Volandri ci crede: "Cobolli è maturo, conosce Zverev e l'ha già battuto. Sarà difficile, ma può giocarsela"
Il capitano azzurro sulla finale del Roland Garros di domani: "Flavio si giocherà le sue chance Nei grandi match mantiene sempre le promesse. Il sistema Italia funziona perché insieme al giocatore facciamo crescere coach e preparatore"
Il capitano azzurro sulla finale del Roland Garros di domani: "Flavio si giocherà le sue chance Nei grandi match mantiene sempre le promesse. Il sistema Italia funziona perché insieme al giocatore facciamo crescere coach e preparatore"
Federica Cocchi Giornalista 6 giugno - 09:04 - MILANOUn risultato imprevisto. E certamente non gradito. Filippo Volandri, capitano azzurro di Davis e a capo dello staff tecnico della federazione è ovviamente dispiaciuto per il ritiro di Matteo Arnaldi prima della semifinale. Un’occasione che il giocatore ligure si era meritato e che ha intristito anche Flavio Cobolli, arrivato in conferenza stampa insieme al compagno di squadra a cui ha detto di essere un esempio.
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"Veramente. A prescindere da come sarebbe poi andato il match, Arnaldi si era davvero meritato questa semifinale ed è un peccato che non abbia potuto viverla. Però è stato male tutta la notte precedente e non avrebbe avuto la possibilità di scendere in campo".
A parziale consolazione, Arnaldi può comunque considerare questo torneo come la certificazione di una rinascita.
"Certo, dopo aver vinto a Cagliari e raggiunto il terzo turno a Roma è andato sempre in crescendo e ha fatto un altro grande torneo. Ha ritrovato fiducia nel suo fisico, che per lui è fondamentale. Il problema al piede lo ha danneggiato molto. Se Matteo non si può fidare del suo fisico, il suo tennis ne risente. La cosa più importante è aver ritrovato fiducia nei propri mezzi. Gli abbiamo visto fare una maratona dopo l’altra, gestire il caldo con Griekspoor e le battaglie con Collignon e Tiafoe. Dal punto di vista fisico e atletico è stato fatto un lavoro straordinario e quando funziona quello, poi funziona anche la parte tecnica. Purtroppo è stato sfortunato".
Come si aspetta, adesso, la finale tra Zverev e Cobolli?
"Flavio affronta un tennista che conosce bene, con cui ha vinto e perso nelle ultime settimane e ha la possibilità di fare un grande risultato. Una finale Slam e soprattutto la prima, è sempre difficile, ma credo che Flavio potrà giocarsi le sue chance, su un campo che ormai conosce bene e su cui si sta trovando sempre meglio. Zverev farà di tutto per conquistare questo titolo, sarà una partita combattuta, interessante".
Arnaldi ha ritrovato fiducia nel suo fisico, che per lui è fondamentale. Il problema al piede lo ha danneggiato. Ora ha di nuovo fiducia nei suoi mezzi
Parliamo anche di Matteo Berrettini. Pure lui ha dovuto lasciare il campo, infortunato, però i quarti Slam sono un segnale straordinario.
"È un grandissimo campione e non lo scopriamo oggi, e da campione ha saputo gestire le risorse che aveva nel modo migliore. Poi è normale che serva un serbatoio più grande e negli ultimi tempi, con tutti gli stop avuti, non ha potuto costruirlo, ma c’è margine per crescere ancora e restare ai livelli che gli appartengono".
E Cobolli, pur con la tristezza per il ritiro dell’amico, si trova Top 10 e finalista Slam. Dove può arrivare?
"Quando l’aspettativa è alta, Flavio mantiene la promessa e questo è molto importante, è un segno di maturità. La partita con Auger-Aliassime, iniziata nella bufera di vento, è stata gestita molto bene. Con il tetto chiuso le condizioni erano particolari, il campo rallentava e lui è stato bravo ad adattarsi".
Piccoli azzurri crescono: anche Federico Cinà ha superato un turno Slam per la prima volta, come vede il suo futuro immediato?
"A Federico bisogna lasciare il tempo di crescere. Non è perché a 19 anni ha fatto bene arrivando al 2° turno Slam che bisogna aspettarsi i quarti a Wimbledon. Ogni percorso è diverso".
Parliamo un po’ di questo sistema Italia. Ormai siamo una potenza, la prova è che senza Sinner e Musetti abbiamo comunque un finalista al Roland Garros. Qual è stata la svolta?
"Credo sia arrivata circa otto anni fa, quando ci siamo resi conto che funzionavamo meglio facendo crescere i ragazzi attraverso i loro allenatori piuttosto che accentrare tutto. Tutti quei collaboratori Fitp che si vedono oggi nei box sono gli stessi che hanno iniziato allora: li mettiamo a disposizione del giocatore, ma attraverso il suo allenatore. Aiutano trasferendo esperienza e permettendo una crescita più veloce e sicura. La federazione cerca di far crescere non solo il giocatore, ma anche l’allenatore e i preparatori atletici".
È anche per questo che sempre più spesso i team dei giocatori azzurri sono quasi completamente ”made in Italy”?
"Sì, perché il ragazzo nasce con un maestro o un allenatore, ma nel 90% dei casi non ha un preparatore atletico. Noi mettiamo a disposizione un preparatore della federazione che entra nel team e lavora come collaboratore tecnico del maestro. L’obiettivo è arrivare a un’indipendenza del giocatore e del suo team".
Lei è stato giocatore e oggi è capitano. In cosa le piacerebbe migliorare come movimento e come organizzazione?
"Ampliare la famiglia per poter allargare la forbice. Abbiamo iniziato lavorando nei Future e molti si sono poi spostati verso l’alto perché i ragazzi sono stati straordinariamente bravi a crescere. Adesso vogliamo tornare ad avere dieci-undici giocatori di alto livello, con tre nei primi cento e altri tre nei primi duecento. Per farlo dobbiamo allargare la famiglia. Non è facile trovare i profili giusti, servono competenze tecniche ma anche umane. Non ci stanchiamo di lavorare per far crescere il nostro tennis".
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