Quagliata e Mulattieri: "La Coruna ci ha cambiato la vita. Calcio di qualità e dopo l'allenamento in spiaggia"
I due italiani, uniti da qualche presenza nell'UInder 21 ed esperienze parallele in Eredivisie e in squadre calabresi, quest'anno sono stati protagonisti della promozione attesa 8 anni
I due italiani, uniti da qualche presenza nell'UInder 21 ed esperienze parallele in Eredivisie e in squadre calabresi, quest'anno sono stati protagonisti della promozione attesa 8 anni
dal nostro corrispondente Filippo Maria Ricci 5 giugno - 16:02 - MADRID English versionLa cosa più strana è che Giacomo Quagliata e Samuele Mulattieri non abbiano lo stesso procuratore. Perché il calcio ha intrecciato più volte le vite di questi due ragazzi del 2000, nati sul mare, ritrovatisi in un paio di ritiri dell’Under 21, finiti in piccole squadre olandesi e dall’estate scorsa insieme al Deportivo. Dal Mar Mediterraneo all’Oceano Atlantico, da Palermo e La Spezia a La Coruña, per correre insieme verso una promozione che l’ex SuperDepor rincorreva da 8 anni nei quali è precipitato anche in Serie C. Questa è la chiacchierata con due ragazzi felici, perfettamente coscienti di aver fatto un pezzo di storia di uno dei 9 club che hanno vinto la Liga.
Partiamo dall’inizio, come siete arrivati In Galizia?
SM: “Ho iniziato la stagione a Sassuolo, ho visto che non avevo spazio, ho aspettato e quando è arrivata l’offerta del Deportivo non ho avuto dubbi per piazza e storia del club. Sono in prestito con diritto di riscatto ma ancora non so nulla del mio futuro. Se dovessi decidere io ovviamente resterei qui. È stato un anno fantastico e mi trovo bene in città, con la società e coi compagni. Vedremo”.
GQ: “Dopo i 6 mesi in prestito a Catanzaro sono rientrato a Cremona, ho saputo che qui cercavano un terzino con le mie caratteristiche e non ce n’è stato più per nessuno: l’idea di giocare in Spagna è sempre stato un mio pallino, mi piace il calcio che si fa qui”.
Eravate amici?
GQ: “Giusto un paio di convocazioni insieme con l’Under 21, non avevamo un rapporto stretto. Io sono arrivato prima e appena si è fatto il suo nome l’ho cercato e gli ho fatto una testa così: ‘Vieni che qui si sta benissimo, c’è grande serenità’. Strana la vita, abbiamo fatto insieme, Olanda, Calabria e Spagna, ma nei primi due casi in squadre diverse, io all’Heracles e lui al Volendam nello stesso anno, poi lui a Crotone e io a Catanzaro in stagioni diverse. E quindi il Depor insieme”.
Le emozioni che ho vissuto qui sono incredibili. Qui la gente non tifa Real Madrid o Barcellona, tifa Depor. Veramente la connessione tra città è squadra è bestiale
Giacomo QuagliataE l’Olanda?
GQ: “Ero a Vercelli, stavo per compiere 20 anni e mi propongono l’Heracles. Arrivo ad Almelo, città piccolina dove ovviamente non conoscevo nessuno, e scoppia il Covid: mi sono trovato rinchiuso da solo… Però poi sono stati due anni e mezzi molto belli, giocare in Eredivisie è tanta roba”.
SM: “Ho fatto un anno da fuoriquota nella primavera dell’Inter, e ho chiuso da capocannoniere. In Italia avevo offerte solo dalla Serie C e non ci volevo andare. Mi ha scritto Wim Jonk, l’ex giocatore dell’Inter che era direttore sportivo all’Hercules, e mi ha convinto perché aveva un piano specifico per me”.
GQ: “A lui la Serie C non piaceva, io sono andato pure in Serie D!”.
SM: “Eh, però quella olandese è stata una bella esperienza che mi è servita, lì ho cambiato modo di giocare, facevo la seconda punta nel 3-5-2 che in Primavera ricalcava il modulo di Conte in prima squadra, in Olanda ho imparato a giocare da 9 puro e me lo sono portato dietro”.
E questa stagione con il gigante ferito che è il Depor?
GQ: “La più importante della mia vita. Le emozioni che ho vissuto qui sono incredibili. Qui la gente non tifa Real Madrid o Barcellona, tifa Depor. Possono sembrare le solite frasi fatte, ma veramente la connessione tra città è squadra è bestiale. Nelle ultime 7-8 partite in casa c’erano fisse 20.000 persone fuori dallo stadio ad accoglierci. E dentro fissi a sfiorare i 30.000 spettatori. Qui sono arrivati in semifinale di Champions, gli ultimi anni sono stati di autentica sofferenza. E infatti la festa è stata infinita”.
Dove vivete?
GQ: “In centro. E quando passeggi è impossibile non incontrare qualcuno che indossa la maglia del Depor. Sempre. Capisci che vivono di questo e la cosa ti dà delle responsabilità che alla fine diventano un combustibile emozionale clamoroso. Detto questo, anche a Catanzaro avevo trovato una situazione simile”.
SM: “Beh, qui è un altro mondo. Un ambiente dove si respira calcio. In città ti possono chiedere una foto ma senza alcuna pesantezza, se le cose vanno male ti sostengono comunque, molto bello”.
La città?
SM: “Io tutti i giorni dopo l’allenamento vado in spiaggia. Una mezz’oretta di sole, il bagno, l’ho fatto anche a marzo. Qui è un clima tropicale, non c’è il freddo milanese per capirsi”.
GQ: “Si, vabbè. Ma è sempre oceano dai!”.
SM: “Infatti mi buttavo e ri-uscivo”.
GQ: “Faceva la crioterapia al mare invece che in palestra. Comunque io, bagno a parte, ho fatto lo stesso: da buon isolano appena c’era un minimo di sole andavo in spiaggia. E poi una passeggiata in centro, tutti i giorni”.
SM: “Che poi il centro è a due minuti dalla spiaggia”.
Tutti cercano di giocare, sono poche le squadre che si chiudono come succede nella Serie B italiana dove devi lottare su ogni pallone
Samuele MulattieriÈ la città del ‘marisco’, i frutti di mare.
GQ: “Si pesce a volontà, ma non solo eh? Qui c’è dell’ottima carne, la ‘vaca gallega’ è spettacolare”.
SM: “E poi il ‘pulpo a la gallega’, ci siamo trovati bene anche in questo senso”.
E lo stadio?
GQ: “Beh, ci sono 28.000 abbonati, non penso di dover aggiungere altro. All’ingresso in campo l’impatto visivo è incredibile”.
E il calcio?
GQ: “Tanta qualità. E tanti giovani promettenti, lanciati subito. Forse meno fisico?”.
SM: “Diciamo meno fisico dal punto di vista della lotta, ma perché sono tutti più rapidi, la palla gira più veloce che in Italia”.
GQ: “C’è più qualità, si”.
SM: “Tutti cercano di giocare, sono poche le squadre che si chiudono come succede nella Serie B italiana dove devi lottare su ogni pallone. Qui hai più spazi, ma occhio, la palla va più veloce e devi pensare più veloce, nel confronto secco tra Serie B e Segunda qui c’è più tecnica, si nota”.
GQ: “E poi gli allenamenti sono basati tutti sul ‘rondo’ (il torello, ndr), sulla tecnica, e poi in campo te la ritrovi”.
C’è tanta cantera?
SM: “Non solo. Perché qui oltre che canterani hanno anche tanti galiziani, noi ne abbiamo 4-5, ragazzi del posto in stile Athletic Bilbao, è una bella cosa. Mi ricorda un po’ il Frosinone: anche lì eravamo tanti italiani e tanti giovani, e abbiamo vinto”.
E il super talento Yeremay? È davvero così forte?
GQ: “Si. Quest’anno nonostante la pubalgia ha mostrato grande valore. Anche Mario Soriano, cresciuto nell’Atletico. Lo vedi che hanno qualità incredibili”.
E un campionato durissimo.
GQ: “Si, lungo e competitivo. Tremendo. Abbiamo avuto la forza di vincere 5 delle ultime 6 per tiraci fuori dai playoff, un paio con reti nel finale, una battaglia. E 42 giornate! Non ti fermi mai, non c’è pausa internazionale…”.
E ora Bernabeu e Camp Nou…
GQ: “Difficile anche solo immaginarlo. Ma la cosa più importante non è per me ma per questa città e per questa gente, se lo meritano”.
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SM: “Io ovviamente ho meno certezze visto che il mio futuro non è nelle mie mani, ma comunque vada questa stagione è stata un successo. Poi si vedrà”.
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