce naturale e ritmo biologicO
—Nelle conclusioni dello studio, il team di ricercatori ha voluto comunque sottolineare che la luce naturale ha un effetto reale sull’orologio biologico umano, come confermato negli anni da diversi studi di cronobiologia: durante i mesi invernali molte persone tendono a dormire leggermente di più e a sentirsi più stanche, probabilmente perché la "notte biologica" dell’organismo è più lunga. Con l’arrivo della primavera, invece, l’allungarsi delle giornate dovrebbe teoricamente favorire livelli di energia più elevati.
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