La leggenda di Garrincha sfatta dall'alcol in Italia: i tristi calci a Sacrofano
L'icona del Brasile ormai spenta dai vizi, inseguito dai debiti e lontano dai riflettori, all’inizio degli anni Settanta approda nel paese non lontano da Roma, al seguito della moglie cantante Elza Soares. E viene ingaggiato...
Smagliato da una vita distratta e disperata, senza un soldo, minacciato dai creditori, randagio in un mondo che gli è risultato da sempre delimitato dal perimetro di un campo di calcio, ferito nello sguardo che offre di sbieco, con poche parole per dire del suo dolore, appesantito da una stanchezza che non se ne va, perennemente ubriaco di una sbornia diventata uno stato d’animo, avulso dall’esistenza in quel modo candido e ingenuo che hanno i bambini: così Manuel Dos Santos noto al mondo come Garrincha appare un giorno a Torvaianica, come un fantasma, un viandante che non ha mete, un attore senza più una parte da recitare. È l’alba degli anni 70, pochi sanno che quell’uomo è stato un campione, uno dei più grandi della sua epoca, un fuoriclasse speciale, destinato a durare in eterno. È finito in Italia poiché da qualche tempo, smesso il ruolo del calciatore, non ha nulla da fare - bontà sua non ha mai saputo far nulla se non giocare divinamente a calcio - per cui è al seguito della moglie, la cantante Elza da Conceição Soares, ma per tutti i brasiliani è Elza Soares, la divina Elza, impegnata a quel tempo in una tournée.