Sabatini: "Portai Luis Enrique a Roma, fece la rivoluzione. Totti lo chiamava Zichichi. Poi si offese e..."
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Sabatini: "Portai Luis Enrique a Roma, fece la rivoluzione. Totti lo chiamava Zichichi. Poi si offese e..."

Martedì 12 maggio 2026
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L'ex uomo mercato giallorosso in un'intervista ad As spiega l'avvento in Italia dell'attuale tecnico del Psg: "Arrivava in bici a Trigoria pur abitando dall'altra parte di Roma, De Rossi era entusiasta di lui, con Francesco fu intransigente ma si stimavano ma non volle restare"

L'ex uomo mercato giallorosso in un'intervista ad As spiega l'avvento in Italia dell'attuale tecnico del Psg: "Arrivava in bici a Trigoria pur abitando dall'altra parte di Roma, De Rossi era entusiasta di lui, con Francesco fu intransigente ma si stimavano ma non volle restare"

12 maggio - 11:56 - MILANO

Luis Enrique e la sua avventura con la Roma, stagione 2011-12. Ma come arrivò nel club della Capitale? Lo racconta sul quotidiano spagnolo "As" Walter Sabatini, allora direttore sportivo romanista della società guidata da Thomas DiBenedetto. Sabatini a quei tempi doveva sostituire Montella e l'asturiano aveva appena trascorso tre anni alla guida del Barça B. "Chi me lo suggerì? Dario Canovi, uno dei procuratori più noti. Venne a Roma per parlarmi di lui. Mi disse che Luis Enrique voleva tentare la fortuna all'estero, lasciare la squadra B del Barcellona. Sottolineò che era molto legato emotivamente al Barça, ma che l'Italia lo attraeva per iniziare a fare il capo allenatore. Mandai lì i miei collaboratori: Frederic Massara e Pasquale Sensibile. Tornarono sorpresi ed entusiasti di come giocavano quei ragazzi di Luis Enrique".

VIDEO: L'ultima trovata di Luis Enrique: in campo compare una lavagna gigante

dossier 

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Sabatini racconta poi cosa fece per formalizzare il suo trasferimento a Roma. "Chiamai un amico giornalista per raccogliere in un dossier tutte le sue dichiarazioni rilasciate in conferenze stampa e interviste. Mi colpì una sua frase: "L'importante non è la meta, ma il viaggio per arrivarci". Quel modo di pensare mi incuriosì. Così andai a Barcellona, dove già avevo mandato Franco Baldini un paio di giorni prima. Incontrammo Luis a casa sua. Mi convinsi subito. Quando tornai a Roma, gli feci poi un'offerta che lui accettò. Nessuno lo aveva mai considerato come allenatore di Serie A. Era un personaggio unico nel calcio italiano". 

benedizione

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Ed ecco la sua stagione romana. "Il suo arrivo è stato una benedizione, e non mi riferisco ai risultati perchè arrivammo settimi, mancando la qualificazione alle competizioni europee. Ciò che ha portato è stata una nuova, rivoluzionaria etica del lavoro. I giocatori più importanti, De Rossi per esempio, venivano da me e mi dicevano: 'In allenamento sviluppa così tanti concetti che mi sembra di non aver mai giocato a calcio prima d'ora'. Intendiamoci, Daniele era un campione del mondo, non uno qualunque. Si sentiva come se stesse imparando a giocare, ed era entusiasta, innamorato di quel tipo di calcio. De Rossi era intelligente e sensibile. Ogni volta che veniva nel mio ufficio a dirmelo, mi rassicurava e mi riempiva d'orgoglio".

totti

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E poi c'era il rapporto con Totti. Luis Enrique gli fece anche conoscere la panchina. E per questo fu fischiato dal pubblico. "È un uomo di principi. Una persona coerente. Non scende a compromessi, una qualità essenziale per essere un buon allenatore. A Roma funziona così: chiunque tocca Totti commette un peccato capitale, sì diciamo pure che è morto. Totti è, ancora oggi, un idolo eterno. Ciò che ha fatto nel calcio è tra i migliori in assoluto. Luis Enrique sapeva benissimo che metterlo in discussione significava scavarsi la fossa. Nonostante tutto, non ha voluto tradire i suoi ideali per tornaconto personale o umano. È un uomo di grande coerenza. I due si rispettavano, Totti lo chiamava Zichichi, che era uno degli scienziati italiani più famosi al mondo. Anche Luis Enrique lo apprezzava come giocatore, ma forse il problema erano i tifosi, i tifosi della Roma… Vedevano Francesco Totti come un semidio. Nessuno poteva toccarlo. È sempre stato così. Luis non ne teneva conto. Anzi, non gli importava cosa pensasse la gente. Perseguiva il suo stile di calcio e accettava il prezzo da pagare".

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separazione

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Perchè andò via? "Alla fine della stagione, andammo a parlare con lui. Volevamo persino prolungargli il contratto, ma rifiutò. Credo si fosse offeso perché a quanto pare alcuni tifosi avevano insultato la sua famiglia o qualcosa del genere. Per di più vicino a casa sua. Non riuscì a tollerarlo. Ci lasciò. In seguito, forse molto stanco e sfinito, dovette prendersi un anno di riposo prima di andare al Celta Vigo". Infine, una curiosità: abitava all'Olgiata, è vero che andava a Trigoria in bici? "Vero, nessuna leggenda. Luis Enrique era tutto impegno e duro lavoro. Nuotava, correva, andava in bicicletta… Dalla sua casa, che era più vicina a Formello, sede della Lazio, che a Trigoria, e gli fu consigliata da De la Peña, suo iniziale collaboratore prima di andare via dopo poco tempo, andava quasi sempre in bicicletta agli allenamenti della prima squadra e tornava a casa".

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