Sulle orme dei padri: da Zidane a Conceiçao, i 7 che giocheranno il Mondiale come già fatto dai genitori
La Gazzetta dello Sport

Sulle orme dei padri: da Zidane a Conceiçao, i 7 che giocheranno il Mondiale come già fatto dai genitori

Sabato 6 giugno 2026
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I Thuram inseguono un record: Marcus campione dopo il papà Lilian

I Thuram inseguono un record: Marcus campione dopo il papà Lilian

Dal nostro corrispondente  Filippo Maria Ricci 6 giugno - 09:36 - MADRID (SPAGNA) English version

Famiglie Mondiali. Il concetto di figlio d’arte applicato alla massima competizione calcistica, e spalmato su due secoli. Inizia la ricerca e non finisce più. Appassionante, storie su storie, partendo da questa Coppa del Mondo del 2026 e andando indietro fino alla prima, a quella del 1930 quando il messicano Luis Perez diede il calcio d’inizio a questo Mondiale famigliare che nel 2026 arriva a 32 “squadre”. Tutte composte da due elementi meno una, perché la famiglia svedese degli Andersson è l’unica ad aver mandato tre rappresentanti a giocare il torneo più importante nella storia del calcio, papà Roy nel 1978, i figli Patrik nel 1994 e Daniel (6 anni in Italia tra il ’98 e il 2004) nel 2002 e nel 2006. 

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Thuram e Zidane

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Quando diciamo squadre intendiamo padri e figli che hanno disputato uno o più Mondiali. Prima rivelazione: nessuna famiglia ha vinto la competizione con i due elementi. O hanno vinto i padri, o i figli. E comunque sono pochi i vincitori, appena 6. Molto gira intorno a Francia ’98: nella nazionale di casa che alza la sua prima coppa ci sono Zidane e Thuram padre, e Djorkaeff figlio. Il papà dell’ex interista Youri, Jean, aveva giocato una partita a Inghilterra ’66. Soffermiamoci su Zizou e Lilian: nel torneo che inizia la prossima settimana avranno in campo i figli Luca e Marcus, solo che il primo difende la porta dell’Algeria, quindi è assai improbabile che possa seguire le orme vincenti del papà. Ma occhio all’interista: Marcus Thuram è già arrivato alla finale del 2022, un Mondiale nel quale ha disputato 5 partite, e pertanto i Thuram sono la famiglia che più è andata vicina all’incredibile doblete, e ora Marcus ha un’altra chance. 

nazionali diverse

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In Spagna ci sono i Reina e gli Alonso. I primi: Miguel e Pepe, entrambi portieri, entrambi riserve. Per il papà la convocazione senza minuti nel 1966, per il figlio ex Napoli addirittura 4 Mondiali, con una sola presenza e la vittoria nel 2010, come Xabi Alonso, figlio di Periko che aveva giocato nello sciagurato (per la Roja) Mundial dell’82. La Spagna fa da ponte anche all’ultimo caso dei vincitori, che è uno dei più particolari. Nel 2018 in Russia Julen Lopetegui aveva convocato Thiago Alcantara, il figlio di Mazinho che aveva vinto il Mondiale nel 1994 col Brasile. 

storie messicane

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Quello di Mazinho e Thiago (e ricordiamo che l’altro rampollo, l’ex interista Raphinha, aveva invece scelto la nazionale di papà) non è l’unico caso di cambio di maglia. La storia ci offre l’epopea di Martí e José Vantolrà: il primo giocò una partita a Italia 34 con la Spagna, il secondo quattro gare a Messico 70 con la nazionale di casa. Storia pazzesca: Martí era un catalano nato nel 1906 che ha giocato con il grande Zamora nell’Espanyol, poi è stato una colonna del Barça. Quando è scoppiata la Guerra Civile spagnola i blaugrana fecero una tournée in Messico e Vantolrà decise di restare nel Paese come esiliato. Suo figlio José è nato a Citta del Messico nel 1943, e nel 1970 è stato titolare fisso nella nazionale ospite. Siamo in Messico, restiamoci per parlare della dinastia dei Perez, come detto i primi ad avere padre e figlio al Mondiale. Tanto il padre come il figlio condividevano il soprannome, pichojos, per il tratto degli occhi, che tra l’altro era stato inaugurato dal fratello di papà Luis. Che ha avuto 4 figli, tutti calciatori ma uno solo al Mondiale: Mario giocò col Messico nel 1970, quindi al fianco di Vantolrà. 

sempre insieme

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Ecco, sono solo 3 i casi di padri e figli compagni di squadra, e la cosa ci serve per tornare ai giorni nostri. Il primo è stato quello dei charrua Montero e Forlan: Julio e Pablo giocarono insieme nell’Uruguay del 1974, i figli Paolo e Diego, lo storico difensore della Juve e uno dei pichichi del 2010, lo fecero nel 2002. L’edizione 2026 offre un’altra situazione simile: a Francia 98 nell’Argentina di Passarella c’erano il Cholo Simeone e Pablo Paz. Ora Lionel Scaloni ha convocato i loro eredi, Giuliano che a Madrid è allenato dal padre e Nico, stella del Como. 

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Maldini da record

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 Il Mondiale del 2026 allunga di parecchio la lista di padri e figli mondialisti: oltre ai citati Simeone, Paz e Zidane, chiudono il cerchio aperto dai genitori anche Chico Conceiçao, il papà Sergio disputò l’edizione del 2002, e Justin Kluivert, con Patrick in campo nel 1998. La famiglia americana Reyna ripete, ma Giovanni aveva già giocato nel 2022: arriva a due Mondiali contro i quattro del padre Claudio. E l’Italia direte voi? Abbiamo un solo caso, ed è mitico e scontato: i Maldini. Cesare ha giocato due volte a Cile ‘62, il glorioso Paolo addirittura 23 tra il 1990 e il 2002. I Maldini al momento sono la famiglia con più presenze, 25, ma il primato è messo in pericolo dai Thuram, già a 21 con 16 partite di Lilian e 5 di Marcus. E la possibilità di diventare la prima famiglia con due coppe del mondo sul camino.

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