Massimo Ferrari disegna il Milan del futuro: "Più ambizione, una voce sola e Maldini dentro"
Il manager, già nel cda del Milan con Elliott: "Sbagliato porsi l’obiettivo del quarto posto. Galliani? Lo coinvolgerei in un comitato consultivo di spessore"
Il manager, già nel cda del Milan con Elliott: "Sbagliato porsi l’obiettivo del quarto posto. Galliani? Lo coinvolgerei in un comitato consultivo di spessore"
Arianna Ravelli Vicedirettore 5 giugno 2026 (modifica alle 09:26) - MILANO English versionL’ annuncio che, dopo 15 anni, Massimo Ferrari avrebbe lasciato il 30 settembre il ruolo di general manager corporate and finance in Webuild (ex Salini Impregilo), sommato al suo passato nel cda del Milan e a una passione rossonera incrollabile (che si sfoga in una chat di milanisti tennisti a cui partecipa anche Paolo Bertolucci), ha fatto fare due più due: ecco il prossimo ad del Milan che riparte. Vediamo come stanno le cose.
Massimo Ferrari Per 15 anni manager in Webuild Massimo Ferrari, 64 anni, ha lasciato da poco la carica di manager in Webuild. È stato membro nel cda di Tim, Milan e di Equita Group.Partiamo dalle notizie: Ferrari ha parlato con Gerry Cardinale?
"No. Ho però trasmesso alcune mie idee a manager e personalità di spessore e devo dire che sono ampiamente condivise, quello sì. Ho appena chiuso un capitolo di 15 anni di vita che ha richiesto molti sacrifici, a 64 anni ho anche altre ambizioni personali. Però il Milan è una passione e un ambiente che conosco bene essendo già stato in cda con Elliott, in un momento difficile perché eravamo sotto sanzione Uefa. Se ci fosse una sola chance la valuterei".
Parliamone.
"Premessa necessaria: stiamo parlando di passione, quindi entra una componente irrazionale che coinvolge tutti, dirigenti, azionisti, tifosi. Ma augurare la morte a chi si occupa del Milan è inaccettabile, incompatibile con i valori dello sport e ingiusto rispetto a chi si è impegnato e si impegna. Vale per Lotito, Cairo, e anche il Milan di Elliott e di RedBird".
Restiamo razionali allora: da dove origina questo fallimento sportivo?
"Come sempre da un insieme di fattori. Forse un azionista mal suggerito, forse alcune figure troppo junior che conoscono poco il calcio, forse bisogna essere più presenti in Lega. Prendiamo anche Milanello: un tempo era all’avanguardia, deve tornare a esserlo. Oggi ci sono macchinari, per esempio telecamere a laser, che misurano lo stato dei tendini e del sistema osseo-muscolare, sono in grado di prevedere gli incidenti e indirizzare le cure".
Da dove si riparte?
"Adesso serve un reset. L’azionista mi pare consapevole che si debba investire in una filiera nuova".
Girano tanti nomi, qualcuno che la convince?
"Non mi addentro. Dico che l’ad deve essere pagato come gli altri, fare da controllore, saper dire dei no, smussare gli angoli, far lavorare tutti ed essere il guardiano della comunicazione. Deve governare un board di gente che sappia o di conti, o di regole, o di calcio. Ci vuole un allenatore leader. E alla direzione tecnica serve qualcuno di credibile. Lo dico subito: penso che uno come Paolo Maldini ci possa e ci debba stare".
VIDEO: Maignan e Theo Hernandez, l'abbraccio in ricordo dei vecchi tempi al MilanDicono non faccia squadra.
"Ciascuno ha i suoi difetti, ma una società lo gestisce. Certo, poi bisogna distribuirgli delle deleghe. D’altra parte chi guida l’area tecnica non deve poi interferire con l’allenatore. Che a sua volta non può imporre a scatola chiusa tutti i suoi collaboratori, perché, come dicevo, nell’ambito medico o della preparazione, bisogna rispettare standard di innovazione e di alta qualità".
Il primo passo che farebbe se si presentasse a Cardinale?
"Intanto c’è un tema di fondi, necessari e da reperire al di là del trading dei giocatori: diciamo che, per ipotesi, se mi presentassi con 100 milioni da mettere in un fondo che investe nel Milan sono sicuro che sarei ascoltato".
E cosa gli direbbe?
"Vado per macroaree. Il sistema Uefa è drammaticamente progressivo: chi vince, vince tantissimo. Chi perde, perde tanto. Bisogna partire da qui, altri sistemi come l’Nba sono diversi: se si arriva ultimi si può anche non perdere soldi. Da noi non qualificarsi in Champions è un disastro. Ma porsi il 4° posto come obiettivo, cioè il minimo per la sopravvivenza, significa sbagliare tutto. La media di chi si pone l’obiettivo di arrivare quarto è stare tra il quinto e il settimo posto".
Quindi la prima cosa da recuperare è l’ambizione.
"Esattamente. Tutto parte da qui e tutto è collegato. Ci vuole una visione unica che permea tutta la società e una voce sola. È chiaro a tutti che una società di calcio è una media company. C’è un mercato di diritti televisivi che bisogna far crescere. La sostenibilità è imprescindibile, ma a volte spendere di più significa avere ritorni molto maggiori. Il monte ingaggi dell’Inter è 50 milioni superiore al Milan ma genera 80 milioni in più".
Gli investimenti però non sono mancati: più che altro, come ha detto Cardinale, non si è speso bene.
"Per il trading giocatori prendo spunto dalla mia esperienza nella gestione del risparmio. L’idea di comprare a 20 e vendere a 50 è statisticamente dimostrato che non si realizza. Anche perché i costi di transazione – leggi le provvigioni dei procuratori – sono folli. Poi spesso i giocatori si svalutano, al Milan ci sono tanti esempi, da Estupinan a Nkunku, da Gimenez a Fofana. Con altri si fa pari, penso a De Winter, Okafor, Jashari, Ricci... Le vere plusvalenze sono rarissime: Tonali, Reijnders, Thiaw, e comunque anche vendere ogni anno quelli che funzionano depaupera la squadra. Non ci vuole un genio per capire che i giovani di talento sono così pochi che è difficile azzeccarli...".
E quindi?
"E quindi, dandosi un obiettivo di 2-3 anni, bisogna aspettare la crescita dei giocatori, vediamo il caso De Ketelaere. E avere uno scouting di livello. Molti ironizzano ma il Como è un bell’esempio: hanno investito bene, hanno portato le star di Hollywood promuovendo il brand in tutto il mondo, e quando nasce un bimbo gli regalano il kit del Como, creano legami".
Il Como ha anche speso molto. Per farlo bisogna trovare nuove entrate, per esempio dallo stadio.
"Su questo posso portare 15 anni di esperienza. Non basta investire, bisogna raccontare il progetto e spiegare alla cittadinanza il valore aggiunto".
Come vede il ruolo di Ibra?
"Non lo so, vedo elementi di rischio. Dico invece che mi piacerebbe coinvolgere Adriano Galliani, magari in un comitato consultivo, composto da personalità di spessore da far sentire a tutti".
Un Milan così cosa potrebbe raggiungere?
"Non si possono vendere false promesse, un orizzonte serio per vincere è di tre anni. Ma è il momento di azzerare e ripartire".
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