Vieri: "Nell'Inter di Chivu anche i big tirano la carretta. Bastoni? Decida lui, nessuno è insostituibile"
La Gazzetta dello Sport

Vieri: "Nell'Inter di Chivu anche i big tirano la carretta. Bastoni? Decida lui, nessuno è insostituibile"

Martedì 12 maggio 2026
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Il bomber doppio ex e la finale di Coppa Italia di domani a Roma: "Non è una partita scontata, dimenticate la gara di campionato. Il tecnico nerazzurro ha saputo togliere le tossine alla squadra, Sarri è un punto di riferimento per la Lazio. Bastoni ha subito un trattamento che non meritava"

Il bomber doppio ex e la finale di Coppa Italia di domani a Roma: "Non è una partita scontata, dimenticate la gara di campionato. Il tecnico nerazzurro ha saputo togliere le tossine alla squadra, Sarri è un punto di riferimento per la Lazio. Bastoni ha subito un trattamento che non meritava"

Filippo Conticello Giornalista 12 maggio - 07:36 - MILANO

Christian Vieri, un anno biancoceleste e sei nerazzurri, ora ambasciatore della Lega Calcio: questo Lazio-Inter, finale di Coppa Italia, è proprio “sua”. Speriamo, però, che sia più tirata dell’ultima di campionato. “Stavolta le motivazioni sono a mille, c’è un trofeo in mezzo da vincere, cambia tutto. L’Inter al doblete tiene parecchio e avrà già cancellato la grande gioia dello scudetto: è di gran lunga la squadra migliore in Italia, lo ha dimostrato durante tutto l’anno e parte ovviamente favorita. Ma occhio alla Lazio: ha avuto mille problemi quest’anno, ma una vittoria può riscattare tutto e questo ti manda in campo con il coltello tra i denti. Fa bene Chivu a dire che si aspetta una partita completamente diversa...”.

Christian Vieri ex attaccante Nato a Bologna il 12/7/73. Ha debuttato in Serie A con l'Atalanta. Poi Juve, Atletico, Lazio, Inter, Milan. In azzurro 49 presenze e 23 gol.

Non si aspettava, però, lo stop di Thuram: Marcus può essere il grande assente? 

"Speriamo ce la faccia, perché sarebbe uno di quelli che può far divertire di più: quando prende palla e parte non lo prendi più. Ma l’Inter ha alternative: Pio ha già dimostrato quanto vale, si merita una finale. Io, alla sua età, non ero così avanti e forse la gente non si rende conto di cosa voglia dire passare da Spezia in B all’Inter che deve vincere lo scudetto: a San Siro ti vengono le vertigini. Ma anche Bonny può starci benissimo. Chivu non si è mai lamentato delle assenze e non lo farà adesso, anche se deve rinunciare a Calhanoglu, che nel suo ruolo è uno dei migliori del mondo. Semmai, mi stupisce sempre una cosa: quando manca qualcuno alle altre sembra un dramma, quando capita all’Inter... tutto normale".

Lautaro, però, è ripartito di slancio: secondo lei dove potrà arrivare nella storia nerazzurra? 

“Potrà diventare il più grande cannoniere di sempre. Prenderà Spillo Altobelli e, perché no, anche Meazza: gli mancano un centinaio di reti (110, ndr), ma non si fermerà certo qua. Farà ancora tantissimi anni a questi livelli, ha la mentalità di quelli che non si fermano. Quando mi chiedono cosa abbia di diverso rispetto agli altri attaccanti, io rispondo sempre allo stesso modo: fa gol. Lautaro fa gol in ogni modo. E poi è un vincente nato: è ovvio che sia il giocatore più pericoloso per Sarri, anche perché ha l’occasione storica di alzare due trofei a distanza di cinque giorni. Non capita spesso in una carriera”.

Ok Lautaro, ma cosa ha di diverso, invece, Cristian Chivu?

"Tante cose, ma comincio da una. Non pensa, a differenza di molti in Italia, che sia sempre tutto un dramma. Non era un dramma la fine della scorsa stagione, anche se la finale di Champions è andata come è andata. Il Psg è ancora lì quest’anno, fortissimo, e ha eliminato una squadra allucinante come il Bayern. In questo sport gli avversari contano, soprattutto se possono spendere centinaia di milioni... E non era un dramma neanche perdere quei punti a inizio stagione, anzi servivano per trovare la giusta via".

L’ha in qualche modo stupita questo exploit? In fondo, aveva solo 13 panchine di Serie A prima di arrivare all’Inter?

"Chivu ha dimostrato di essere bravissimo anche perché, da uomo di sport, sapeva che quelle tensioni durante il Mondiale per club erano normali. Solo tossine da tirare via a tempo debito, la squadra è sempre stata forte. Non ho dubitato mai dell’allenatore, anche se non aveva molta esperienza, anzi mi aspettavo proprio questo cammino: adesso Cristian è campione d’Italia e si sono accorti tutti di lui. E attenti, è solo l’inizio...". 

Dice che vincerà ancora? 

"Chivu ha ereditato un’Inter dominante da Inzaghi, ha conservato certe caratteristiche e ha avuto la possibilità di aggiungere giovani forti come Pio e Sucic. Lui comunica dritto per dritto e ha dimostrato di avere un carattere forte per trattare con giocatori di personalità, senza timore di mandare in panchina qualcuno: la gestione è sempre la cosa più difficile e a lui riesce bene. Anche per questo dominerà ancora".

Gli servirà qualche aggiunta dal mercato? 

“Finora Marotta, Ausilio e Baccin hanno fatto mercati da 10: mi aspetto qualche altro colpo in stile Akanji, che è stato pagato niente e ha sistemato la difesa. Il merito di Chivu è sia psicologico che tecnico perché ha costruito una macchina da gol, che gioca ancora una volta il più bel calcio della Serie A, ma la società gli ha dato una rosa super. Sono giocatori che non ha nessuno e che tirano sempre la carretta, da Dimarco a Dumfries, fino a Calha, che mancherà in questa finale. E poi Zielinski, tornato a questi livelli anche per un colpo di genio dell’allenatore”. 

E Bastoni, invece? Che deve fare a fine anno? 

“Deve decidere lui, con il cuore e con la testa, nessuno può mettersi nei suoi panni e ogni sua scelta meriterà rispetto da tutti. Ha subito un trattamento che non meritava, farà le sue valutazioni. Per l’Inter è strategico, ma non ci sono giocatori insostituibili. Perfino Messi ha lasciato il Barcellona”. 

Le dispiace non essere spesso identificato subito come laziale, anche se ha segnato uno dei gol più importanti della storia biancoceleste? 

“A Birmingham, finale di Coppa delle Coppe. Sono legatissimo a quel trofeo e anche a quella maglia: a Roma sono stato da Dio, avevamo una squadra incredibile e un allenatore gentiluomo come Eriksen. C’era Sinisa, e questa è anche la sua partita. Se non mi fossi fatto male al ginocchio subito, avremmo vinto pure lo scudetto, ne sono sicuro. La Lazio è una parte importantissima della mia storia”. 

Questa squadra, però, non è proprio a quel livello. 

“È una squadra fatta di uomini veri: la contestazione dei tifosi non riguarda certo loro, ma la società. I giocatori vanno applauditi perché, vi assicuro, è deprimente giocare davanti a 5mila persone. Anche il lavoro di Sarri è stato sottovalutato: ha tenuto insieme tutto con grandissima dignità ed esperienza, è diventato il punto di riferimento provando a isolare i suoi, ma non è facile. Però il lavoro paga sempre, altrimenti non sarebbe di nuovo in finale di Coppa Italia. Il ritorno del pubblico, però, può essere il fattore chiave: il popolo laziale ha voglia di tifare. Escludo che i giocatori affronteranno la partita con la stessa attitudine di sabato”. 

E proprio sulla sponda laziale, chi guarderà con particolare attenzione? 

“Zaccagni è il giocatore forse più imprevedibile, ma la rosa della Lazio per me è di alto livello, meritava tutt’altra classifica in condizioni normali. E poi c’è il portiere, Motta, anche perché su questo risultato ci sono le sue mani: quando mai avevamo visto parare quattro rigori in un colpo solo? Nessuno di loro ha mollato e hanno l’occasione di togliersi uno sfizio: sono sfavoriti, visti i rivali, ma la finale è aperta”. 

E questa triste estate mondiale, invece, chi tiferà Bobo Vieri? 

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“Per cominciare, devo dire che la delusione per l’eliminazione non passa: ce l’abbiamo tutti addosso, nonostante siano passate settimane. È inutile anche solo dire che l’Italia al Mondiale dovrebbe andare sempre, pure per giocarsela fino in fondo, e che bisogna cambiare tutto dalle fondamenta. Si parla solo di presidenti e, invece, bisognerebbe parlare di formazione dei giocatori. Per il resto, tiferò Francia, che ha una squadra super. Però, l’idea che Messi possa ripetersi e restare nella leggenda mi fa impazzire...”.

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