Dopo Ibra al Milan e Pandev all'Inter, ecco Malen alla Roma: è il miglior acquisto di sempre a gennaio?
La Gazzetta dello Sport

Dopo Ibra al Milan e Pandev all'Inter, ecco Malen alla Roma: è il miglior acquisto di sempre a gennaio?

Lunedì 11 maggio 2026
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L’olandese trascina la Roma verso la Champions con numeri devastanti e un impatto fuori scala. La storia degli acquisti invernali che hanno ribaltato stagioni e acceso sogni

L’olandese trascina la Roma verso la Champions con numeri devastanti e un impatto fuori scala. La storia degli acquisti invernali che hanno ribaltato stagioni e acceso sogni

Furio Zara Collaboratore 11 maggio - 19:32 - MILANO

Salgono sul pullman quando gli altri sono già in viaggio, si mettono alla guida e - con la loro classe, la loro personalità, i loro gol - danno l’accelerata. Così spostano i destini di una squadra. E se sono davvero bravi svelano un nuovo orizzonte. Donyell Malen: 16 partite, 13 gol, 2 assist in campionato, 2 partite e 1 gol in Europa League. Boom. Da quando è arrivato non ha fatto altro che segnare. Non era mai successo che l’impatto di un acquisto di gennaio fosse così decisivo. Il dischetto del rigore del Tardini - con il gol dell'olandese al minuto 101 - diventa così il piedistallo per il sogno Champions della Roma. Banalmente: Malen è il centravanti che, per metà campionato, Gasperini non ha avuto. Ha un’idea di calcio verticale e una tecnica di primissimo livello: andarsi a rivedere i suoi gol, andarsi a rivedere il primo controllo dopo ogni stoccata vincente, andarsi a rivedere la postura con cui - nel frame precedente all’innesco - aspetta il pallone. Paragone molto impegnativo: nella posa dell’attesa e nell’immediato abbrivio, Malen ha una traccia simile a quella di Ronaldo il Fenomeno. La Roma l’ha preso dall’Aston Villa in prestito oneroso con diritto di riscatto, fissato a 25 milioni. Soldi spesi benissimo.

VIDEO: Malen può fare meglio? Ecco i migliori acquisti di gennaio per gol segnati

posto giusto, momento giusto

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Citando Raoul Bova, che però si riferiva ad altro, Malen è il più “spaccante” acquisto di quello che viene chiamato “Mercato di riparazione”. È un po’ quello che accadde quando Pandev firmò per l’Inter nel gennaio 2010. Veniva da stagioni turbolente alla Lazio, era finito fuori rosa. A Milano trovò Mourinho che gli ridiede nuova vita, fu decisivo, il macedone, per il Triplete, jolly d’attacco generosissimo e sempre pronto a sacrificarsi per il bene della squadra. Il segreto è trovarsi al posto giusto al momento giusto. Una volta la sessione si teneva tra ottobre e novembre. Il Napoli del primo scudetto - 1987 - deve molto all’arrivo di Francesco Ciccio Romano. Arrivò a fine ottobre, debutto all’Olimpico, il Napoli vinse contro la Roma. Era, semplicemente, l’uomo giusto al posto giusto. Il regista che diede l’equilibrio. Maradona lo stimava moltissimo, fu lui a soprannominarlo “La Tota”, allo stesso modo in cui chiamava sua madre. Romano era “La Tota” perché, come la mamma di Diego, faceva tutto, era ovunque, pronto a ricevere il passaggio del compagno in difficoltà, altrettanto a far ripartire l’azione. A distanza di quarant’anni tutti a Napoli sono concordi nell’affermare che fu lui l’uomo-chiave.

Determinare un destino

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Nel 2013 un Balotelli in grande spolvero risollevò le sorti di un Milan che arrancava, portandolo di peso ai preliminari di Champions. Bottino finale di tutto rispetto: 12 reti in 13 partite. I gol valgono per le statistiche, quello che conta è la capacità di determinare un destino. Cassano, gennaio 2011. Strappa con la Sampdoria, firma con il Milan. 17 partite, 4 gol, ma soprattutto l’intesa con Robinho, Ibrahimovic e Pato. Come si suol dire: si capivano con uno sguardo. Quello - inizio del 2011 - è lo stesso periodo in cui Matri passa alla Juve di Delneri. È una squadra sbilenca, con parecchi limiti, ma Matri il suo lo fa: e con metà tempo a disposizione rispetto ai compagni diventa (9 gol) il capocannoniere in campionato dei bianconeri. Esempio virtuoso: nella Roma scudettata del 2001 grande importanza ebbe l’arrivo di Nakata, a gennaio, dal Perugia. 15 partite, 3 gol, il più importante nella partita-spareggio di Torino con la Juventus, con la sua presenza che fu in dubbio fino alla fine per questioni burocratiche. Poi non sempre il percorso individuale corrisponde ad un salto di qualità della squadra. I 13 gol segnati dal “pistolero” Piatek nel Genoa nei primi mesi del 2019 furono pesantissimi, ma il Grifone - che quell’anno passò da Juric a Ballardini, poi ancora a Juric e infine a Prandelli - si salvò all’ultimo respiro, con grande sofferenza. Così come i 10 gol di Ibra nel Milan del 2020, quando già 39enne tornò in Italia dopo l’esperienza negli States, furono un regalo che nessuno si aspettava: con le zampate di Ibra - nell’anno in cui Pioli pose le fondamenta dello scudetto che poi sarebbe arrivato - il Milan timbro la qualificazione in Europa League.

contributo rapportato all'obiettivo

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La verità è che bisogna sempre rapportare il contributo dell’acquisto di gennaio in base agli obiettivi della squadra. Delle magie di Recoba nei suoi cinque mesi a Venezia - da gennaio a fine maggio del 1999 - si racconta ancora oggi, con gli occhi lucidi e il cuore stretto nella morsa della nostalgia. El Chino, che all’Inter era finito ai margini, in Laguna si travestì da supereroe, si caricò sulle spalle la squadra di Novellino e la portò oltre la soglia di un destino (retrocessione) che sembrava segnato. E invece con Recoba arrivò la salvezza. 11 reti in 19 apparizioni, tutte da standing ovation. Moratti lo ammirò da lontano. E ne soffrì molto. Così durante quella sessione estiva di mercato non ci pensò due volte a riprenderlo e riportarlo all’Inter. Il senegalese Niang, era il gennaio 2024, praticamente da solo, con le sue scorribande dinoccolate da finto pigro e con le sue unghiate in area di rigore, trascinò l’Empoli alla salvezza. 6 gol in 14 partite, ma soprattutto la firma su una piccola grande impresa.

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illusioni

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Lo sappiamo: il mercato di gennaio è uno scrigno che custodisce per tutte le squadre - sempre e comunque - la speranza di migliorarsi. Ogni tanto però è un fuoco di paglia. L’anno scorso anche Kolo Muani illuse la Juventus: arrivato a gennaio, segnò cinque gol nelle prime tre partite di campionato, poi però perse il feeling e chiuse con otto reti, bottino meno cospicuo del previsto. Ricordare quando Pato si rivelò al mondo del calcio italiano? Nel gennaio del 2008, quando debuttò in un Milan-Napoli, fummo tutti rapiti dalle sue magie. Era giovanissimo, aveva appena diciotto anni, portava in dote una diversità speciale, giocava con una leggerezza che ce lo fece subito paragonare alle eccellenze di questo gioco. Alla fine della prima (mezza) stagione mise a referto 9 gol in 18 partite. Una premessa, una promessa. Brillò per poco, Pato. A fermarlo fu la fragilità. Ma quanta bellezza, in quella sua epifania.

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